LE OPINIONI

IL COMMENTO Il sassolino nello stagno

Qualche giorno fa ho lanciato un “sassolino nello stagno” sul mio profilo facebook esternando il seguente pensiero: “Sto provocando con alcuni articoli sul quotidiano Il Golfo il sindaco di Lacco Ameno Giacomo Pascale. Ha fatto una campagna elettorale vincente e immesso in molti giovani un concetto raro. Libertà. Mi sono chiesto se Pascale possa invertire una rotta peraltro percorsa anche da lui in precedenza. Quella del clientelismo e della mediocrità del sistema in atto nella maggior parte degli amministratori isolani. Voi cosa ne pensate?”. Sono sincero, dinanzi ad una tale provocazione mi aspettavo che molti elettori dell’attuale sindaco Lacchese sarebbero stati felici per l’appello-invito indirizzato al loro riferimento politico dalla stampa locale per iniziare a lavorare nell’ottica di trovare qualche soluzione all’aberrante situazione amministrativa che si sta verificando in un’isola sempre più allo sbando. Invece il post ha ricevuto una risposta davvero tiepida, addirittura modesta.

E analizzando i commenti c’è decisamente da riflettere. Uno mi dice che la proposta è bizzarra e due che sono un illuso a fare una proposta del genere. Cosa deduco da tutto questo? E’ presto detto. Primo, aver sprecato per oltre 40 anni in più di duemila articoli pubblicati sulla stampa locale molto tempo della mia esistenza. Secondo, che mi dispiace di non aver capito l’indole dei miei concittadini che indifferenti pensando solo a se stessi, in maggioranza, sono stati complici dei cattivi amministratori da quando è finita la seconda guerra mondiale fino agli ultimi tempi. Tentare di cercare qualche persona che guidi il cambiamento è praticamente impossibile e la cosa brutta che a pensarlo siano i cittadini.

Un mio amico mi ha consigliato due cose. In primo luogo mi ha voluto ribadire che soltanto con una rivoluzione culturale tra i cittadini risiede la possibilità di ottenere qualche cambiamento. La seconda è che un giornalista deve continuare a scrivere quel che pensa con la speranza di far crescere in qualche lettore l’idea che lui stesso dovrebbe avviarsi su una strada diversa da quella percorsa fino a quel momento. Cinquanta anni profusi tra impegno politico e civico, invero non hanno prodotto che piccole cose e di questo devo prenderne atto e farmene una ragione.

Alla fine del 1700 giunse sull’isola un prete irlandese che nei suoi scritti ci definì primitivi perchè nella sosta sull’isola assistette a tantissimi omicidi. In due secoli e mezzo siamo passati dagli omicidi ad essere il tribunale in Italia con più cause in atto. Perché dovrei scoraggiarmi. I cambiamenti sono stati positivi. Tra secoli forse la nostra gente migliorerà ancora. L’isola in fondo è reduce da qualcosa come sessant’anni di benessere. Ora si avvia ad attraversare un periodo nero chissà per quanto tempo. Tutto per non voler razionalizzare e promuovere iniziative d’insieme.

A 83 anni vissuti, anche in giro per il mondo, mi ero illuso di dare una mano alla mia gente.

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Continuerò a farlo perché non ho nessuna intenzione di arrendermi.

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E anche perché credo ancora nell’essere umano.

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