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LE OPINIONI

IL COMMENTO Il Paese ascolti il grido d’allarme che arriva dalle isole

Diciamoci la verità, bisogna proprio amarlo tanto questo nostro Paese Italia, travolto ogni giorno dalle polemiche, dai contrasti interni, dalle chiacchere e dal mancato decisionismo. Un Paese che si avvicina all’elezione del Presidente della Repubblica senza un minimo di raziocinio, senza coesione, tra l’indifferenza dei cittadini, la cui attenzione, da quasi due anni è stata dirottata tutta sul mostro Covid. La battaglia tra chi crede nella Scienza e i cosiddetti No-Vax, le filippiche dei tanti virologi, veri o presunti, che si alternano sulle Tv nazionali manco fossero starlet in cerca di gloria e visibilità. Gli interessi politici che muovono parte di una stampa scarsamente obiettiva, schierata e poco incline alla verità. Decreti che si susseguono, senza produrre gli effetti sperati, che nascono più per compromessi tra le parti che nell’interesse dei cittadini. Uno scenario di grave imbarazzo, che sta segnando questa seconda fase della crisi pandemica. Non è dato di sapere se quella che stiamo vivendo sia la terza, la quarta o la decima ondata. Quello che appare evidente è che per la seconda volta, dall’inizio della pandemia, l’economia italica rischia di pagare in maniera pesante e questa volta irreversibile le conseguenze di uno scenario insostenibile. I dati forniti da Confesercenti, in questi giorni, sono allarmanti e preoccupanti almeno quanto quelli sanitari.

Le prospettive delle imprese del turismo, del commercio e dei pubblici esercizi sono tutt’altro che rosee. Ischia e Procida, così come tutte le località turistiche della regione, non possono che guardare con preoccupazione a quanto sta accadendo e non è detto che non si possa chiedere da parte degli Enti locali, con forza, un’inversione di tendenza, anche rispetto al modo in cui la stessa comunicazione sta gestendo l’intero fenomeno Covid. Non è un caso che in questi giorni si stia parlando di “modello Spagna”, dove si sta decidendo di ridurre le informazioni sull’andamento dei contagi, evitare il martellamento mediatico sul contagio, che contribuisce ad alimentare paure e psicosi e provare a convivere con il virus, con l’obiettivo di salvare l’economia del Paese. Ischia, per restare alle cose di casa nostra, ha vissuto un periodo post estate di graduale ripresa, lenta e faticosa, ma sulla quale è stato investito un potenziale importante in vista della prossima stagione che non può e non deve essere sciupato.

Le nuove restrizioni, i decreti, la paura di nuove chiusure stanno facendo ripiombare interi settori nel marasma e nella depressione. Le recenti festività natalizie sono state per le isole del golfo un primo campanello d’allarme. Eventi disdetti, appuntamenti saltati, flusso di turisti inferiore alle attese. Anche Capri, da sempre meta preferita da tanti italiani, tra Natale e Capodanno, ha patito una pesante inversione di tendenza. Uno scenario che potrebbe indurre tanti operatori alla definitiva resa. Ecco perché bisogna amarlo proprio tanto questo Paese, per non gettare la spugna e avere, invece, la voglia e la forza di rimboccarsi continuamente le maniche, di lottare, cercare soluzioni e vie d’uscita da un tunnel lungo e buio. Il tempo per evitare un nuovo tracollo non è tanto. Tra qualche mese sarà Pasqua, porta d’accesso alla stagione estiva. Sarà necessario che Ischia si faccia trovare pronta e sarà obbligatorio per Procida non sprecare l’occasione che la storia le ha concesso, nominandola Capitale della Cultura nel mondo. Capacità organizzativa, misure di sicurezza, gestione dell’emergenza diventano priorità imprescindibili per salvare il salvabile. Dalle isole del golfo parte quindi un grido d’allarme e una richiesta d’aiuto, che il Governo sarà obbligato a tenere in considerazione. Un ulteriore passo indietro, rispetto al già tortuoso cammino che si è fatto in questi mesi, potrebbe essere fatale.

* DIRETTORE “SCRIVONAPOLI”

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