LE OPINIONI

IL COMMENTO Ischia e la “lezione” di Adriano

DI ANTIMO PUCA

Adriano “Capodiferro” è considerato la voce del Borgo Ischia pontino, conglomerato che, con le sue abitazioni ammassate una in parte all’altra assomiglianti a dei petali stretti, compongono la rosa che nel cuore profuma della storia del nostro castello medievale Aragonese. Ischia, dalle nobili e preziose origini magno- greche, come nobile e importante è ciò che Adriano racconta del borgo e della civiltà marinaro contadina, che curava il territorio e ne portava dell’utile, rendendo vivo ciò che nel passato era molto popolato in cui si svolgevano diverse attività. Adriano esordisce: “Se l’accoglienza ha un valore strategico per la promozione di un luogo turistico ed è determinate per il ritorno dei visitatori, insisto sul ruolo che i residenti possono avere per migliorarne gli standard. Una sorta vademecum/decalogo dei comandamenti che ciascun cittadino deve tenere: cura degli spazi privati e rispetto dei beni comuni; azioni di valorizzazione dei beni culturali e di tutela ambientale; condotte ecosostenibili; segnalazioni di inefficienze al Comune; miglioramento della qualità delle relazioni. Le parole d’ordine di un’accoglienza turistica di qualità sono: affabilità, ascolto, attenzione, comprensione, cordialità, cortesia, disponibilità, empatia, sensibilità e simpatia. Arrivava la spiaggia a piazzale delle alghe, così denominata perché il cattivo tempo portava le alghe. Fu poi realizzato uno scivolo per la salvaguardia dell’incline del mare e per l’attracco e lo stazionamento delle imbarcazioni. Si assiepano migliaia di persone in fila per un battello da intercettare per caricarseli. Rischio sicurezza. Un ipotetico pericolo per l’incolumità di chi vi passeggia. Quanta gente cade? Follia! In tanti scivolano e qualcuno finisce finanche in ospedale. Lo scivolo, molto esposto alle onde, sembra alzarsi e si abbassarsi. Servono corrimano, ringhiere, servizi. Una generale messa in sicurezza. I pericoli e la confusione sono stati sottolineati da tutti gli enti interessati e dagli abitanti del luogo. La pericolosità dello scivolo rischia di aggravarsi ulteriormente, in caso di piogge abbondanti. L’azione erosiva del moto ondoso provocato dal transito delle barche crea un arretramento e, sotto, escavazioni del terreno, tanto che la banchina per l’accesso agli approdi presenta notevoli fenditure. Come una sorta di fosso parzialmente ingombro di vegetazione, alghe, e quando c’è l’alta marea viene completamente allagato.

Una situazione davvero preoccupante per la mancanza di interventi di protezione e consolidamento e sostegno del tratto sponda, situazione che si aggrava col trascorrere del tempo”. Non si può immaginare una Ischia sostenibile senza mettere a punto prima un cambiamento per un turismo sostenibile. Ischia è il filo conduttore di un ragionamento complessivo su come funziona l’economia turistica. Adriano continua: ”Che scarsa lungimiranza direi che c’è stata una connivenza e complicità delle amministrazioni di ogni colore a partire dagli anni Settanta quando si è puntato allo sfruttamento commerciale e turistico. In un primo momento sono state delle scelte temperate, ora vediamo gli effetti e la sua fragilità di questo modello. È crollata la domanda. La monocultura turistica porta precariato nel lavoro e si mangia il territorio su cui si fonda perché porta benefici per alcuni, ma molti costi per la maggioranza. Ristoranti, pensioni ed alberghi della baia di Cartaromana depositano la immondizia nello stazionamento nella tarda mattinata. Ciò provoca grande imbarazzo per gli odori e contrasta il borgo marinaresco, pittoresco con le scale a collo di giraffa, barche ancorate nel mare o tirate a secco nel piazzale delle alghe. Un caleidoscopio di colori. Il camion della spazzatura deve stare al mattino presto presso la zona Ischia pontina affinché tutti possano confluirvi per depositare i rifiuti in quello stabilito orario. E poi ancora, auto controsenso. Si rendono necessarie video/telecamere di sorveglianza piuttosto che vigili che fingono di non vedere”. La conclusione è che una buona accoglienza non è solo un dovere per gli enti e gli operatori che si occupano di turismo ma deve coinvolgere tutti. Ciascun ischitano deve sentirsi parte di una “comunità ospitante” affinché il visitatore si senta “cittadino temporaneo” di Ischia. Se quest’isola vuole avere delle chance deve puntare ad attirare dei profili che vorrebbero trasferirsi, ma che non riescono, come accade a molti giovani che finiscono l’università o anche a chi vorrebbe tornare dall’estero. Da un lato ci sono tantissime case vuote e spazi vuoti, dall’altro tantissime persone che vorrebbero vivere qui e tante possibilità di creare occupazione che non sia solo turistica. Il successo turistico di Ischia comincia da ciascuno di noi. Dalla consapevolezza di cosa significhi vivere i luoghi. Da come curiamo i nostri spazi e rispettiamo i beni comuni. È un richiamo alla dimensione privata e al senso di responsabilità il vademecum dell’accoglienza turistica. Ischia è un museo del Mediterraneo tra passato e presente. Ognuno dovrebbe chiedersi come rendere i luoghi a misura di turista.

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