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LE OPINIONI

IL COMMENTO Il turismo “mazzamma” e il serpente che si morde la coda

La prima domanda da porsi è la seguente, e precede tutte le altre: è davvero il caso di porsi mille interrogativi, e abbandonarsi ad altrettante riflessioni, come facciamo puntualmente ogni anno quando scatta la dead line del 1 settembre? I quesiti li riassumo brevemente a beneficio dei distratti ma credo che ormai siano scontati per tutti, visto che parliamo di un “disco” che gira a loop da almeno trent’anni. Ma davvero Ischia non può fare a meno di un turismo così squallido e trash come quello agostano? Possibile che una terra così bella non possa ambire a qualcosa di meglio e diverso? E via, ovviamente, con tutta una serie di considerazioni analoghe. Che, meglio dirci subito le cose come stanno, molto spesso lasciano il tempo che trovano perché magari a pronunciarle, un attimo dopo aver incassato 3-4.000 euro in contanti (magari senza nemmeno registrare gli occupanti e dichiarare quanto messo in saccoccia,che ve lo dico a fare) sono gli stessi soggetti che hanno fittato una stanza di ventri metri quadri a una decina di persone che ci dormiranno facendo i turni, perché le leggi della fisica (e della geometria) non possono essere superate. Insomma, prima mi metto il nemico in casa e poi inizio a sbraitare cose del tipo “ma quando se ne vanno questi mao mao”. D’altro canto, sul fatto che noi ischitani abbiamo sempre avuto una faccia tosta da guinness dei primati non è certo una scoperta di oggi.

La premessa è patto, come si dice in gergo, ma adesso passiamo ad un’analisi cruda, dura, poco filosofica come è nello stile di chi scrive. A giugno, anche inoltrato, avremmo sparato i fuochi d’artificio se ci avessero predetto che avremmo avuto un’isola in grado di lavorare a pieno carico nei mesi di luglio e agosto. Ho letto con attenzione le analisi di alcuni siti specializzati che hanno sottolineato come in modo chiaro ed inequivocabile tra Capri, Sorrento, la Costiera Amalfitana e Ischia, sia stata proprio la nostra isola ad evidenziare il calo minore rispetto al 2019, così come confermato anche dal flusso dei passeggeri in arrivo e partenza (di cui rendicontiamo anche nell’edizione odierna del nostro giornale, con numeri che a riguardo non mentono). Insomma, per farla breve, quello che era il turismo di prossimità ci ha salvato. Poi, che sia arrivato quello della peggiore specie, senza fare troppa dietrologia, era pure scontato. Per quanto, anche entrando nello specifico, va sottolineato che ci siamo trovati dinanzi “mazzamma folkloristica”, visto che ad una prima rapida occhiata sembra che i reati ed i fenomeni di micro delinquenza siano decisamente calati rispetto all’alta stagione dell’anno passato. Poi questi dati, oggettivamente inoppugnabili, ognuno li legga e li interpreti come meglio crede.

Dove si vuole arrivare, obietterà qualcuno? E’ molto semplice, abbiamo sempre manifestato insofferenza verso un determinato target vacanziero, e per carità non potrebbe essere altrimenti viste le scene da autentica “apocalisse” che ci si parano davanti dalla mattina alla sera (anzi, alla notte) per almeno 40 lunghissimi e interminabili giorni, vissuti quasi sempre in apnea. Ma forse, certi ragionamenti non vale farli proprio in questa tormentata estate 2020, altrimenti di interrogativo dovremmo porcene un altro: non fosse stato per le invasioni barbariche, chi avrebbe salvato gran parte (tirando fuori le poche eccezioni presenti sul territorio) della nostra economia? Ecco, il Covid ci ha insegnato anche questo e ci ha ridotto a questo: piaccia o non piaccia, il sistema Ischia deve pure dire “grazie”. Sono consapevole che con quest’affermazione attirerò su di me le invettive dei tanti “opinion leader” che affollano questo scoglio ma la verità è che i soloni di turno dovrebbero chiedersi com’è possibile che siamo arrivati a dipendere da questi flussi, che solo a chiamarli così mi (e ci) vengono i brividi. E per cortesia, non si dia la colpa soltanto a chi ha fittato le case: quando tantissimi alberghi hanno praticato tariffe oscene anche nel mese di agosto, ma chi volevate che si imbarcasse su un traghetto o un aliscafo per raggiungere il nostro ameno scoglio? Insomma, il coronavirus poteva essere l’occasione per fare selezione e invece siamo stati capaci di cadere ancora più in basso. Conclusione? Non è arte nostra. La via d’uscita e salvezza, sulla carta, esiste ancora ed è una strada a senso unico: i pochi fautori della qualità (nell’accezione più ampia del termine, non intendiamo soltanto chi ha determinati margini di spesa, giusto per intenderci) dovrebbero avere la capacità di tracciare la strada al resto della ciurma. Ma a lavare la testa all’asino, come diceva il nonno, si perdono tempo e sapone. Buon 1 settembre, allora, e buona festa della liberazione. Ma non vorrei che con la crisi strisciante, tra un meno di un mese sentiremo terribilmente la mancanza dei “mao mao”. Meditate, gente, meditate…

gaetanoferrandino@gmail.com

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