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LE OPINIONI

IL COMMENTO Il valore delle proposte, le colpe dei proponenti

Vorrei pubblicamente chiedere al colto segretario comunale d’Ischia, Lello Montuori (rara mente pensante del Palazzo) assurto, in questi giorni di pandemia, a paladino dei libertari, che cosa pensa del fatto che il Sindaco d’Ischia, a nome di tutta la giunta comunale, dopo aver ascoltato le ragioni del comitato promotore cittadino per l’intitolazione di vico Marina a Piero Malcovati, ha risposto che la giunta è entusiasta dell’idea, ma c’è un però… Quello che non va giù e che fa segnare il passo alla proposta, è la presenza – tra i proponenti – di Carmelo Amente e del quotidiano Il Dispari: Carmelo Amente in quanto colpevole di un atto di vilipendio dell’istituzione comunale (ebbe a rovesciare, addosso al malcapitato facente funzione di Sindaco, dottor Carmine Barile, un liquido di dubbia provenienza) per la qual cosa c’è – ancora in corso – una causa; Il Dispari, in quanto giornale che attacca, con pedissequa continuità, Sindaco e amministrazione. Ora, premesso che – a suo tempo – non ho condiviso le modalità di contestazione di Carmelo Amente (che pure era esasperato, come altri cittadini, per improvvide esecuzioni di opere pubbliche commissionate dal Comune); premesso altresì che ho una visione diversa della funzione della stampa, rispetto all’impostazione che gli dà Il Dispari, ritengo doveroso stigmatizzare il tentativo di subornazione (eh sì, perché di induzione a strappare una falsa testimonianza della realtà si tratta, di una forzata “remissione dei peccati”, per eccesso di contestazione nel caso di Amente e di eccesso di critica nel caso del quotidiano nostro concorrente).

Assistiamo dunque ad un capovolgimento della logica e del dovere di un’amministrazione: non viene giudicata una proposta dalla qualità di essa, ma la si giudica in base a chi la propone e se chi la propone è “sgradito” lo si invita a fare un passo indietro o a “rimettere i suoi peccati”. Carmelo Amente, che ha in corso una causa, dovrebbe formulare pubblicamente scuse al Sindaco pro tempore dottor Barile, compromettendo ogni ragionevole motivo di difesa nella controversia giudiziaria. E non mi è chiaro cosa si pretenda da Il Dispari; di cambiare linea redazionale? Saranno fatti loro, ne rispondono di fronte ai lettori, alla pubblica opinione, a meno che l’Amministrazione comunale non riscontri motivi di calunnia da querelare. Il punto è: è valida o non è valida la proposta di cambiare il nome da Vico Marina a Vico Malcovati? Si sente o no il dovere morale di rendere omaggio ad un personaggio che ha reso servigi all’isola? Facciamo così: proponiamoci in massa (tutti i cittadini che condividono l’idea) come sottoscrittori della proposta. Sindaco, io cittadino che non ha mai arrecato ingiustificata offesa a codesta amministrazione e che collaboro al quotidiano Il Golfo, fino ad oggi non considerato pregiudizialmente a Lei avverso, mi propongo, assieme ad altri sottoscrittori. La facciamo passare questa proposta?

Di una cosa va dato atto al Sindaco, quella di non aver ipocritamente avanzato obiezioni fasulle, del tipo “la proposta verrà esaminata in futuro, nel quadro di una revisione più complessiva della toponomastica “ o similari. Il Sindaco è andato giù diretto, con un pugno nello stomaco. Ma, forse, non ha tenuto conto che di fronte non ha uno sparring partner ma un ottimo incassatore. Non ho letto la documentazione, ampia, che – a supporto – ha presentato il comitato promotore. Mi permetto di citare – in aggiunta – qualche passaggio per rafforzare l’idea promossa. Ci sono due scritti, due testimonianze importanti che riguardano Piero Malcovati. La prima testimonianza è quella di una grande poetessa e scrittrice legata a Ischia: Maria Algranati, che Benedetto Croce volle inserire in un’ideale Antologia della lirica italiana. Lo scritto che qui ci interessa è “Tavola calda, autobiografia”, con prefazione di Michele Prisco e considerazioni di Alda Croce. Il libro, del 2009, fu presentato alla Biblioteca Antoniana dalle curatrici Yvonne Carbonaro, giornalista scrittrice e dalla nipote di Algranati, Maresa Sottile, docente. A pag. 295 del testo citato, Maria Algranati riferisce della circostanza che, un giorno, in barca col pittore Federico De Angelis, figlio del barbiere-pittore Luigi e con il futuro scultore Giannino ai remi, si trovò a passare davanti a un singolare palazzotto (Lo Scuopolo), sotto il cui portico marino “il mare entrava e usciva, spumeggiando su un prato di scogli a fior d’acqua”. Mentre sfilavano davanti a questa meraviglia, la poetessa recitava, ai De Angelis, la bellissima poesia “preghiera nella pineta” ispirata a Ischia.

Federico De Angelis sollecitò Algranati a visitare la villa ma, mentre la donna titubava non ritenendosi adeguatamente vestita per far visita, la proprietaria (vera Menegazzi Malcovati, poi morta nel 2009) li invitò ad entrare e visitare la casa. In casa c’era il prof. Malcovati che conosceva di fama Maria Algranati e più ancora la sorella Maria. Il prof. chiese a Maria, che era anche ricercatrice storica, di approfondire le origini del Palazzo il cui terreno gli risultava essere stato acquistato nel 1596 da un tale Orazio Tuttavilla. Le ricerche, in un primo momento, sembravano andare a vuoto, in quanto un Orazio Tuttavilla era morto ancor prima della compera del terreno. Scoprì poi che l’acquirente non era l’Orazio Tuttavilla vissuto all’epoca di Masaniello, ma suo nipote, che aveva lo stesso nome. Scrive Algranati: “Nelle mie passeggiate ero attratta da Palazzo Malcovati, mi dirigevo da quella parte, una stradetta ciotolosa e scivolosa, portava al largo dov’era l’entrata, prima, però, s’incontrava una piccola vigna che doveva, in seguito, dirmi molte cose. In quella piazzetta, dal lato opposto al palazzo, stavano delle casette silenziose con un’espressione di vassallaggio, vi spirava una quiete medievale”. Dalla ricerca storica di Maria Algranati nacque la consuetudine di distribuire, in seguito, il libretto sulle origini del palazzotto, ai vari visitatori internazionali dello Scuopolo. Tutto ciò conferma che Vico Marina deve cambiare il nome in Vico Piero Malcovati. Un’altra testimonianza importante la lasciò, alla rivista Rassegna d’Ischia di Raffaele Castagna, il prof. Vincenzo Mennella, Sindaco di Lacco Ameno. Egli descrisse come fece conoscenza del prof. Malcovati (in occasione del XXVII Congresso dell’Associazione medica italiana di droclimatologia che si tenne a Casamicciola). Mennella gli sottopose la situazione di degrado in cui versava una risorsa importante di Lacco Ameno: le terme secolari, strette nel bel mezzo del centro di Lacco. Malcovati, che conosceva bene le virtù terapeutiche di quelle acque che aveva studiato fin dall’età in cui aveva prestato il servizio militare (1941) si appassionò al progetto e all’idea di ristrutturare, ampliare e abbellire quelle fonti benefiche. Al progetto erano di ostacolo da un un lato i proprietari delle fonti, come le famiglie Capasso e Mastrolillo, ma anche il rione delle case popolari. Il prof. Mennella, con delibere consiliari coraggiose ed anche giuridicamente azzardate, addivenne all’acquisizione delle proprietà circostanti e l’Albergo con servizi (La Reginella) che, in un primo momento, doveva sorgere proprio al posto del rione popolare, fu invece costruito lì dove si era pensato di trasferire le ex baracche. Fu Malcovati, medico personale di Anna Rizzoli, moglie del magnate milanese Angelo, ex Martinitt (orfano milanese) a procurarsi lo stanziamento di 100 milioni per dar vita al rivoluzionario progetto, arricchito poi esteticamente dall’architetto Gardella. Di tutto questo resta una traccia presso il Regina Isabella, con una lapide con la scritta: “A queste terme secolari Piero Malcovati, ginecologo e idrologo insigne, con umana generosità e scientifica sapienza, diede nuovo impulso e fiorente vita”. Dunque Malcovati non ebbe solo grandi meriti medico-scientifici, ma fu anche un tassello fondamentale per lo sviluppo turistico-termale d’Ischia. Onorando la memoria di Malcovati, noi onoriamo anche la storia del nostro sviluppo e dell’avanzamento socio-economico compiuto. Onorando Malcovati, allo stesso tempo onoriamo artisti, politici, industriali, architetti che hanno fatto la nostra storia: dal prof. Vincenzo Mennella ad Angelo Rizzoli, dalla poetessa Maria Algranati all’arch. Gardella e a tanti altri. D’altronde che cos’è la toponomastica o onomastica stradale o, più precisamente, l’odonomastica (dal greco hodòs, strada, e onomastikòs, atto a denominare)? L’odonimo risponde a ineliminabili esigenze di identificazione e informazione che connettino l’uomo alla società e al proprio territorio. Un’occasione così, Sindaco Ferrandino, non può essere vanificata per le piccolezze vendicative di paese!

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