LE OPINIONI

IL COMMENTO Io so di Casamicciola

DI GIUSEPPE LUONGO

“Io so tutti questi nomi e so tutti i fatti di cui si son resi colpevoli. Io so ma non ho le prove” diceva Pier Paolo Pasolini in un articolo sul Corriere della Sera del 14 novembre del 1974. Pasolini “sapeva” seguendo un processo logico sulle dinamiche del potere e delle responsabilità dei vertici. Io che scrivo questa nota, poiché avverto la forza di questa denuncia, da presuntuoso ne utilizzo la forma nell’analisi delle iniziative che si realizzano a Casamicciola nell’ambito del Piano di Ricostruzione del dopo terremoto del 2017 e del dissesto idrogeologico del 2022.

Io so chi si è opposto alla delocalizzazione degli abitanti dell’area epicentrale all’indomani del sisma e ora, dopo più di otto anni dal sisma, propongono la delocalizzazione obbligatoria anche per gli edifici senza danni gravi, in quanto l’area è a rischio. Io so che l’area è a rischio, perciò proposi la delocalizzazione, ma anche chi vive a Casamicciola lo sa. Non basta questa inversione di scelta sulla delocalizzazione e anche quella della destinazione dell’ex Osservatorio Geodinamico alla Grande Sentinella. Io so chi ha abbandonato la struttura al degrado da quando nella ricorrenza del Centenario del terremoto del 1883 fu rimessa in funzione la “Vasca sismica”, prezioso reperto storico per la sismologia, da un abile tecnico dell’Osservatorio Vesuviano. Io so degli interventi successivi al centenario e delle ulteriori peripezie relative al ripristino della struttura. Io so anche delle convenzioni con istituti scientifici, come l’Osservatorio Vesuviano, e più recentemente con l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV). Tutte iniziative fallite, ma io so per responsabilità di chi.

A volte gli attori svolgono più parti in commedia, anche con obiettivi opposti. Tutto ciò non può essere sfuggito ad una comunità attenta. Perché il ripristino di una struttura obsoleta negli obiettivi? Io so perché, ma non vi sono prove per un obiettivo inespresso. Perché è stata rigettata la proposta di chi scrive questa nota della delocalizzazione degli abitanti dell’area ad elevato rischio sismico, come è stato dimostrato da numerosi lavori scientifici in pubblicazioni e volumi presentati nell’Isola? Nell’area abbandonata per il terremoto è stato proposto la realizzazione di un Parco Scientifico Naturalistico e delle Acque con un Laboratorio Sismologico avanzato, non un museo, dove ricercatori esperti e giovani in formazione potessero affrontare l’esplorazione della natura della sismicità di moderata energia ed elevata intensità, caratteristica proprio delle are vulcaniche attive, ma dormienti come Ischia. Questa proposta è stata ignorata o, meglio, cancellata dalle soluzioni possibili per l’area epicentrale, sostituita da una non soluzione per lo studio dei terremoti in un ambiente scientifico all’avanguardia, attrattore di giovani ricercatori in formazione. Il Parco proposto prevedeva anche la valorizzazione del patrimonio delle acque termali. Ma anche questo obiettivo è stato messo da parte.

Tanto è accaduto in questi otto anni dopo il terremoto del 21 agosto 2017. Ricordiamo i fatti in successione per la memoria dell’accaduto da trasferire a chi non c’era. La delocalizzazione della popolazione bisognava deciderla subito dopo l’evento sismico, in quanto la pericolosità sismica dell’area era ben nota sia dalla comunità scientifica che dalla popolazione che in parte vive nelle aree dei primi insediamenti realizzati dal Ministro dei Lavori Pubblici Genala all’indomani del terremoto del 1883. La memoria non ha cancellato quell’evento né la scelta del Ministro che decise di realizzare il nuovo insediamento alla Marina, mostratasi con il recente terremoto l’area di Casamicciola meno esposta agli effetti della sismicità. La scelta immediata della delocalizzazione avrebbe evitato lo strazio di una lunga attesa per poi concretizzarsi in una delocalizzazione obbligatoria. Nessuno è responsabile di questo errore evidente? Non andava bene la delocalizzazione e non andava bene anche la realizzazione di un moderno Centro Sismologico, che sarà sostituito da qualcosa che 150 anni fa era all’avanguardia, mentre oggi, se si lavora bene può diventare, al più, un museo. E per le Acque? Forse si sta approntando un altro progetto. Vedremo.

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