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LE OPINIONI

IL COMMENTO Il sole dei vecchi

Recita una poesia di Ada Merini: “Il sole dei vecchi/ è un sole stanco./ Trema come una stella/ e non si fa vedere,/ ma solca le acque d’argento/ dei notturni favori…/ sappi che sono fanciulli/ attenti al loro pudore /. Non compiano, Governo, Comitato Tecnico Scientifico e Task Force, l’errore di far completamente eclissare il già pallido sole dei vecchi. Come recita la poesia, i vecchi – al pari dei fanciulli – sono molto attenti al loro pudore. Non mortificateli, non mortificateci (anch’io ho 72 anni), non calpestatene la dignità! Prima la Von Der Leyen (la cui competenza peraltro riguarda tutti altri settori), poi avventate risposte, in sede di conferenza stampa della Protezione Civile, che hanno rilasciato membri del Comitato tecnico scientifico (ad esempio Massimo Antonelli , professore di anestesia e rianimazione del Gemelli di Roma ) hanno avvalorato il sospetto che la cabina di comando voglia percorrere la strada dell’isolamento degli anziani ad libitum. Fortunatamente, dallo stesso Comitato Tecnico si eleva qualche voce contraria, com’è il caso del prof. Roberto Bernabei, geriatra della Cattolica, che è favorevole ad un allungamento per tutti fino alla fine di maggio, ma contrario a recludere fino a dicembre tutti gli over 70 o 75, a prescindere dalla condizione fisica. Si dovrebbe, a suo dire, badare piuttosto all’esistenza, nei soggetti , di eventuali molteplici patologie (e potrebbe pertanto riguardare anche persone più giovani). Gli anziani sono già stati vittima dell’imperizia e dell’improvvisazione di alcuni ospedali e soprattutto di molte RSA e Case per anziani (vedasi l’ultimo pericoloso caso dei contagi dell’ospedale di Pozzuoli e – in conseguenza? – di Villa Mercede). Tenere gli anziani troppo a lungo isolati, ne comprometterebbe la psiche e la tenuta immunitaria, debilitata dallo sconforto e dall’inerzia fisica prolungata. Per non dire che la contemporanea libertà di azione di altri membri dello stesso nucleo familiare (figli, nipoti) amplificherebbe la potenzialità del contagio, in ambienti limitati. Per non dire che è inimmaginabile una ripresa della stagione turistica, ipotizzando di lasciare in lockdown gli anziani. Quale famiglia, in particolare campana, andrebbe in vacanza, abbandonando i nonni in solitudine in città, desertificata e con servizi e commercio rarefatti? L’amara verità è che più che a preservare la salute dei vecchi dal Covid 19, è sottinteso – nell’idea di isolamento ad libitum – un ragionamento freddamente e cinicamente utilitaristico: si tratta di pensionati, inattivi al lavoro e non essenziali al funzionamento della società e del meccanismo economico. Siamo di fronte a quella che Papa Francesco definisce, in maniera dura ma efficace, la filosofia dello “scarto”. Gli anziani sono visti come superflui e riservisti.

Allora, a noi poveri anziani, non resta che rifugiarci nel pensiero di . nobili e saggi maestri del passato, remoto o prossimo. Ricordiamo l’opera latina “Cato Maior- De Senectute” di M.T. Cicerone. Tale opera fu dedicata a Tito Pomponio Attico, intellettuale e commerciante di libri. Il protagonista è Catone il Vecchio , abile oratore e profondo conoscitore di diritto. Ebbene Catone visse fino a 85 anni, trattando cause in giudizio fino alla fine della sua vita, con grande abilità e lucidità. Catone, nell’opera di Cicerone, giudica la “conoscenza” come miglior rimedio per combattere gli inconvenienti della vecchiaia. Inoltre individua in quattro ipotesi la convinzione corrente della decadenza senile e le smentisce tutte e quattro: a) indebolimento della facoltà psichica. Al contrario egli sostiene che, opportunamente esercitata, la memoria non si indebolisce ma può addirittura migliorare; b) indebolimento fisico. Egli, al contrario, sostiene che se, nel corso della vita, non si è fatto abusi, il fisico rimane integro e, in ogni caso, eventuali carenze sono compensate dalla lucidità mentale; c) la vecchiaia rende gli uomini indifferenti ai godimenti e piaceri della vita. Egli, al contrario, sostiene che non sono necessari la maggior parte dei piaceri fisici e che i vecchi optano per quelli più salutari, come l’agricoltura; d) la vecchiaia è prossima alla morte. Egli, al riguardo, sostiene che il pensiero della morte, in quanto fenomeno naturale, non angustia i vecchi; il vecchio esce dalla vita così come i frutti, giunti a maturazione, si staccano dagli alberi. Conclusione: la vecchiaia, in fin dei conti, non è un’età così detestabile come la si vuole rappresentare . Ricordiamo Marguerite Yourcenar (morta a 84 anni) e il suo libro, di grande successo, Le memorie di Adriano che, oltre che essere un meraviglioso affresco della Roma imperiale, è anche una profonda riflessione sulla vecchiaia, vista da Adriano, imperatore declinante e in attesa della quieta penombra della morte. La Yourcenar visse viaggiando in vari continenti del mondo e poté dire, conoscendo il Giappone, : “com’è dolce morire in aprile quando cadono i petali dei fiori di pesco”.

E come non ricordare un altro testo memorabile, il De Senectute di Norberto Bobbio. Lo scrisse quando aveva 87 anni e citò i suoi due maestri: Benedetto Croce (morto a 86 anni) e Luigi Einaudi (morto a 87 anni). Bobbio si meravigliava di essere arrivato, a quell’età, indenne, nonostante fosse stato, da bambino, gracile e, addirittura, da adolescente, esonerato dall’ora di educazione fisica. Eppure, egli dice, “sono nato in un tempo in cui la vita media non arrivava ai cinquant’anni e gli ottantenni erano una specie molto rara. Si chiamavano vegliardi. Se qualcuno oggi mi chiamasse vegliardo, quasi quasi mi adonterei… Oggi avere ottant’anni non è un merito. E’ una fortuna. Si dice: la fortuna bisogna meritarsela. No, la fortuna è cieca”. Quelli di Cicerone, ma anche quelli, a noi più vicini, di Bobbio, sono stati tempi in cui la morte appariva come un fatto naturale, da accettare con serenità. Il motivo era abbastanza semplice: perché l’uomo non veniva visto solo come fenomeno biologico, ma come un complesso meccanismo di fisicità, ragione, sentimento. Un essere perfetto e complicato, una individualità imparagonabile a qualunque altra individualità, eppure impossibilitata a vivere avulsa da un mondo di interrelazioni. Non sono sicuro che oggi sia ancora così e, in giro, non vedo molti Bobbio, capaci di darcene risposta. Ho il forte timore che l’uomo sia considerato, né più né meno, come esistenza biologica e che, in quanto tale, destinato a riempire le caselle numeriche e i grafici della statistica. All’atto della nascita come all’atto della morte. E se i numeri della morte, per una pandemia, crescono troppo all’improvviso, questi esseri, questi “vegliardi”, oltre che le caselle statistiche, vanno a riempire i camion dell’esercito e le urne funerarie. La fortuna è cieca, per dirla con Bobbio, ma qualche volta la dea bendata si toglie la benda e ci vede bene nel colpire una generazione. Ma tutto questo non spaventa gli anziani, i vecchi, i “ très agées ” (come dicono i francesi) . Quello che gli anziani invece non hanno messo in conto e non accetterebbero è la condanna alla solitudine forzata prolungata. Non avrebbe senso evitare la morte “ biologica” mentre dentro muore tutto il resto: la ragione, il sentimento, gli affetti, le relazioni. Ripensateci, signori della cabina di comando, non fatevi sfuggire il timone dalle mani!

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luciamanna

” E se tu intendi la vecchiezza aver per suo cibo la sapienza…adoperati in tal modo in gioventù, che a tal vecchiezza non manchi nutrimento” ( l.v.) I vecchi ancora al potere oggi con il Covid 19 sono tutti scappati Dal presidente della repubblica -Berlusconi eccc. Una gestione del potere in mano a vecchi poco saggi e deteriroati nel fisico e nella mente per l’assenza di disciplina del oro spirito. In gioventù. non adoperandosi a discipline che forgiano l’etica-l’Anima come insegnavano i greci.. abbandonano ( provvisoriamente) i loro scanni riassumendo in tal modo che la loro autorità non autorevolezza é decisamente supportata da luoghi e sedie sicure.Scappano dal Covid 19 ma non potranno fuggire dalle ire del popolo che tradito più volte adesso più che mai é in spasmodica attesa di un sacrosanto suo riscattto

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