LE OPINIONI

IL COMMENTO Il Napoli vince il suo quinto scudetto fuori dal campo

di Giorgio Di Dio

Inter e Napoli si sono sfidate fino all’ultimo minuto per lo scudetto nella stagione 2024-2025, con un confronto diretto anche fuori dal campo che racconta due modelli di governance molto diversi. Da un lato, l’Inter è passata sotto la gestione del fondo americano Oaktree Capital Management, con base a Los Angeles, che ha preso il controllo del club dopo l’era della proprietà cinese. Sotto la guida di Oaktree, l’Inter è diventata una delle società più sane dal punto di vista finanziario della Serie A e ha avuto la capacità di investire circa 100 milioni di euro per il mercato estivo, grazie a una gestione responsabile del debito. Oaktree sta inoltre preparando il club per una possibile futura vendita, puntando a valorizzare il patrimonio e la struttura finanziaria della società. Dall’altro lato, il Napoli rappresenta una realtà italiana tradizionale, guidata da Aurelio De Laurentiis, presidente da oltre vent’anni, che ha risollevato il club da una situazione disperata in Serie C dopo il default, portandolo ai vertici del calcio nazionale. La governance azzurra si basa su una gestione familiare e una forte identità locale, che ha garantito stabilità e continuità sportiva nel tempo.

La contesa per lo scudetto ha raggiunto l’apice nell’ultima giornata del campionato, con Napoli primo a 79 punti e Inter seconda a 78. Le combinazioni per la vittoria finale erano chiare: il Napoli avrebbe vinto il titolo con una vittoria o con un pareggio in caso di mancato successo dell’Inter. L’Inter, invece, doveva vincere e sperare che il Napoli non facesse altrettanto. In caso di arrivo a pari punti si sarebbe giocato uno spareggio in gara unica a San Siro, dato che i nerazzurri vantavano una migliore differenza reti rispetto agli azzurri. Questo spareggio si sarebbe svolto senza supplementari in caso di parità, decidendo il campione direttamente ai rigori. L’Inter non si limita a brillare sul campo da gioco, ma ha intrapreso un percorso di profonda modernizzazione anche sul piano societario, consolidando la propria struttura dirigenziale con nomine di grande rilievo che sottolineano la sua ambizione di crescita globale. Durante l’assemblea dei soci tenutasi nel febbraio 2025 allo Stadio San Siro, sono stati inseriti nel Consiglio di amministrazione due nuovi consiglieri indipendenti di calibro internazionale: Claudia D’Arpizio e Diego Gigliani. Entrambi vantano un’esperienza pluridecennale in settori strategici per il club, quali il business globale e il lusso, elementi chiave per rafforzare il profilo commerciale e operativo dell’Inter in uno scenario sempre più competitivo.

La filosofia a societaria dell’Inter lega la performance sportiva a una governance innovativa e professionale. In pratica l’eccellenza tecnica sul campo va a pari passo con competenze manageriali di alto livello per trasformare la squadra in un club moderno, capace di competere nel panorama internazionale. La sfida fra Inter e Napoli nel 2025 ha rappresentato non solo una battaglia sportiva, ma anche un confronto emblematico tra due modelli di gestione: da un lato, un club globalizzato e finanziariamente strutturato guidato da un fondo internazionale impegnato a garantire sostenibilità e crescita; dall’altro, una società gestita in modo tradizionale, orgogliosamente italiana, con una presidenza stabile e radicata sul territorio. Il confronto tra Inter e Napoli mette in luce due realtà molto diverse nella gestione, ma accomunate da sfide simili per quanto riguarda le infrastrutture sportive. Da una parte, l’Inter si trova a fronteggiare da anni uno stallo sul fronte dello stadio. Il dibattito intorno alla costruzione di un nuovo impianto o al rifacimento del Meazza si protrae senza una soluzione concreta, complicato da iter burocratici e dall’onere dei costi. Senza un moderno stadio all’altezza degli standard europei, il club fatica a incrementare i ricavi e a garantire ai tifosi un’esperienza all’avanguardia, come ormai avviene nei principali club continentali. Sappiamo, però, che il progetto di realizzazione del nuovo stadio a Milano è stato già affidato allo studio Foster + Partners. Tutto lascia intravedere una svolta: il nuovo impianto, previsto per il 2030 nell’area di San Siro accanto all’attuale Meazza, sarà un modello di innovazione e sostenibilità, mantenendo il Meazza come polo museale e commerciale.

Sul versante opposto, il Napoli si ritrova vincolato a uno stadio datato, lo Stadio Diego Armando Maradona, che necessita di interventi profondi per l’ammodernamento. Il presidente De Laurentiis ha più volte espresso il desiderio di un nuovo stadio, ma la città e il club devono ancora decidere se ristrutturare l’impianto esistente o abbatterlo per costruirne uno nuovo, possibilmente nel quartiere Bagnoli, un’area strategica per lo sviluppo futuro del club. Questa indecisione blocca l’investimento e rallenta la possibilità di offrire agli spettatori un ambiente più confortevole e funzionale, fattori ormai indispensabili per la crescita commerciale nel calcio moderno. Sebbene Inter e Napoli rappresentino due modelli organizzativi e culturali molto differenti, entrambi si trovano a dover affrontare la necessità imprescindibile di rinnovare le proprie sedi sportive per restare competitivi a livello internazionale e migliorare l’esperienza dei propri tifosi. Il mondo del calcio non può più basarsi solo sulle partite: club e stadi devono offrire esperienze che vadano oltre il semplice gioco, puntando su eventi, spettacolo e servizi. Stadi moderni vengono utilizzati tutto l’anno, ospitando concerti, fiere e altri appuntamenti per generare nuovi guadagni.

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La ultraventennale gestione di De Laurentiis è stata improntata fin da subito alla sostenibilità economico-finanziaria. Il bilancio al 30 giugno 2024 indica disponibilità liquide per 210,5 milioni e di conseguenza una posizione finanziaria netta positiva per 135 milioni. Solo dal 2020 al 2024 sono state conseguite plusvalenze per oltre 300 milioni. Dopo la cessione a gennaio 2025 di Khvicha Kvaratskhelia al Psg per 75 milioni, ora si è concretizzata anche quella di Victor Osimhen con un ricavo simile. Ora però Aurelio De Laurentiis sta effettuando investimenti molto superiori rispetto al passato per rinforzare il Napoli. Sembra che qualcosa sia cambiato e che voglia che il Napoli resti stabilmente tra i grandi club. Perché, se è vero che il Napoli il quinto scudetto fuori dal campo l’ha già vinto non sarebbe male se vincesse anche quello in campo.

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