LE OPINIONI

IL COMMENTO Intelligenza Umana e Artificiale

DI GIUSEPPE LUONGO

Chi si è formato sulle idee di Giordano Bruno, Galileo Galilei, Isacco Newton, sui rivoluzionari dell’Illuminismo e dei sostenitori del Tempo Profondo come James Hutton e Charles Lyell e, infine sulla Rivoluzione della Tettonica a Zolle, secondo il paradigma di Thomas Kuhn, interpreta l’Intelligenza Artificiale come una rinuncia alla conoscenza del nuovo, ovvero di ciò che non conosciamo. Appunto questa è la ricerca che ha consentito all’Umanità l’evoluzione degli ultimi 5000 anni, dalla sopravvivenza nelle Pianure del Tigri e dell’Eufrate alla conquista dello spazio. Potrebbe l’Intelligenza Artificiale proporre Infiniti Mondi come Giordano Bruno? Penso di no, perché Bruno pensava qualcosa di ignoto che lo tormentava; non solo un mondo senza fine, ma infiniti mondi. La ricerca è curiosità, è emozione prodotta dalla comprensione di qualcosa nascosta ai nostri sensi. L’intelligenza artificiale potrebbe essere resa dell’umanità di fronte alla complessità della realtà. Se questa resa fosse stata accettata dai primi ominidi, saremmo, probabilmente, ancora nelle caverne. Naturalmente ciò che dobbiamo affrontare per l’esistenza è sempre più complesso, ma come dicevano i pensatori del Settecento e Ottocento, siamo stati preceduti da giganti sulle cui spalle possiamo osservare e affrontare il futuro. Registriamo una grande eccitazione tra quanti discutono dello sviluppo futuro della Intelligenza Artificiale. Il punto critico è la sostituzione dell’uomo con il robot ominide. I sostenitori dell’uso e dello sviluppo del settore ritengono che questa sostituzione sia impossibile, introducendo prove non verificabili. Purtroppo, in questo confronto tra sostenitori e timorosi mancano i vincoli necessari a una analisi efficace. Il timore è nel futuro ignoto che solo la ricerca potrebbe risolvere, ma l’Intelligenza Artificiale sta cancellando proprio l’attività di ricerca.

Quando ho realizzato la mia formazione all’Università e, poi, ho iniziato la mia attività nella ricerca e nella formazione il clima culturale era tale che i docenti ordinari che tenevano i corsi più importanti ed erano i riferimenti per ipiù giovani non apprezzavano le attività e i prodotti della ricercache non avessero contenuti “originali”. Questa “regola” emergeva fin dal giudizio che si assegnava alle tesi di laurea sperimentali, mentre ai concorsi per le nuove leve universitarie i Commissari davano scarso peso alle attività istituzionali.In questo clima la ricerca era finalizzata allo studio di ciò che era ancora ignoto, mentre la formazione degli studenti era costruita sui libri di testo più robustie sulle operazioni note. Probabilmente èquesto clima a condizionare il mio giudizio sull’Intelligenza Artificiale.

Una possibile utilizzazione dell’Intelligenza artificiale sono i Piani di Protezione Civile per la mitigazione dei rischi che si basano sull’utilizzo delle conoscenze acquisite e sulle esperienze già realizzate. Ma questa procedura fornisce uno strumento valido fino ad un nuovo progresso nella conoscenza del fenomeno pericoloso. Pertanto,sono necessari aggiornamenti progressivi con i nuovi risultati della ricerca scientifica. Tale percorso potrebbe essere utilizzato per affrontare la crisi del Bradisismo nell’area Flegrea. Temo che non sia stato ancora compreso che l’utilizzo della Intelligenza Artificiale non sia conoscenza di ciò che non è noto, compito, infatti, della Ricerca, bensì utilizzazione di dati già acquisiti ed elaborati integrandoli per una rappresentazione mancante o più robusta.

Un esempio di possibili utilizzazioni dell’Intelligenza Artificialeè l’obiettivo del contenuto di una recente pubblicazione,in rete dal 29 agosto 2026, sulla rivista “International of Disaster Risk Reduction”, con oggetto la proposta di un Pianodelle misure per la mitigazione della Pericolosità (Mitigation Measures Plan) nell’isola d’Ischia.La frana catastrofica e l’inondazione avvennero il 26 novembre 2022, interessando la stessa area che era stata precedentemente danneggiata da un terremoto accaduto cinque anni prima mostrarono l’urgente necessità di provvedere a introdurre strategie integrate per la mitigazione dei rischi multi-hazard presenti in ambienti vulcanici complessi densamente popolati.

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Il Mitigation Measures Plan è stato realizzato con il coordinamento della Commissione Governativa per l’Emergenza e la Ricostruzione dell’Isola d’Ischia (Government Commission for the Emergency and Reconstruction for Ischia Island – GCER). per la pianificazione del territorio in condizioni di hazard multiplo di valanghe di detriti indotte da pioggia, flussi di detriti, frane da crolli, inondazioni, e instabilità sismica dei pendii. Lo scenario multi-hazard è esaminato integrando indagini geologiche, geomorfologiche, idrologiche e geotecniche con informazioni topografiche ottenute dai rilievi aerei fotogrammetrici ad elevata risoluzione e informazioni satellitari.

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Il Piano delle Misure di Mitigazione è stato sviluppato peropere di stabilizzazione dei pendii,di contenimento dei detriti, idrauliche, sistemi di monitoraggio, pianificazione dell’emergenza e protezione forestale. Secondo gli autori dello studio il modello utilizzato a Ischia per la riduzione del rischio può essere esteso ad altre isole vulcaniche del Mediterraneo esposte agli hazard naturali che interagiscono tra loro.

Il Piano non esplora le cause del terremoto e dei disastri idrogeologici, nonché i processi fisici che condizionano la loro interazione, ma fornisce una proposta di intervento“classica” in ambienti con caratteristiche simili a quelli di Ischia, mettendo insieme secondo processi logici e fisici i dati già noti sulle condizioni geologiche ed ambientali dell’Isola. Mase non si attiva un Piano di ricerca su questa delicata tematica sarà difficile realizzare un vero e duraturo progresso nella sicurezza del territorio.

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