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LE OPINIONI

IL COMMENTO Il valore aggiunto

DI ANNA DI MEGLIO COPERTINO

Invitato alla trasmissione Otto e mezzo, condotta dalla Gruber, Claudio Baglioni auspicava, sere fa, una inversione di rotta per il dopo pandemia, più che un ritorno alle condizioni di vita precedenti, soprattutto sul piano delle relazioni umane, lamentando una evidente crisi in tal senso, e contestando, come altri, la validità di un confronto fra quello che stiamo vivendo e le condizioni del secondo dopoguerra mondiale, caratterizzato invece, quest’ultimo, da più solidi e condivisi valori. “Cooperazione più che competitività” si è augurato il popolare cantautore, sensibile, per vocazione, ad aspetti di natura socio-emotiva. Mentre dunque attraversiamo un difficilissimo periodo su tutti i piani e ci interroghiamo circa le strategie per affrontarlo, dovremmo soprattutto tenere a mente cosa renda la qualità della vita migliore. A un anno dall’inizio di tutto questo, ciò che soprattutto si lamenta attraverso i media è la mancanza di libertà, ad ogni livello, così come, sul piano economico, l’indisponibilità per tanti di risorse sufficienti a tirare avanti.

Un anno fa tutti ci sentimmo soli, preoccupati persino di reperire generi di prima necessità e di esser vicini ai nostri cari. La possibilità di uscire quasi ridotta a zero, le certificazioni da esibire sempre a portata di mano, come pure i numeri di telefono di negozi alimentari disponibili alla consegna a domicilio … Cellulari e pc rivelarono a pieno le loro grandi potenzialità sul piano sociale, un tam tam continuo per ricevere e fornire notizie e conforto. In quel frangente soprattutto, bloccata, dopo una vita risucchiata dallo zig zag quotidiano fra incombenze di ogni tipo, ebbi modo di riflettere sulle relazioni mordi e fuggi cui l’amicizia si stava riducendo, e, strano a dirsi, sul rapporto con i negozianti, rivenditori e fornitori di prodotti e servizi. In passato una certa possibilità di scelta, persino in un territorio limitato come il nostro, mi aveva guidata in base a criteri di casualità, convenienza, magari qualità. Con la diffusione della pandemia, presi, come tanti, a evitare soprattutto luoghi di maggiore affluenza o distanti. I limiti imposti dalle restrizioni, un po’ come la famosa siepe di Leopardi, cominciarono poi ad aprirmi altri orizzonti interiori. Avevo già d’istinto sempre cercato di evitare attività commerciali i cui gestori o commessi mi apparissero scortesi, infastiditi, distanti, magari irrispettosi.

Questo aspetto relazionale è divenuto negli ultimi tempi ancora più importante per me, finché i percorsi che dalla mia casa raggiungono i vari esercizi, come in un disegno fiabesco, han cominciato a dipanarsi quali rete fiorita di incontri gradevoli, oltre che utili, se non necessari, sul piano concreto. Molti, opinionisti, filosofi, giornalisti, urbanisti, ecologisti, scienziati e, quasi sorprendentemente, grandi capitani d’azienda ed economisti, stanno focalizzando l’attenzione sul “valore aggiunto” che l’empatia, la consulenza competente, affabile e fidata possano avere ai fini di una ripresa economica e sociale, di un futuro “sostenibile”. Nell’ambito della nostra piccola realtà il mio spostarmi per gli acquisti non è più un vagare casuale, che pure ha i suoi vantaggi, ma per lo più un gradito cammino verso fornitori divenuti familiari. Verso Cristiano Delle Donne, il mio edicolante “di fiducia”, ad esempio, che svolge ricerche per me e me ne informa puntualmente, uomo mite, fine, discreto, gentile, che mi messaggia di domenica, scusandosi del disturbo, per offrirmi prodotti del suo orto, in dono.

Verso i librai di Ponte, ormai amici di sempre, disponibili a garantirmi consulenze, informazioni, servizi, fra cui, di recente, uno, per me preziosissimo, di reperimento di volumi che desideravo da tempo, considerandoli introvabili. Persino entrare in farmacia mi riserva il piacere di relazionarmi con persone affabili e pronte a cercare di risolvere dubbi e problematiche; una nota sorridente: nel clima di generale cordialità instauratosi, mi permisi di chiedere di applicare il cartoncino del prezzo nella parte retrostante della graziosa scatolina di caramelle digestive che acquisto di frequente, per non guastarne l’estetica! Anche nel far rifornimento di gasolio all’auto, noto con piacere il garbo da parte di questi uomini di ogni età, che svolgono un lavoro ripetitivo in mezzo ai gas di scappamento, sotto la pioggia, talvolta, esposti al caldo e al freddo, e che pure trovano in sé la “forza” di una delicatezza, mi si permetta l’ossimoro, d’approccio.

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E ancora vorrei parlare di un ragazzo, Alessandro, divenuto imprenditore di se stesso, scegliendo di non avvalersi delle garanzie rappresentate dall’attività di famiglia, per contare sulle proprie forze e capacità, su una versatilità che gli consente di offrire prestazioni manuali dal giardinaggio alla manutenzione … Quando lo guardo lavorare sorridente dalle prime ore del mattino fino all’ultimo istante di una dura giornata di fatica, col volto splendente di educazione e di entusiasmo, con lo sguardo diritto di chi non pretende compensi esosi, mi viene sempre in mente quella allegra, ottimistica canzone degli anni ‘40 “Voglio vivere così, col sole in fronte …”. E ancora mi piace menzionare il mio ex alunno Andrea, che aiuta nella gestione della salumeria- panificio nota come Boccia, un ragazzo di cui ho bei ricordi come bravo studente e che incontro sempre con piacere, ammirando il suo approccio al lavoro. E l’elettricista Peppe, vivace e pieno di energia come un boccale di birra spumeggiante, che si è precipitato da mia madre, appena chiamato, saltando su e giù dalla scala, come un fringuello. Una sorta di “grande famiglia” è poi per me divenuta quella degli Schiano, salumeria, gastronomia, macelleria. Sono approdata da loro in passato per la possibilità di trovarvi concentrate più opportunità adatte ai miei bisogni, ma durante la pandemia ho verificato di giorno in giorno il loro modo di rapportarsi non semplicemente educato, gentile, disponibile, ma addirittura familiare, il loro chiamare per nome i clienti, la capacità di ricordare di ciascuno gusti, richieste, esigenze, problematiche, persino. Eppure non si può dire che la loro clientela sia limitata. Tutt’altro. D’estate soprattutto sono costante meta di turisti che ne apprezzano il brand. Questo modo di essere non contraddistingue solo i familiari, dal capostipite cavaliere Antonio, benché oggi meno presente sul campo, ai figli Porfirio, detto Peppe, Biagio, Emanuele ai nipoti, Carmine, Antonio, Mattia, alle discrete e delicate Maria e Vittoria, ma coinvolge in una generale armonia anche gli impiegati, Giovanna, dinamica e vivace, Gianrico e Guido, veri gentiluomini, Raffaele, simpatico e scherzoso, e poi Bruno, Luciano, Giovanni, Luca, Domingo, Wally, Cecilia … Tutti coloro che l’abbiano conosciuto ricorderanno, inoltre e per sempre, con rimpianto il meraviglioso Simeone, buono e radioso come una creatura destinata a volar via in una dimensione di gioia e grazia perfette.

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Mesi e mesi che andavo ripetendo loro come avrei voluto scrivere un articolo per parlarne e ringraziarli! Mi tratteneva il timore che il mio tributo fosse frainteso, che sembrasse di mera pubblicità, prezzolato addirittura. Avrei fatto loro torto, più che a me stessa. Ma vorrei comunque testimoniare qualcosa di vero e di valido, soprattutto in un’isola, come la nostra, a vocazione turistica. Quanto propongo alla attenzione generale è dunque un esempio di piccola imprenditoria, vincente sul piano economico, nonostante la concorrenza di grandi aziende e servizi in rete, e anche sul piano sociale, per il valore aggiunto che il garbo, la gentilezza, la disponibilità, uniti a un servizio di qualità (alcuni piatti della gastronomia sono anche piccoli capolavori di ricercatezza) e a costi onesti, assicurano all’utenza. In pratica, un modello valido sul piano commerciale e umano. Ancora altri sarebbe giusto citare, ma devo dire che mi aspetto che tutti, artigiani, commercianti, albergatori, e poi, ancora, impiegati, professionisti, medici, avvocati, docenti, tutti insomma si facciano sempre più un dovere di assicurare all’utenza competenza, onestà e rispetto, per ricavarne stima, giusti utili e sana soddisfazione. Così invece non è, e questo guasta la vita di tutti noi e semina livore, rancore, cinismo.

Delle generazioni dalle quali sono stata cresciuta io ricordo, rispetto a quelle del presente, un clima e un afflato umani più intensi e generalizzati, i quali rivestivano un valore anche di accoglienza verso il turista: dal più umile alla grande personalità in campo artistico o aziendale, tutti restavano incantati dalle nostre grazie naturali e umane. Quando ascolto interventi alla tv oppure leggo libri sulla crisi nelle sue varie sfaccettature e sulle soluzioni concrete a essa, purtroppo non abbastanza vagliate e seriamente proposte a livello politico, né in modo convincente, io penso alla mia isola e alle possibilità di restituirle una dimensione migliore: eliminazione del problema traffico, pulizia dell’aria, di strade e lidi, tutela e valorizzazione degli spazi verdi, del patrimonio storico-tradizionale, garanzia di un servizio sanitario adeguato … Tutto questo in una dimensione di cura e di educazione al senso civico, alla partecipazione attiva alla cosa comune, e di apertura verso l’altro.

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