LE OPINIONI

IL COMMENTO Il vero significato di politica e democrazia

DI ANTIMO PUCA

Aristotele parlava della politica come “scienza architettonica del Sommo Bene”, intendendo per “Sommo Bene” il bene di tutti, ovvero il bene comune. Il politico dovrebbe essere un grande architetto che sa orchestrare gli interessi di ciascuno, i cosiddetti singoli beni particolari, orchestrandoli alla ricerca di un bene generale, di un bene di tutti. La politica è il sogno realizzato o realizzabile di una convivenza umana basata sulla giustizia, sull’armonia e sulla concordia. La politica è questa grande speranza nella capacità degli esseri umani di trovare, al di là dei propri particolari interessi, un sentiero per coordinare gli interessi di tutti e così costruire ciò che normalmente si definisce “bene comune”. La Democrazia vive proprio di questo: curiosità, spirito critico, partecipazione. Non bisogna avere timore di un’opinione personale, autonoma, ragionata. È così che si diventa cittadini consapevoli. Ma, nel silenzio, tanti, troppi, trovano risposte sui social intrisi d’odio riversato a fiotti da politici di basso rango che cercano sempre un capro espiatorio su cui scaricare la loro incapacità di governare il paese in nome del Bene Comune.
Sono tempi pericolosi. Una vittima diventa l’eroe contemporaneo e il suo status persino “desiderabile”, generando un vero e proprio “populismo vittimario” in cui si rivendica e si proclama la colpevolezza prima ancora che un processo sia iniziato. “Uomini e donne del silenzio” sono servitori dello Stato, che operano tra le pieghe di ciò che si usa definire il deep State. Il sistema della cosiddetta “finanza locale”, ma, più in generale, il sistema di governo locale, sta viaggiando su un treno che sta andando a sbattere. Ai Comuni viene chiesto sempre di più in termini di servizi e responsabilità in tutti i campi: dai servizi sociali ai lavori pubblici, dai servizi scolastici a quelli demografici/stato civile/elettorale, dalla protezione civile alla gestione ambientale. Vengono date sempre meno risorse economiche e umane per fare ciò che viene loro chiesto. Dai Comuni dipende gran parte della qualità della vita delle persone. Ma come è possibile continuare a reggere questa “prima linea”, magari cercando nel frattempo anche di costruire progetti per il futuro delle proprie comunità, se mancano le risorse economiche e umane per farlo? I Comuni sono il primo baluardo della Democrazia. Sono il fronte più vicino ai cittadini per offrire a loro servizi. Sono il primo luogo dove cresciamo come cittadini. I Comuni non possono essere lasciati soli. Anche e soprattutto perché, se il treno arriverà a sbattere, a farne le spese non saranno solo i Comuni e i loro Sindaci ma saranno tutti i cittadini, a partire da quelli più fragili per arrivare a tutti gli altri. Se i legislatori non interverranno al più presto, i Comuni presto non riusciranno più a rispondere ai bisogni dei loro cittadini. Quelli più in difficoltà sono quelli particolarmente “poveri” di aree urbane che generano IMU (zone commerciali e terziarie),o quelli con una media di reddito pro-capite più bassa (quindi con basse entrate addizionale IRPEF). Oppure sono quelli che hanno ereditato un maggior numero di mutui da pagare. Oppure quelli che hanno avuto la sfortuna di avere sul proprio territorio il maggior numero di persone che non versano i tributi. O, peggio ancora, quelli che hanno avuto la disgrazia di avere evasori che non hanno mai pagato quanto dovuto alla comunità, facendo così mancare al Comune ingenti risorse necessarie per erogare servizi ai propri cittadini. Dopo aver fatto di tutto per eliminare sprechi e inefficienze, dopo aver con responsabilità aumentato tutti tributi e le tariffe che era possibile aumentare, alcuni Comuni hanno iniziato a tagliare servizi: chiudere sezioni di nido, chiudere biblioteche, non riuscire a rispondere alla domanda delle scuole per l’assistenza ai bambini e bambine con bisogno di aiuto, chiudere sportelli, ridurre l’assistenza agli anziani (anche tramite le Residenze per Anziani pubbliche), chiudere (o non aprire) musei e pinacoteche.
Ridurre la pulizia e manutenzione delle strade, la manutenzione del patrimonio, lo sfalcio dei parchi, le potature degli alberi. Sul fronte finanziario il quadro è chiaro. Da quando è stata tolta l’ICI prima casa nulla è stato fatto per risarcire adeguatamente i Comuni della mancata entrata. Anzi, progressivamente tutti i Governi hanno, chi più chi meno, ridotto i trasferimenti ai Comuni senza nemmeno concedere a loro la possibilità di avere autonome “leve” fiscali per tenere in piedi dei bilanci in cui invece le spese sono sempre e inesorabilmente aumentate: tutte! A questo si aggiunge che, giustamente!, il consumo di suolo va fatto rallentare sempre di più costruendo sempre meno su suolo agricolo e privilegiando la rigenerazione urbana. Ma ciò comporta la drastica riduzione delle entrate derivanti dagli oneri di urbanizzazione ovvero la principale o pressoché unica fonte per finanziare gli investimenti dei Comuni (unica strada che è rimasta ai Comuni è quella di partecipare a bandi… strada comunque sempre molto in salita e per sua natura “incerta”).
Anche il quadro del personale è molto chiaro: i concorsi per diventare dipendente di un Comune incominciano sempre più spesso ad andare deserti. Molti dipendenti dei Comuni appena possono, comprensibilmente, scappano in altri Enti più grandi, dove lo stipendio è più alto e spesso le responsabilità (e il front office con i cittadini) più basse. Sono sempre meno quei dipendenti e quelle dipendenti che stoicamente resistono e restano a servire il bene pubblico all’interno dei Comuni. Quindi tutto è molto chiaro. Ma nessuno sta facendo qualcosa per fermare il treno o per cambiargli la rotta. La Politica oggi ha la assoluta priorità di fermare la barbarie della guerra. Poi ci sono altre priorità su cui deve agire con urgenza: la Sanità e la Scuola Pubblica, l’Ambiente, il Lavoro, i Diritti (e i Doveri) dei cittadini … solo per citare quelle che sono le più importanti. Ma se contemporaneamente non si fa nulla per consentire ai Comuni di fare il loro dovere, rischia di venir meno la base per vivere bene nelle nostre Comunità e quindi rischia di crollare la base su cui costruire tutto il resto. È una sorta di cartina geografica viva, dinamica e parlante del sistema, molto articolato, del “Potere” e dei “poteri”. E la Repubblica, oggi più che mai, ha bisogno della intelligenza, della energia e della voce di tutti.

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