LE OPINIONI

IL COMMENTO Ischia, la felicità non va in vacanza

DI RAFFAELE MIRELLI

Si conclude un anno complesso, sotto troppi punti di vista. Noi ischitani siamo portatori di bellezza. La coltiviamo negli occhi di chi ci vive, per una settimana, due, un mese. Siamo sempre pronti a farne un manifesto culturale, perché Ischia è bella nel suo essere. Siamo decisi a credere che sia l’isola più bella del mondo, ne siamo lusingati, perché ce lo dicono gli altri. Siamo felici quando ci mettono al centro dei dibattiti piacevoli, perché la bellezza ha a che fare con il piacere. E siamo pronti in ogni momento a difenderla, a promuoverla, quando offendono la nostra bellezza.

Ischia è davvero bella. Ma noi ischitani come siamo? Siamo felici? Ogni fenomeno di promozione collettiva legato all’isola ci mette in disaccordo e diciamo che – il disaccordo – è un nostro tratto distintivo. Ognuno di noi cerca la gloria dell’ultimo minuto, vuole sembrare il più intelligente della classe. Troppe volte assistiamo a una baraonda di opinioni che cercano solo di attirare l’attenzione. Difficilmente siamo mossi dallo spirito di autocritica, anzi, abbiamo inglobato nella nostra società persone e personaggi che gestiscono in modo disdicevole ruolipreminenti.

La bellezza ci rende felici? La bellezza, questo manifesto che abbiamo scritto negli anni, tutti, non ci rende felici. Siamo un popolo competitivo, aggressivo e questo ce lo dice la storia,ce lo dicono i nostri ospiti, ce lo dice sempre l’altro. Facciamo dipendere sempre la nostra felicità dagli altri, dai “turisti”. Augurare un felice anno nuovo significa capire se siamo felici, adesso. A me pare di no. La felicità – non essendo uno stato effimero –è costruzione individuale condivisibile.La felicità è lo Stato in cui viviamo. La felicità che perseguiamo tutti conserva una chiara logica. Si attua con progetti, passi definiti che tendono a garantirci un grado sempre maggiore dieudaimonia, come dicevano i greci.

Purtroppo, gli ostacoli che si interpongono tra noi e la felicità sono innumerevoli: abbiamo circa sessantacinquemila ragioni per essere infelici. Sembra assurdo ma è cosi! Siamo l’espressione di un territorio mal condiviso, anzi, non condiviso affatto. Ogni comune ha una sua visione della felicità e in ogni comune ve ne sonoaltrettante di carattere localissimo. La felicità degli abitanti di Panza non è la felicità di quelli che vivono a Ischia Ponte! Insomma, ogni persona, nel suo cammino individuale, vuole essere felice a modo suo, ponendosi al centro dell’azione collettiva, senza aver riguardo dell’altro.Così, però, si ostacola il raggiungimento della felicità altrui.

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Se non creiamo una comunità isolana, non saremo mai felici in grado sufficiente. Tutti.

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A ogni azione individuale corrisponde – infatti – un grado di infelicità collettiva. Diciamolo allora in modo chiaro: noi ischitani non siamo felici, per niente!

Se prendiamo in esame le informazioni dei quotidiani locali – mi riferisco al Golfo e ai format on line – potrete notare che gli articoli con più interazioni sono quelli legati alle tragedie, con un grandissimo share e una miriade di commenti, per la maggior parte fuori luogo.Anzi, essi divengono espressioni di individualismi gretti. Un’alta percentuale di interazioni riguarda soprattutto la promozione dell’isola.Per esempio, la trasmissionedi Angela, un motivo per sentirsi tutti partecipi di questa bellezza incommensurabile, ha prodotto articoli di ogni sorta, che mettono al centro sempre la stessa problematica: non ragioniamoinsieme, ci vediamo sempre come individui attaccati dagli altri, piccoli bambini in cerca di attenzione. E basta dai! Vogliamo capire che questa storia deve finire, che bisogna andare ormai oltre questo piccolo ego vorace di riconoscimento? Sono convinto che le sei espressioni comunali, le sei differenze che potrebbero fungere da risorsa a quest’isola, siano ormai gestite come ostacolo a un disegno di felicità collettivo. Questo perché gli interessi locali, individuali ce lo impediscono. Se riusciremo a metterci davvero d’accordo, capaci di perseguire un unico intento, Ischia potrebbe avvicinarsi alla felicità, sempre di più. Sapete perché? Perché ogni individuo sarebbe pronto a rinunciare in piccola parte al proprio interesse per perseguire quello comunitario. Perché l’intento stesso della comunità isolana e di tutti gli esseri umani è la felicità.

Bellezza e felicità – per essere chiari – camminano sullo stesso binario. Si può vivere senza bellezza, ma non si può vivere infelici. Potreste dire che la felicità è una questione di poco conto, invece per gli esseri umani sembra valere più di tutto. Chi tra di noi non cerca la felicità? Quanti tra di noi credono di vivere in un’isola felicissima? Il popolo ischitano non è felice, almeno adesso. Si dice felice, ma sa di non esserlo. Combatte per pochi mesi alla ricerca della felicità, quella chimera che ci consegnano i nostri ospiti, ma per il restante tempo dell’anno, il popolonaviga in una forte depressione spirituale. L’isola chiude tutti gli esercizi e quindi si chiude. Gli abitanti scappano, vanno a cercare fortuna altrove.

Felice anno nuovo. Si dice così. Perché la felicità è una pratica importante. Ma non è uno stato effimero – lo ripeto – non è una pioggia improvvisa che cade dal cielo. Essa è il progetto di una comunità, seria, ponderata, critica, educante. La felicità è uno stato di comunità, un grado permanente di realtà in cui ognuno di noi riesce a esprimersi, secondo delle determinate competenze. La felicità non ama la scostumatezza, non ama gli accattoni, non ama i rancorosi. Essa vive di connessioni, di legami, di amore. Abbiamo chiuso un anno difficile a livello globale, abbiamo capito che il mondo intero è connesso e certe problematiche lo rendono evidentissimo.

Abbiamo bisogno di un disegno comune e di poterlo vivere e sostenere insieme, con fierezza.

Non dobbiamo sentirci esclusi, mai.Non dobbiamo pensare che quello che non facciamo personalmente, non possa essere fattoda altri concittadini. Non dobbiamo ingaggiare lotte continue per vedere chi è più o meno bravo. Questo lo dico ai nostri amministratori e ai gruppi futuri che si muoveranno per la politica isolana. Dobbiamo saper metterci da parte con serenità.

Non abbiamo bisogno della mammina che ci dica: “Poverino, si è arrabbiato! E quello ha ragione!”

Basta. Siamo adulti. Noi tutti abbiamo il diritto di essere felici e dobbiamo costruire insieme felicità,perché la felicità non è perseguibile attraverso slogan, ma va costruita. La felicità, qui, non viene solo in vacanza. E allora che sia un anno nuovo, verso la costruzione e costituzione della felicità per tutti, belli e brutti.

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La forma è sostanza però, quindi la bellezza presente intorno a noi, pur non essendo necessaria, può essere anche sufficiente per farci vivere felici.
Comunque a proposito di economia, le terme offrirebbero la possibilità di favorire il turismo anche d’inverno, eppure nessuno sembra se ne sia ancora accorto.
Gli isolani piuttosto, fanno proprio di tutto per distruggere le bellezze che possiedono: il traffico regna caotico anche d’inverno, lo spregio per l’ambiente è sovrano, ed i turisti “peggiori” sono l’esempio da imitare.
La felicità parte dall’interno di ognuno di noi, e finché l’esempio da seguire sarà la napoletanità più “bastarda”, anche il buon vivere non riuscirà a metter radici, perché le regole del vivere civile resteranno sempre un optional!

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