LE OPINIONI

IL COMMENTO Ischia fuori dalle rotte culturali europee

Ischia, e per Ischia intendo gli amministratori pubblici ma anche alcuni imprenditori e intellettuali, incapaci di immaginare un futuro isolano fondato sulla valorizzazione di storia e cultura, non ha fatto nulla fino ad oggi (tranne lodevoli eccezioni) per rivendicare un legittimo ruolo da protagonista nella centralità delle grandi mete dei primi coloni greci e dei grandi movimenti di popoli che hanno posto le basi della cultura occidentale. Ischia non ha saputo valorizzare l’origine e la storia di Pithecusa come luogo strategico nelle grandi rotte dei coloni greci e naviganti provenienti da Grecia, Turchia, Albania, Tunisia, per proseguire in Corsica e Spagna. Cosa che invece altri hanno saputo fare e hanno approfittato del riconoscimento dell’Europa come “Rotta occidentale ed europea”. Il Consiglio d’Europa ha riconosciuto fino ad oggi 45 rotte, a partire dal Cammino di Santiago. Queste Rotte mirano alla valorizzazione della cultura occidentale, alla cooperazione tra paesi pilastri dell’Occidente, allo sviluppo di un turismo culturale sostenibile, basato sulla promozione del patrimonio storico, archeologico e paesaggistico del Mediterraneo; favorisce infine programmi di scambio tra le giovani generazioni.

Faccio l’esempio della Rotta di Enea, voluta dall’Associazione Rotta di Enea, fondata nel 2018, con sede in Roma, che presentò la candidatura all’Ufficio Rotte culturali del Consiglio d’Europa e ottenne il riconoscimento il 23 maggio 2021, con voto unanime dell’EPA. Tale Associazione collabora con il Comune di Edremit (Turchia), con la Fondazione Lavinium (Italia) e con numerose altre istituzioni europee. L’Associazione ha un Comitato Scientifico Internazionale e un Comitato Strategico degli Enti Territoriali. Per comprendere come sia un peccato l’assenza di Ischia da questi circuiti culturali, cito un paragrafo della rotta di Enea che si sviluppa in 21 tappe, tra cui Troia, Antandros, il Parco nazionale del Monte Ida, Delos, Creta, Castro di Puglia, Crotone, Trapani, Erice e Segesta (Sicilia), Cartagine (Tunisia), Palinuro e Cuma in Campania. Ecco cosa c’è scritto a proposito della meta di Cuma: “I primi resoconti di scoperte archeologiche a Cuma risalgono all’inizio dell’VIII secolo. I primi insediamenti indigeni di Cuma sono sull’acropoli e risalgono alla fine del IX prima metà dell’VIII sec. a.C. La città fu la più antica colonia greca d’Occidente, fondata da gruppi provenienti dalla città di Calccide ed Eretria, i quali si erano stanziati anche nell’isola d’Ischia (Pithecussai il nome greco) come dimostrano le prime tombe greche”. E’ scritto “Anche” nell’isola d’Ischia, come se fosse un corollario, un’appendice, che non onora la verità storica, secondo la quale Ischia precedette Cuma ,come insediamento euboico. Sulla storia archeologica di Ischia s’impegnano oggi alcuni meritevoli studiosi e archeologi (ne cito una per tutti: Mariangela Catuogno), ma loro sono studiosi, non fanno politica, non si occupano di sviluppo e strategia turistico culturale. Spetterebbe alle amministrazioni pubbliche trovare le vie di inserirsi nei circuiti europei culturali. Ovviamente la Rotta di Enea, non è il solo circuito che ci poteva interessare e vederci coinvolti.

Più di recente, è stato presentato, presso la Sala della Loggia al Maschio Angioino di Napoli, la Rotta di Focea, un progetto che ambisce ad essere riconosciuta dal Consiglio d’Europa. Di che si tratta? E’ un’alleanza progettuale e strategica tra il Comune di Ascea (Salerno), le coste di Focea in Turchia e le rive di Saronikos in Grecia, a cui si uniranno l’Escala in Spagna e la Corsica. Il progetto si rifà alla navigazione traVII e VI sec. a.C., dei coloni provenienti da Focea verso le coste mediterranee, ove fondarono Elea ( attuale Velia), culla della filosofia di Parmenide, Possibile che Ischia debba rinunciare a rivendicare una centralità mediterranea storico archeologica? Possibile che il dibattito politico amministrativo debba continuare a procedere raso terra, rinunciando a spiccare un volo alto, per quanto realistico? Parta dagli studiosi, dai ricercatori, dalle Associazioni culturali, dai cittadini che hanno a cuore l’identità storica dell’isola, un appello a chi di dovere per agganciare il treno europeo ed occidentale.

Ads

Articoli Correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Pulsante per tornare all'inizio