LE OPINIONI

IL COMMENTO Il presepe vivente nella stanza dei bottoni

DI ANTIMO PUCA

Il presepe vivente, la storica rappresentazione natalizia, si trasferisce tra le stanze dei palazzi comunali. Qualcuno suggerisce che qualche sindaco potrebbe ricoprire l’ambito ruolo di San Giuseppe, figura centrale, silenziosa ma determinante. Altri immaginano qualche sindaco con la figura di Melchiorre, uno dei tre Re Magi, colui che portò l’oro, simbolo di regalità e ricchezza. Un ruolo che “calzerebbe a pennello”. Per le figure femminili, notoriamente le più ambite, le proposte non mancano. Dalle consorti dei sindaci alle suocere, passando per tutte quelle che durante le campagne elettorali si battono il petto in nome della tradizione, della cultura e dell’identità cittadina.

No Pini. No Party. Del resto, se il presepe è anche rappresentazione della comunità, perché non attingere direttamente dalla cerchia del potere? Le Amministrazioni Comunali dovrebbero/potrebbero dare vita alle ambientazioni della Betlemme antica attraverso mestieri, scene di vita quotidiana e ricostruzioni storiche. Senza di loro il presepe rischia di ridursi a una passerella statica, più simile a un’esposizione museale che a una rievocazione viva e partecipata.

Consiglieri comunali si stracciano le vesti e gridano all’attacco alle tradizioni. Alla cacciata di Gesù Bambino dall’isola. Mentre qualche assessore se ne va in giro con la slitta di Babbo Natale e pretende di ergersi a paladino delle tradizioni.

Qualcuno di destra dimentica che quella nascita non è quella di un bambino qualsiasi. E qualcun’altro di sinistra dimentica che quel bambino è pur sempre un bambino. Il “sacro” dovrebbe interessare anche la destra e l’”umano” dovrebbe interessare anche la sinistra. Dovrebbe. Maaa, diciamolo. L’imbroglio è la colpa. Colpa, nel senso che qualche politico annuncia un messaggio che mischia, confonde, sovrappone Dio e l’uomo. Il cielo e la terra. Lassù e quaggiù. Non ci si capisce nulla. Proprio a Natale, a chi guarda il cielo, i pastori,appaiono degli angeli, che, come noto, hanno il loro indirizzo lassù. I quali angeli raccomandano di guardare la terra. Una stalla per la precisione. E, al contrario, a coloro che si lascerebbero commuovere a coccolare quel Bambino, gli si dice che “viene dal cielo”. Una imperdonabile confusione. Per cui si capisce che una destra molto devota guardi al bambino ma non sappia molto delle sue lontane origini celesti. Non ne parla, infatti, come è giusto che sia. E si capisce anche che la sinistra prenda atto che quel Bambino non riguarda gli atri dei Comuni. Affari loro e affari vostri, se volete che siano vostri.

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Conclusione: nessuno prende sul serio la confusione di cielo e terra. Lo sapevamo questo, noi, (cred…uloni), che di quella confusione facciamo l’oggetto stesso delle nostre azioni.

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Il presepe vivente non si improvvisa. Si costruisce nel tempo, alimentando fiducia, entusiasmo e senso di appartenenza. Tutti elementi che le troppe polemiche e la troppa confusione progressivamente erodono. Alla fine, la realtà presenta il conto. Confusione e proteste spingono le amministrazioni a fare un passo indietro. Ma il passo indietro arriva tardi. E l’isola d’Ischia rischia di avere/essere un presepe senza popolo, simbolo perfetto di una gestione che sottovaluta il valore della partecipazione e ne paga le conseguenze.

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