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LE OPINIONI

IL COMMENTO Ischia e la stagione, riflessioni e opportunità

DI CELESTINO IACONO

Siamo all’avvio dell’ennesima stagione turistica e di certo, c’è poco di che entusiasmarsi. Molte strutture, soprattutto quelle di discrete dimensioni, non hanno neanche aperto per le festività Pasquali. Quella, che dopo due anni di pandemia, si preannunciava come la stagione del riscatto, è invece partita molto sotto tono, a causa delle tensioni generate dalla guerra in Ucraina. In occasione della Pasqua e del ponte del 25 Aprile si è lavorato discretamente, dopo però, ahimè, il deserto. Si possono osservare bus turistici quasi pieni, ma scrutando bene, scorgiamo che si tratta di gruppi prevalentemente di anziani, i soliti che vengono intercettati dagli hotels facenti parte delle oramai note catene isolane, che hanno il (de)merito di aver trasformato Ischia in una località “low cost”. Su questo argomento, oltre il timido accenno, evito di avventurarmi, altrimenti non mi basterebbero tutte le pagine del quotidiano che gentilmente mi ospita. Un’altra difficoltà – mai avvertita prima – è rappresentata dalla mancanza di figure professionali da impiegare, non solo nel comparto alberghiero, ma in tutto l’indotto. Se fosse vero, come si racconta, che la colpa è di noi albergatori “schiavisti”, questo problema riguarderebbe solo la nostra isola, invece è una difficoltà rilevata in tutto il paese e soprattutto nelle località stagionali, come ampiamente riportato dalla stampa nazionale. Di certo anche noi albergatori (o una parte di noi) abbiamo le nostre responsabilità, ma la causa deve essere rintracciata altrove.

Il primo problema, a mio avviso, è certamente il Reddito di Cittadinanza. Lo ritengo un valido strumento di giustizia sociale, se venisse però erogato con la dovuta diligenza e attenzione, utilizzata in altri paesi europei. In Italia, invece, lo abbiamo dispensato a tutti, anche a ragazzi in giovane età, che avevano di certo la possibilità di cercarsi un impiego. Non a caso, leggiamo praticamente tutti i giorni, notizie di “migliaia di furbetti” scovati a percepire indebitamente il Reddito di Cittadinanza, segno evidente che è stato erogato senza la dovuta e accurata “due diligence” sullo stato patrimoniale e sullo stile di vita dei beneficiari. Per percepire l’agognato sussidio, la gente se n’è inventata una più del diavolo: chi ha simulato la separazione dal coniuge, chi si è tolto dallo stato di famiglia dei genitori e ha cambiato (fittiziamente) la propria residenza, insomma……i soliti sotterfugi che hanno reso noi italiani famosi – più corretto sarebbe famigerati! – nel mondo. Inoltre, erogare il reddito di cittadinanza a chi in realtà è in grado di lavorare, produce anche un incentivo al lavoro nero, perché i percettori della “donazione statale”, per arrotondare il non proprio lauto contributo, vanno alla ricerca di un paio di extra (non di più altrimenti si stancano) da svolgere durante il fine settimana, ovviamente senza essere regolarmente assunti. Essendo molte attività, anche nel settore della ristorazione, in difficoltà nel reperire risorse umane, si trovano spesso, loro malgrado, ad accettare il compromesso. Ovviamente il Reddito di Cittadinanza non è l’unico motivo della carenza di forza lavoro.

Un’altra causa, a mio avviso, è il recente sussulto del settore edilizio, che con i vari incentivi, bonus facciata, superbonus 110%, sconto in fattura 50%, ha segnato una piccola ripresa, grazie alla quale molti lavoratori prima stagionali, hanno trovato invece, impiego tutto l’anno. Un terzo motivo – sempre secondo il mio punto di vista – è rappresentato dalla scarsa attrazione che l’isola esercita sui nostri giovani e soprattutto le scarse possibilità di crescita umana e professionale che essa offre. La profonda crisi economica e sociale, che attanaglia la nostra meravigliosa isola oramai da diversi lustri, pesa soprattutto sui giovani, che non vedono la possibilità di potersi affermare professionalmente nel loro luogo d’origine e preferiscono, giustamente, recarsi all’estero dove intercettano maggiori possibilità di successo. Non meravigliamoci quindi, se finiscono, per rimanerci. Del resto, possiamo condannarli? Assolutamente no. Ripetiamo da anni sempre le stesse cose senza mai trovare il coraggio di intraprendere quei processi necessari a trasformare e riqualificare il prodotto “Ischia”, per renderlo più vivibile e fecondo di opportunità per chi lo abita e più attraente per chi dovrebbe visitarlo. Gestione dei rifiuti, istituzioni di parchi naturali, digitalizzazione delle infrastrutture pubbliche, piano traffico, portualità, formazione, energie rinnovabili, turismo sostenibile, decoro urbano, comunicazione e promozione, sono solo alcuni dei temi che andrebbero affrontati con urgenza e per i quali sarebbe opportuno redigere immediatamente dei progetti che riguardassero tutta l’isola, al fine di poter degnamente competere ed intercettare la quantità esorbitante e mai vista prima, di risorse economiche messe a disposizione dal PNNR.

Se ben utilizzate, davvero potrebbero rappresentare una svolta epocale e risolvere finalmente le criticità di cui l’isola soffre da tempo. Il primo problema, diciamocelo francamente e senza nasconderci dietro uni dito, è rappresentato dalla frammentazione amministrativa. Sei municipalità, che competono quasi fossero in concorrenza, nell’accaparrarsi (spesso senza successo) qualche risorsa regionale o europeo, non potranno mai fare la differenza. Ora non voglio fare una campagna a favore del Comune Unico, del quale sono un convinto sostenitore, ma voglio affermare con estrema convinzione, che Ischia ha bisogno di una nuova ed unica governance, per affrontare i problemi che riguardano l’isola d’Ischia nella sua interezza. Urge redigere progetti e mettere in cantiere tutte quelle azioni, che non potranno mai essere realizzate senza sedersi ad un tavolo comune.

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La cosa triste e deplorevole, è che le nostre sei Amministrazioni, hanno già tra le loro mani lo strumento per realizzare questa “nuova ed unica governance” senza dover rinunciare alla loro tanta desiderata autonomia: il “Patto per lo Sviluppo”. Di cosa si tratta? Questo piano, siglato da tutti le amministrazioni comunali nel novembre del 2015 e che vede il Comune di Forio capofila, è un piano strategico per lo sviluppo socio-economico dell’isola d’Ischia, che si proponeva di agire unitariamente tra i comuni e non in un continuo e serrato confronto competitivo, superando quindi, il frazionamento delle molteplici proposte di sviluppo senza coordinamento e in assenza di obiettivi concreti e concertati, con lo scopo di contrastare la crisi economica imperante da anni con progetti di ampio respiro in termini di infrastrutture, cultura, tecnologia e ambiente, agendo appunto unitariamente tra i Comuni e non divisi, da indebolire così la capacità di accedere alle diverse risorse finanziarie disponibili. Si è ritenuto, a ragione, che fosse giunto il momento di fare sistema e predisporre nuovi strumenti di governance e di pianificazione integrata dello sviluppo socio-economico dell’isola per permettere ai Comuni, sempre più poveri di risorse, di affrontare in modo più adeguato le grandi sfide che si stanno presentando. Credo sia opportuno ed urgente, che le amministrazioni si rimettano immediatamente al lavoro su questo progetto, che certamente rappresenta una reale ed importante opportunità, non solo per intercettare le ingenti risorse disponibili, ma anche per gestire finalmente il territorio in modo intelligente, ottimizzando costi e risorse per riaffermare quel prestigio, che la nostra isola assolutamente merita.

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