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LE OPINIONI

IL COMMENTO Il ruolo strategico dell’Italia come gas hub

DI ANGELO D’ABUNDO

Già in due precedenti occasioni, proprio su questo giornale, ho avuto l’opportunità di illustrare quali criticità e prospettive si presentavano per l’Italia in relazione all’approvvigionamento di gas. La prima fu a inizio 2015, quando con un articolo dal titolo “Il Nord Africa non ci da solo i migranti”, illustrai i positivi impatti anche per l’Italia della scoperta da parte Eni, al largo della costa egiziana del grande giacimento gas di Zohr. Evidenziai, in quella occasione, come “dal punto di vista economico e strategico questa scoperta conferma e rafforza il ruolo dell'Italia nel Nord Africa e in Egitto, dove Eni è presente dal 1954, sin dai tempi del suo fondatore Enrico Mattei ed è il primo produttore di idrocarburi. La scoperta di Zhor può contribuire in maniera sostanziale alla copertura della crescente domanda interna egiziana ed al contempo rilanciare il ruolo dell’Egitto come paese esportatore, attraverso la riutilizzazione degli impianti di liquefazione di Damietta ed Idku sulla costa mediterranea ed il gasdotto di collegamento con Israele, Giordania, Siria e Libano, infrastrutture attualmente poco o per nulla utilizzate per acclarata carenza di gas.

Conosco molto bene tutta la problematica per essermene direttamente interessato fin dal 1994 e per aver gestito dal 2003, in qualità di Amministratore Delegato di Union Fenosa Gas (50% Eni), la realizzazione e la gestione dell’impianto di liquefazione di Damietta, il cui gas liquefatto destinavamo principalmente alle nostre attività commerciali in Spagna. Il fatto che questo impianto di Damietta sia in grado di riprendere le operazioni non appena il nuovo giacimento entrerà in produzione è di enorme importanza strategica anche per l’Italia, perché potrà importare con le navi metaniere gas liquefatto contribuendo alla diversificazione degli approvvigionamenti la cui affidabilità è oggi fortemente condizionata dalle crisi in Ucraina e Libia. Elemento ancora più importante è che nel sito di Damietta esteso 1.200.000 mq si possono realizzare altri due impianti simili all’esistente”. Rispetto alla situazione del 2015 l’impianto di Damietta, grazie alla produzione di Zhor, ha ripreso a produrre raggiungendo la capacità di progetto.

Rispetto a quello scenario l’accordo firmato il 15 giugno al Cairo tra Egitto, Israele ed Unione Europea rappresenta un significativo passo avanti. Bisogna considerare infatti, anche le significative riserve di gas scoperte lungo la costa del Mediterraneo Orientale (Israele, Cipro, Libano) con un potenziale di esportazione a regime di circa 20 miliardi di mc/anno. L’altra occasione è stata quella del 10 marzo scorso quando, pochi giorni dopo l’inizio della drammatica invasione dell’Ucraina, nel mio articolo “Il Gasdotto della Fratellanza (BROTHERHOOD PIPELINE), esprimevo l’auspicio che “come la cultura non isola così i gasdotti uniscono i paesi attraversati facilitando anche il superamento dei tragici conflitti presenti, passati e futuri”. Purtroppo, quell’auspicio non si è verificato perché, dopo più di quattro mesi, questa atroce ed assurda guerra continua, anche se, paradossalmente, il Gasdotto della Fratellanza continua a trasportare gas dalla Russia attraverso l’Ucraina all’Europa ed all’Italia. L’impatto maggiore più che sui volumi di gas si è avuto sul prezzo, dove l’indice TTF (Title Transfer Facility), che rappresenta un mercato virtuale per lo scambio del gas naturale con sede in Olanda e costituisce uno dei principali mercati di riferimento per lo scambio del gas in Europa, ha registrato un enorme incremento dovuto, inizialmente alla ripresa della domanda mondiale e successivamente alle tensioni alimentate dalla guerra. Il grafico del TTF nell’ultimo anno espresso in €/MWh offre una chiara visione di quanto sta accadendo e fa capire quanto sia importante poter ottenere quell’accordo sul tetto del prezzo del gas ripetutamente richiesto dal governo italiano.

Questo sensibile aumento del gas si riflette purtroppo anche sul prezzo dell’elettricità, essendo la maggior parte dell’elettricità prodotta con turbine alimentate a gas. In quell’articolo del 10 marzo sottolineavo che “l’approvvigionamento di gas del mercato italiano, seppur dipendente per quasi un 40% dal gas russo, vede una situazione di diversificazione delle fonti via gasdotto anche da sud (Algeria, Libia); da est (Azerbaijan) e dai produttori del Nord Europa attraverso la Svizzera. L’Italia, sotto questo profilo, ha una situazione migliore di tanti altri paesi europei. Il vero limite, purtroppo, è rappresentato dalla insufficienza degli impianti di rigassificazione, la cui realizzazione è stata sempre fortemente contestata dalle popolazioni interessate ai potenziali insediamenti dei terminali e ciò rende problematica una sostanziale riduzione della dipendenza dal gas russo a breve termine”. A distanza di tre mesi le prospettive sono comunque sensibilmente migliorate in virtù dei recenti accordi con Algeria, Egitto, Israele, Norvegia, Qatar, Congo, Angola e Mozambico. Attualmente le importazioni di gas russo sono calate drasticamente in virtù dell’aumento dei volumi da tutte le altre fonti di approvvigionamento. L’andamento dei volumi orari in milioni di mc/h nella giornata del 25 giugno evidenzia che le importazioni dall’Algeria si mantengono stabilmente al primo posto, mentre quelle dalla Norvegia si incrementano notevolmente, permettendo un significativo e confortante aumento dei volumi destinati allo stoccaggio.

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Analizzando la rete dei gasdotti, che collegano l’Italia ai paesi produttori, si nota chiaramente che l’Italia, posta al centro del Mediterraneo, potrà rivestire il ruolo di hub strategico per il gas sempre che integri l’attuale dotazione di impianti di rigassificazione. Ne servirebbero almeno altri 2. L’opzione più praticabile è quella delle Unità galleggianti di stoccaggio e rigassificazione (Floating Storage and Regasification Units = FSRU), che costituiscono una soluzione affidabile ed a basso impatto ambientale. L’elemento più delicato è, come sempre, raggiungere un accordo con le popolazioni interessate e le autorità locali. Paradossalmente la Penisola Iberica, collegata via gasdotto solo con l’Algeria e con una modesta capacità di stoccaggio sotterraneo, disponendo di molti impianti di rigassificazione, sia sul mediterraneo che sulla costa atlantica, non ha criticità nell’approvvigionamento ed ha costi più bassi rispetto all’Italia.

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