Il commento Ischia, il mare dei miliardari e l’altra faccia della medaglia

di Antonio Iacono
Ci sono immagini che raccontano un’isola meglio di mille campagne pubblicitarie.Un giga yacht di oltre cento metri, fermo davanti a Ischia. Centinaia di milioni di euro di tecnologia, design e lusso assoluto. A bordo miliardari, imprenditori, famiglie reali. Piscine, spa, cinema, eliporti, beach club, chef, equipaggi numerosi.E poi c’è Ischia, quella vera, quella che accoglie.
Perché sarebbe profondamente sbagliato pensare che l’isola debba diventare una destinazione esclusivamente per super ricchi. Il turismo di lusso è una straordinaria opportunità, ma Ischia deve continuare ad avere le porte aperte anche al ceto medio, alle famiglie, alle coppie, agli stranieri e agli italiani che scelgono con sacrificio di trascorrere qui le proprie vacanze.
Il problema, semmai, è un altro.È che accanto al lusso, all’eleganza e al turismo rispettoso, troppo spesso compare un’altra faccia dell’estate.Una faccia rumorosa, aggressiva, maleducata.E allora il contrasto diventa stridente.Il problema non è chi ha poco. È chi non ha rispettoSia chiaro: non è una questione di soldi.Una persona può arrivare su uno yacht da 500 milioni di euro ed essere un cafone.
E una famiglia che arriva a Ischia con un’utilitaria, dopo aver messo da parte soldi per mesi, può essere il turista ideale: educato, rispettoso, innamorato dell’isola, capace di lasciare un ristorante, una spiaggia, una strada o un albergo esattamente come li ha trovati.Il vero spartiacque non è il conto in banca.È l’educazione, il rispetto, è la capacità di capire che quando si entra in una comunità non si entra in una terra senza regole.
E allora stride terribilmente vedere, nello stesso mare dove sostano i giga yacht dei più grandi patrimoni del pianeta, scene che sembrano appartenere a un altro mondo.Stride con quei giganti dell’alta nautica la movida scomposta, il rumore gratuito, l’occupazione degli spazi pubblici come fossero proprietà private, i comportamenti arroganti, gli schiamazzi notturni, le risse, gli accoltellamenti, i danneggiamenti, le offese, le provocazioni.Stride il turismo quando diventa maleducazione, stride la vacanza quando diventa prepotenza, stride la libertà quando viene scambiata per impunità.
Ci sono poi i ragazzini di 6, 8 10 anni che di notte girovagano senza una meta, gruppetti che occupano tavolini, muretti, angoli delle strade, giocano a carte, urlano, ridono, disturbano.E anche qui bisogna essere onesti.Un’isola turistica deve avere spazio per i ragazzi, per la loro voglia di stare insieme, per la loro vitalità.Ma una cosa è stare insieme, un’altra è trasformare una strada, una piazza o un corso in una terra di nessuno, dove tutto sembra consentito e chi vive o lavora lì deve semplicemente sopportare.Perché il turista che ha pagato migliaia di euro per una settimana di vacanza non può essere costretto a dormire con le finestre chiuse per difendersi dal rumore.
E non può nemmeno essere costretto a camminare evitando bottiglie, rifiuti, gruppi molesti o situazioni potenzialmente pericolose.E stride anche un certo modo di vivere la strada.
Donne con costumi brasiliani indossati ovunque, anche lontano dalla spiaggia. Passeggiate sui corsi e nelle vie dei comuni dell’isola con un abbigliamento che appartiene alla spiaggia e non necessariamente a uno spazio urbano.Non è una questione moralistica.Ma il turismo è anche cultura del luogo.
E una località turistica non è soltanto una spiaggia senza confini: è una comunità, fatta di persone, negozi, chiese, ristoranti, case, alberghi e strade.La libertà individuale dovrebbe sempre incontrare il rispetto per gli altri.Le urla da un lato all’altro della strada, i richiami a voce altissima, le telefonate gridate come se ogni corso fosse un salotto privato, le auto con la musica a tutto volume, le discussioni per cose inutili.La sensazione, in certi momenti, che il rumore sia diventato una forma di presenza: se non ti fai sentire, quasi non esisti.E invece Ischia avrebbe bisogno dell’esatto contrario.Di più eleganza, di più misura, di più educazione; perché l’educazione è un servizio turistico.
Ed eccoci al punto.Per anni abbiamo ripetuto che Ischia deve puntare sulla qualità.Ma la qualità non è soltanto una camera d’albergo ristrutturata, una spa, un ristorante gourmet o uno yacht lungo 130 metri davanti alla costa.La qualità è l’esperienza complessiva: è trovare una strada pulita, è poter passeggiare tranquillamente, è sentirsi sicuri, è non essere insultati, è non assistere a una rissa, è non avere paura di attraversare una zona della movida, è poter dormire, è trovare servizi efficienti, è incontrare persone educate. Una persona che ha scelto Ischia invece di mille altre destinazioni deve trovare tutto questo. Ecco perché quei giga yacht, paradossalmente, ci pongono davanti a una domanda molto più grande della semplice curiosità per il lusso.
Quella capace di accogliere il miliardario americano che arriva con il suo yacht da 111 metri e poi si immerge ad Aenaria per conoscere la storia dell’isola?Quella capace di far scendere a terra il proprietario di un superyacht e portarlo a cena, a fare shopping, a visitare il Castello Aragonese?Oppure quella che tollera schiamazzi, violenza, degrado, inciviltà e comportamenti che finiscono per allontanare proprio quel turismo di qualità che diciamo di voler conquistare?
La risposta dovrebbe essere scontata. Noi non dobbiamo cacciare nessuno. Dobbiamo pretendere rispetto da tutti.Dal miliardario al ragazzo con pochi euro in tasca.Dal turista internazionale alla famiglia napoletana.Dal proprietario dello yacht al ragazzo seduto sul muretto.Perché Ischia non deve diventare un’isola per ricchi.Deve diventare un’isola all’altezza di tutti quelli che la rispettano.Perché il vero lusso è un’isola che sa farsi rispettare. Forse è proprio questo il messaggio che quei giganti d’acciaio ci consegnano quest’estate.I superyacht possono arrivare, possono restare davanti ai nostri porti, possono portare ricchezza, visibilità internazionale e opportunità. Ma non saranno loro a decidere il futuro di Ischia.Lo decideremo noi.Con la capacità di accogliere senza svenderci.Di essere popolari senza diventare volgari.Di essere accessibili senza accettare il degrado.Di essere un’isola amata dal ceto medio e, contemporaneamente, desiderata dai miliardari.
Perché il vero lusso non è possedere uno yacht da cento metri.Il vero lusso è poter camminare di notte per le strade di Ischia senza incontrare violenza, sedersi a un tavolino e sentire il rumore del mare invece delle urla, vedere i nostri ragazzi divertirsi senza paura e senza arrecare paura agli altrie accogliere chi arriva da lontano e sapere che tornerà a casa parlando di noi.




