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LE OPINIONI

IL COMMENTO Ischia, ecco perchè è ora di destarsi

DI LUIGI DELLA MONICA

Con la Legge 164 dell’11 novembre 2014 (legge di conversione del D.L. 133 del 12 settembre 2014, cosiddetto “Sblocca Italia”), il Governo al tempo ha inteso adottare un Piano straordinario per la promozione del Made in Italy e attrazione degli investimenti in Italia finalizzato agli obiettivi citati e rivolto pertanto ad ampliare il numero delle imprese, in particolare piccole e medie, che operano nel mercato globale, espandere le quote italiane del commercio internazionale, valorizzare l’immagine del Made in Italy nel mondo, sostenere le iniziative di attrazione degli investimenti esteri in Italia. Dal sito dalla Agenzia Italiana per la promozione all’Estero delle imprese italiane.

Nello specifico l’Agenzia si occupa tra l’altro delle iniziative straordinarie di formazione e informazione sulle opportunità offerte dai mercati esteri alle imprese in particolare piccole e medie; di supporto alle più rilevanti manifestazioni fieristiche italiane di livello internazionale; della valorizzazione delle produzioni di eccellenza, in particolare agricole e agroalimentari, e tutela all’estero dei marchi e delle certificazioni di qualità e di origine delle imprese e dei prodotti. A questo Organo si aggiungono la SIMEST S.p.A., una società del Gruppo Cassa depositi e prestiti che sostiene la crescita delle imprese italiane attraverso l’internazionalizzazione della loro attività, la quale è controllata al 76% dalla SACE  e partecipata da banche e associazioni imprenditoriali. SIMEST persegue l’obiettivo di promuovere investimenti di imprese italiane all’estero e di sostenerli sotto il profilo tecnico e finanziario, concedendo finanziamenti a tasso agevolato per studi di fattibilità finalizzati a valutare l’opportunità di investire all’estero, realizzazione di strutture commerciali all’estero. La SACE S.p.A . – già Istituto per i servizi assicurativi del commercio estero – è la società autorizzata a rilasciare garanzie e ad assumere rischi di carattere politico, economico, commerciale e di cambio ai quali sono esposti gli operatori nazionali nelle loro attività con l’estero e di internazionalizzazione dell’economia italiana. Questa Agenzia ICE aveva la funzione di coordinamento dei vari dipartimenti del MISE e del MAE (Min Finanze e Affari Esteri) per il conseguimento del fine istituzionale dello Stato di proteggere il valore aggiunto, la marcia in più ideologico-commerciale del “Made Italy”, dell’italian style confluito nel manifatturiero imprenditoriale di qualità, ma non di semplice standard di mercato, ma di unicità ed irripetibilità. Quel senso, quel sapore intellettuale, quel non so che di identità italiana nel Mondo, che ci rende speciali, inimitabili, assolutamente italiani!

La Legge di Bilancio 2019, poco prima del maledetto COVID, ha fatto confluire nel Ministero degli Affari Esteri proprio la funzione di promozione e protezione del Made in Italy nel Mondo. Il 12 marzo 2022 ho avuto l’onore di partecipare al convegno, presso la sala stampa della Camera dei Deputati, per apprendere che l’EXPORT italiano nel 2021 ha fatturato 516 miliardi di euro, come ha brillantemente illustrato l’on.le Avv. Gianfranco Di Sarno, che ha invitato gli esponenti degli Ordini professionali napoletani e nazionali e del Consigliere Comunale di Napoli Avv. Gennaro Demetrio Paipais. Quest’ultimo anche nella veste di Presidente dalla Commissione di Studi insediata presso il Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Napoli, per la promozione e tutela del Made in Italy, congiuntamente al Segretario Avv, Massimiliano Tisbo. L’Ordine forense napoletano era rappresentato per delega del suo Presidente Avv. Antonio Tafuri dal consigliere Avv. Giacomo Iacomino. La conferenza è stata diffusa in diretta “whatch facebook”.

Chiedo scusa ai lettori se ho dovuto fare una lunga premessa, ma questa disamina era indispensabile per illustrare ai nostri isolani che è arrivato il tempo di destarsi. Gli strumenti normativi ed istituzionali sono stati incisivi ed innovativi per realizzare questo sogno. Non conosco la porzione di fatturato – ovviamente non intendo violare la privacy – degli imprenditori ischitani a questo piccolo miracolo italiano, ma è certamente giunto il momento di drizzare le antenne per quei pochi cari cittadini molto abili a criticare e dolersi, ma poco sensibili alla innovazione. Sono stato sollecitato ad intervenire nella conferenza ed ho rivendicato il ruolo capofila di Ischia nell’essere esponenziale e promotrice dell’italian style e del made in Italy, in ragione della specificità delle realtà piccolo insulari che costituiscono un unico nella loro essenza ecologica e turistica e della peculiarità di Ischia di essere la piccola isola più densamente abitata d’Italia. Il Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Napoli, primo in Italia, ha inteso selezionare un pool di esperti civilisti, fra cui si annovera l’augusto Avv. Sabino Sarno, e penalisti, i quali potessero coordinare l’Ordine forense e le realtà imprenditoriali a conoscere il quadro normativo di riferimento per agire in territorio economico estero.

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Del pari ha agito l’Ordine dei Commercialisti, i cui rappresentanti hanno ricordato che soprattutto in regime di pandemia non si è potuto fare a meno della mediazione libero professionale fra imprese, cittadini e Stato, nell’attività di consulenza e di studio in merito alla fattibilità del salto di crescita strutturale e finanziario delle piccole e medie imprese sul mercato estero. Grande interesse ha suscitato l’intervento del dott. Stanislao Napolano, quale rappresentante del mondo culturale, il cui Centro Studi del Mezzogiorno si propone di rilanciare il Made in Italy dal Sud, per il Sud e con il Sud. Egli ha urlato a chiare parole della necessità storica di trasformare il rilancio del made in Italy dal Mezzogiorno d’Italia, per far questo ha chiesto alle Istituzioni di implementare una sede dell’Istituto Italiano per il Commercio Estero a Napoli, perché presente solo in Milano e Roma; ha ricordato che la bassissima densità demografica di diverse Regioni del Mezzogiorno spesso apre orizzonti di investimento cospicue, ma la mancanza di infrastrutture li frena. Ancora, il danno immenso di avere nel Mezzogiorno pochi, pochissimi centri decisionali economico-finanziari, come un tempo è stato il Banco di Napoli, rallenta la crescita e riduce l’accesso al credito delle imprese piccole e medie meridionali. Mi domando quanti e quali imprenditori isolani stiano pensando di fondare un consorzio di imprenditori delle SPA ischitane – PER AQUAM SALUS – per creare una identità unica del made in Italy del termalismo, della vinificazione ischi tana, del cornetto ischitano, della zingara, del coniglio all’ischitana, dell’isola dove Renato Carosone, Peppino di Capri ambasciatori del neapolitan-italian style nel Mondo sono stati ospitati al PIgnatiello, al Rancio Fellone, al Castillo d’Aragona.

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Dalla storia che fu si analizza il presente e si rilancia il futuro. Una negativa caratteristica ischitana è pensare che il turista viene perché Ischia è bella e solo questa virtù possa bastare per farlo ritornare; non si leggono le recensioni internet che a volte descrivono disservizi e malfunzionamenti; molto spesso si pensa di lasciar correre, poiché ad un turista arrabbiato ne verrano altri…e poi ancora altri. Io credo che questa sia la maggiore forza negativa centrifuga dalla crescita globale di Ischia, come di tutto il Sud: ci sono contrade, frazioni, comuni gelosi delle bellezze altrui e chiusi nel campanilismo sterile ed improduttivo. Non si vuole partecipare alla cosa pubblica, oppure si critica senza ragion veduta: la cosa essenziale è chiudere la stagione turistica a novembre contare i soldi fino a marzo e preoccuparsi di accumulare senza investire in immagine, identità culturale e tutela del marchio Ischia.

Possiamo urlare all’Italia intera che Ischia è meravigliosa, ma le meraviglie vanno gestite con armonia e coordinamento: condivido quanto dice il Sindaco Del Deo che l’isola deve diventare come Cannes, ma dobbiamo arrivare ad una educazione imprenditoriale internazionale tutta la popolazione isolana, tutti i 68 mila abitanti, non solo gli addetti al settore turistico; non si deve delegare soltanto al tour operator privato, all’accompagnatore turistico la promozione culturale dell’isola, ma alla polizia municipale, creare un ufficio turistico finanziato dalla tasse di soggiorno e presente in tutti e sei comuni, in una parola investire in cultura per conseguire utili imprenditoriali. Isolarsi in un’isola ed attendere gli sbarchi per guadagnare reddito non è più un modello di vita perseguibile.

* AVVOCATO

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