IL COMMENTO Il nostro ospedale, un fiore all’occhiello

DI GIUSEPPE AMALFITANO
Ho letto con autentico piacere e, lo ammetto senza esitazione, con un senso profondo di orgoglio, la notizia dell’intervento “salvavita” eseguito pochi giorni fa presso l’Ospedale Rizzoli. È una di quelle notizie che non si limitano a informare, ma che invitano a riflettere, a guardarsi indietro e a misurare la strada percorsa. Non posso fare a meno, infatti, di tornare con la memoria a circa cinquant’anni fa, quando iniziai la mia esperienza come assistente medico. Allora, un intervento di questo tipo sarebbe stato considerato non solo complesso, ma addirittura impensabile, qualcosa che apparteneva più alla fantascienza che alla pratica clinica quotidiana. E invece oggi è realtà. Questo, da solo, dice moltissimo. Ricordo bene quando quella struttura veniva definita, con un misto di affetto e ironia, “l’ospedale da campo”. Era un modo per descriverne i limiti, certo, ma anche per riconoscere lo spirito con cui si lavorava: si faceva il possibile, spesso anche di più, in condizioni non sempre ideali. Oggi, guardando a ciò che è diventato, non si può che riconoscere una crescita costante, paziente, costruita giorno dopo giorno. L’ospedale è maturato, si è rafforzato, fino a diventare un punto di riferimento importante per tutta l’isola. E questo non solo rassicura gli isolani, ma restituisce dignità e valore a una storia fatta anche di momenti difficili, di critiche, di incomprensioni, talvolta persino di ingiusti attacchi.
In momenti come questo, mi piace pensare che anche il Angelo Rizzoli, che volle fortemente la costruzione e la donazione di questo ospedale all’isola d’Ischia, avrebbe provato una grande soddisfazione. Ebbe una visione lungimirante: comprese che un turismo di qualità non poteva prescindere da un sistema sanitario efficiente e affidabile. Oggi possiamo dire che quella intuizione si è rivelata giusta. L’ospedale che porta il suo nome è diventato una realtà solida, capace di rispondere con competenza anche alle sfide più complesse. E allora il mio pensiero va anche al futuro. Mi auguro che chi avrà la responsabilità amministrativa del territorio, a partire dal prossimo sindaco di Lacco Ameno, sappia custodire questa struttura con attenzione, rispetto e amore. Perché un ospedale non è solo un edificio o un insieme di reparti: è un presidio di civiltà, un luogo in cui una comunità misura il proprio grado di umanità. Infine, sento il bisogno di rivolgere un pensiero sincero a questi medici di oggi, che con affetto mi viene da chiamare – usando un’espressione cara alla nostra tradizione – i nostri “nipotini sanitari”. Sono loro che, con competenza e dedizione, stanno dimostrando quanto sia stato prezioso il lavoro di chi li ha preceduti. In qualche modo, stanno restituendo orgoglio a un’intera categoria, cancellando con i fatti le amarezze del passato. Li ringrazio, quindi, non solo a titolo personale, ma idealmente anche a nome di tutti quei medici che hanno lavorato prima di loro e che oggi non sono più tra noi. E mi piace immaginare che, almeno per un momento, tutta l’isola sappia ritrovarsi unita, superando divisioni e polemiche, per rivolgere a questi professionisti un applauso sincero. Un applauso semplice, ma carico di significato, che dica con chiarezza: bravi.





