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LE OPINIONI

IL COMMENTO Il Sindaco d’Ischia e i politologi da bar

Domenica scorsa il Golfo ha intervistato il Sindaco d’Ischia, Enzo Ferrandino. C’è una frase, da lui detta, che risulta fuori posto e che stona, tenuto conto che il Sindaco, al di là di tutto, è una persona educata e formalmente corretta. La frase è: “La verità è che invece di fare i politologi al mattino sotto ai bar, dovremmo cercare di fare la nostra parte”. Non so con chi ce l’avesse il Sindaco, ma è stato capace di riassumere, in una sola frase, un cumulo di contraddizioni. Vediamole: proprio lui che appartiene ad un’operosa famiglia che da decenni gestisce un bar, non dovrebbe ignorare che la funzione di un bar è anche quella di favorire la socialità, l’incontro, il confronto, la joie de vivre, davanti ad una fumante tazzina di caffé. Ignora il Sindaco che soprattutto lì dove languono le sedi istituzionali di confronto, perché l’amministrazione pubblica ormai si riduce a soliloqui in diretta facebook, e i partiti non hanno più una sede fisica, si avverte la necessità, per i cittadini, di confrontarsi liberamente ad un tavolo da bar. Certo, chi è in età lavorativa, deve quotidianamente adempiere innanzi tutto ai propri doveri e alle proprie funzioni nell’attività intrapresa, talché, al tavolino del bar, può e deve accedere solo nei giorni festivi. Ci sono poi quelli che, avendo raggiunto l’età pensionabile, possono riunirsi più spesso e dedicare più tempo alla discussione. Al bar, si può discutere di calcio o della qualità del caffé o anche di donne, e questo fa parte del “loisir”, del piacere. Ma si può anche discutere dei problemi del paese. E’ quest’ultimo aspetto che disturba il Sindaco?

Purtroppo, l’intervista è uscita proprio nel giorno drammatico in cui il paese prendeva atto dell’improvvisa morte dell’amico Mizar. Uno di noi, il più vivace di noi. Ove per “noi” intendo indicare proprio il nucleo di un gruppo pensante che si confrontava quotidianamente sui problemi del paese. Da dove volete che nascessero i “Sottotiro” di Mizar, se non dalla lettura dei giornali, dallo sguardo ai telegiornali, da una sbirciata a Facebook e da un confronto serrato al bar con gli amici di sempre: oltre a Mizar e me, Benedetto Valentino, Gigetto Cesareo, Giovanni D’Amico, Angelo D’Abundo, Gabriele e Gianluca Trani, Peppino Mazzella, a volte Almerico Di Meglio, Celestino Vuoso, Lello Pilato,Silvano Amalfitano, Gino Di Meglio, Gino Sellitti, Graziano Petrucci, Adriano Esposito e tanti altri che si alternavano. Non so se il Sindaco considerasse anche questo nucleo “politologi da bar”. Se così è, ha pensato erroneamente che fossimo tutti interpreti delle “baruffe chiozzotte” di goldoniana memoria o addirittura che scadessimo al livello del “ mercato del pesce” che si verifica invece nell’ambiente politico amministrativo. Fatto sta che proprio Mizar che, tra noi, era quello che nutriva più speranza nella capacità di “ravvedimento operoso” dell’amministrazione comunale, che credeva in una svolta virtuosa che si sarebbe verificata, prima o poi, nel modo di concepire il futuro del Paese, fatto sta che proprio domenica, veniva pubblicato “I cittadini 10” su Il Golfo, decima puntata in cui Mizar, scoraggiato dal continuare a rivolgersi inutilmente alle autorità pubbliche, aveva deciso di rivolgersi direttamente ai cittadini.

Credo di aver contribuito a questa svolta, in quanto ogni volta che mi chiedeva che cosa si potesse fare per salvare il paese, gli rispondevo che se non si parte da una “rieducazione civica” della società, continueremo ad avere una classe politica e dirigenziale che è esattamente lo specchio di una società che langue. E si badi bene che “langue” nello spirito e nelle idee, ben prima che languire economicamente. E la dimostrazione che Mizar avesse imboccato la strada giusta nell’abbandonare gli appelli agli amministratori, rivolgendosi direttamente ai cittadini, l’abbiamo avuto con la sua morte. Ha avuto un riconoscimento popolare che lui stesso non osava immaginare. Anzi, mi confessava un suo timore, non confessato ad altri: la preoccupazione di non essere abbastanza stimato dai suoi concittadini. E’ questa preoccupazione che lo spingeva, negli ultimi tempi, a sottolineare, nei suoi articoli, tutto quello che di buono aveva costruito o tentato di costruire nella sua vita. Gli consigliavo di attenersi ai fatti e di non soffermarsi sulle vicende personali, di mantenersi distaccato dagli eventi, come usano i giornalisti anglosassoni. Ma lui diceva di essere stufo di non essere valutato per quel che valeva. Si sbagliava, e purtroppo non ha potuto verificare da vicino l’affetto e la stima da cui era circondato. Ma resta un quesito, che mi pongo anch’io che sono ancora in vita e mi piacerebbe avere una risposta: perché gli mancavano i “like” che si aspettava, perché la gente non manifestava pubblicamente il consenso ai suoi scritti e alla sua azione? Il consenso palese lo avrebbe gratificato e reso felice (lo era,ma lo sarebbe stato di più)?

Discorso diverso dobbiamo fare sulla presenza e sulla partecipazione di politici e amministratori ai funerali di Mizar. C’erano Giosi Ferrandino, Gianluca Trani, Giacomo Pascale, Francesco Del Deo, Lello Pilato, Cesare Mattera, Franco Iacono, Vito Iacono, ma mancavano amministratori e consiglieri del Comune d’Ischia ed è mancato un manifesto dell’amministrazione comunale. Mi fermo qui, in quanto – al cospetto della morte di un caro amico – deponiamo ogni tentazione polemica . Non ci sottraiamo,però, al desiderio di sottolineare la grande sensibilità e signorilità di un manager che già stimavo, Pierluca Ghirelli ma che, col manifesto di lutto dell’EVI dedicato a Mizar, ha volato alto, molto più in alto di uccelli troppo grassi che rimangono a volare ventre a terra. Ebbene sì, avevamo, noi del Golfo, in animo di organizzare un Convegno sul futuro socio-economico dell’isola d?Ischia, Mizar, come al solito, mi aveva già inviato una mail, nella quale diceva di voler evitare di elencare, ancora una volta, i mali di Ischia che – ormai – conosciamo a memoria e che era il caso di concentrarsi sulle soluzioni ai problemi più emergenti. Mi aveva scritto: Stabilito che il Comune Unico per ora non decolla, bisogna almeno accorpare i servizi. Il CISI potrebbe essere la società che può svolgere il servizio isolano della spazzatura, dell’acqua e del controllo dell’ambiente, supportato da un Comando Vigili Urbani unificato”. E chiudeva, come sempre, con il quesito: “Che ne pensi”? Ne penso bene. Gli avevo, però, anticipato una mia idea: quella di non tentare di indicare una soluzione per ciascuno dei problemi esistenti. Anche questo rischierebbe di “diluire” nel troppo detto, la soluzione da adottare. Io prenderei in esame un solo comparto economico vitale della nostra isola e lo sviscererei per intero e indicherei la soluzione, convinto che, una volta esaminato un settore e trovato la soluzione per esso, scaturirebbe – per logica ed analogia – la soluzione per tutti gli altri comparti. Io concentrerei l’attenzione sul settore alberghiero e dell’accoglienza in genere, con la contro faccia del corrispondente mondo del lavoro dipendente alberghiero. State sicuri che se saremo capaci di capire gli errori commessi in questo settore e capaci di instaurare il giusto equilibrio tra le esigenze degli imprenditori e quelle dei lavoratori, senza mortificare nessuna delle parti, avremo indicato la strada per tutto il resto. Mi dispiace, amico mio Mizar, che su questa strada non ti ritroverò, avendone tu intrapreso un’altra. Il tuo Paradiso lo hai già trovato, noi continueremo a cercarlo in terra, per l’isola che hai amato.

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Pasquale Iovine

Cosa dire.
Bello ed estremamente toccante il suo ricordo di Mizar…vedere persone che ad una certa età, ancora così sul pezzo e profondamente innamorate di questa nostra Terra, discutere, concordare e cercare soluzioni, non ha prezzo.
Potrebbero starsene comodamente sedute a parlare d altro, data l età. E lasciare che le nuove generazioni si facciano carico di questo gravoso onere.Invece no.Tanti sono stati i suoi consigli e le soluzioni da lui proposte.Se solo chi ci amministra avesse avuto un po’ di umiltà nell ascoltarne la metà della metà..

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