LE OPINIONI

IL COMMENTO Il Pio Monte e quel picnic mancato

Dietro una ferita che sanguina ancora, c’è una storia che aspetta di essere scritta, e i buoni propositi ci sono tutti. Aspetta da troppi anni il Pio Monte della Misericordia, ha attraversato alluvioni e terremoti e non si è mai mosso, con la pazienza di Giobbe ha saputo attendere il suo momento. Una firma che vale tutto questo tempo in cui pazientemente ha vissuto nel dimenticatoio, nel degrado. Un passaggio necessario che segna la trasformazione di un rudere in risorsa di sviluppo e speranza, capace di accompagnare la comunità lungo il difficile cammino della ricostruzione. Ed è proprio grazie alla ricostruzione che si è avviato il primo passo qualche mese fa, quando il commissario straordinario Giovanni Legnini ha firmato il decreto con cui venivano trasferiti al Comune di Casamicciola Terme 4,5 milioni di euro, a cui si aggiungevano gli oneri fiscali e di rogito. Risorse necessarie, e finalmente disponibili, per consentire all’amministrazione comunale di acquisire il Pio Monte e di avviare un nuovo capitolo della sua storia. Il provvedimento faceva seguito all’Ordinanza speciale n. 11 del 23 aprile 2025, che già conteneva la volontà di recuperare il complesso come parte integrante della strategia di ricostruzione post-sisma e post-frana.

Ma ritornando al Pio Monte della Misericordia ma la conoscete la sua storia, quella di qualche centinaio di anni fa? “Fu al principio del seicento che un gruppo di nobili napoletani si riunì per fondare una Confraternita, alla quale diede il nome di «Monte della Misericordia», secondo la tradizione un picnic, organizzato nell’anno 1601 in un giardino di Posillipo, avrebbe dato il primo impulso alla sua fondazione: ciascun componente di una compagnia di nobili doveva contribuire alla piccola festa campestre, ma il giorno stabilito pioveva a dirotto; il giorno seguente era venerdì, e i nobili, non volendo mangiare le pietanze di carne già preparate stabilirono di portare tutto ai poveri dell’Ospedale degli Incurabili. Alcuni dei cavalieri vi andarono di persona e furono talmente impressionati dalla gioia e dalla gratitudine di quei poveri ammalati, che decisero di ripetere la visita anche il venerdì successivo. Comunque è certo che, in quell’anno, sette nobili napoletani cominciarono ad andare, ogni venerdì, al detto Ospedale per portare cibi e rinfreschi ai poveri e per confortarli, nello stesso tempo, spiritualmente. Per quanto graziosa sia la storiella del picnic guastata dalla pioggia, questo movimento altruistico, naturalmente, ha delle radici più profonde. Se vediamo, al principio del Seicento, nobili questuari per le strade di Napoli e sacrificarsi per i più poveri, conseguenza del movimento spirituale che si propagò per tutta l’Europa verso la fine del Cinquecento”. Si pensò allora di beneficiare Casamicciola con un’opera maestosa, era il 19 gennaio 1604, allorchè Carlo Caracciolo, come Governatore dell’opera degli infermi, fece tale proposta e incaricò nella stessa seduta, Cesare Sersale di studiare sul posto tutte le relative circostanze. Accompagnato da Carlo Caracciolo e Giambattista Severini, da medici, architetti e muratori, Cesare Sersale, si recò ad Ischia, dove la Commissione si convinse che il posto migliore per una tale costruzione fosse un terreno di fronte alle sorgenti del Gurgitello, situato sotto una certa Casa Barbieri.

La Consulta consentì a questa proposta e stabilì cosi, per quasi 280 anni, il posto di questo importante stabilimento, che poi il terremoto del 1883 ridusse ad un cumulo di rovine”. Dopo il terremoto che sconvolse il volto di Casamicciola e spazzò via la favola del paese ridente, il Pio Monte della Misericordia fu ricostruito, nel 1895, anche in segno di rinascita per la cittadina termale ed ha funzionato perfettamente fino al 1973. Un filo invisibile dal 1604 ad oggi ripercorre lo scopo per cui è stato fondato il Pio Monte della Misericordia, con il principio di dare sollievo, ho ricercato questi scritti, di Paolo Buchner “Il termalismo sociale a Casamicciola agli albori del seicento “, pubblicati nel primo volume di “Ricerche Contributi e Memorie” del Centro di Studi su l’isola d’Ischia. All’ingresso dell’ospizio sullo stemma si leggevano le lettere “ FA E O G “, Fluunt ad eum omnes gentes” è una frase latina che significa “Tutte le genti affluiscono a lui” ed è un passo tratto dal libro del profeta Isaia nella Bibbia. La frase è il motto della Congregazione della Missione di Napoli e si trova sulla facciata del Monte delle Sette Opere della Misericordia . E’ giunta l’ora di vederlo rifiorire, e riemergere dalle tenebre in cui era calato. Si chiude finalmente una vicenda che si trascinava da troppo tempo, consegnare oggi il Pio Monte al Comune significa anche offrire nuove prospettive di crescita e sviluppo a Casamicciola e all’intera isola. E un passaggio che si colloca nel solco della missione che il Pio Monte porta avanti da oltre quattro secoli, quella di mettere i propri beni e le proprie risorse al servizio della comunità, di dare un po’ di serenità e di pace a tante famiglie che per forza maggiore hanno dovuto sradicare le loro radici, e perdere ogni riferimento di appartenenza, il Pio Monte della Misericordia saprà accoglierle, saprà consolarle e non spezzerà mai quel filo invisibile nato da un picnic di tanti anni fa.

Articoli Correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Pulsante per tornare all'inizio