LE OPINIONI

IL COMMENTO Ischia “paraferno”

Che mai vorrà dire? Cos’è questo neologismo “paraferno”, riportato nel Dizionario Treccani? Semplice, è un insieme di Paradiso ed Inferno ed è un vocabolo inventato dal teologo Paolo Benanti e dal filosofo napoletano Sebastiano Maffettone in un articolo, a doppia firma, per il Corriere della Sera. Sta a significare “intreccio tra elementi della realtà virtuale e vita reale”. Nessuno, allo stato, sa con esattezza dove porterà questa interazione, questa ibridazione di linguaggio e realtà fattuale. Questo vale in generale, ma abbiamo l’impressione che Ischia (probabilmente per il fattore insularità, forse per la trasformazione dell’isola in tempio del turismo consumistico e di massa) abbia accelerato più di altri verso il paraferno, verso cioè un purgatorio confuso ed equivoco, pronto a deviare verso il Paradiso o l’Inferno, ma non per volontà o progetto bensì per accadimenti casuali ed incidentali. Gli ultimi tragici accadimenti di Casamicciola confermano questa enigmatica immagine di Ischia Paraferno. Gli stessi elementi di bellezza paesaggistica, geologica, vulcanologica che fanno di questa terra un unicum rappresentano, nel contempo, un rischio assoluto nel momento in cui non vengono curati con la massima attenzione e non si ha il coraggio di drastiche scelte di delocalizzazione degli abitanti dall’epicentro dei sismi e degli smottamenti di un terreno particolarmente fragile e a rischio. Lo ha detto e ripetuto il vulcanologo Giuseppe Luongo, lo ha detto e ripetuto l’ing. Giuseppe Conte, lo ha insistentemente scritto la rivista Il Continente, lo abbiamo scritto anche noi, sprovvisti di competenze scientifiche ma dotati di semplice buon senso derivante dall’osservazione statistica dei fenomeni.

Ci sarebbero molte questioni irrisolte nell’isola che possono confermare questa situazione di “isola a metà tra il bene e il Male”. Considero la tragedia di Casamicciola troppo fresca e lancinante per poter aggiungere parole al troppo detto (anche a sproposito), scelgo pertanto di parlare di un altro argomento che pure affligge la nostra comunità e che può costare caro alle persone: la sanità. Il Governo ha stanziato nella manovra di bilancio 2 miliardi di euro. Cifra sufficiente? Assolutamente no, perché a stento tale cifra serve a compensare i maggiori costi dell’energia. E tuttavia va tenuto conto che nell’ambito dei fondi del PNRR ci sono cifre importanti stanziate per una riforma della sanità nel senso di decentramento dell’assistenza dalle strutture ospedaliere ai presidi territoriali o all’assistenza domiciliare. Come è noto il PNNR (Piano Nazionale di ripresa e resilienza) è articolato in sei missioni, di cui la sesta è incentrata sulla Sanità. E mi meraviglio come né la Regione Campania né i Comuni isolani e campani né i mezzi di informazione stiano parlando e illustrando ai cittadini che cosa comporterà questa “missione” sanitaria contenuta nel PNRR. Anzi, quando si parla dei problemi sanitari del nostro Ospedale e della carenza dei servizi sanitari territoriali, lo si fa ignorando del tutto quello che è stato programmato per essere realizzato da qui al 2026.

Allora cerco di riassumere, per informazione dei cittadini, i tratti salienti di questa riforma. Vengono completamente riviste le “cure di prossimità”, vale a dire che verranno istituite Case di comunità, per assistenza integrata sanitaria e sociale. Ce ne sarà una ogni 40-50 mila abitanti (e dunque Ischia ne avrà una). Queste Case dovranno assistere i pazienti in tutti gli aspetti (clinici, sociali, economici), privilegiando l’assistenza domiciliare e riducendo al massimo il ricorso al Pronto Soccorso. I medici di medicina generale, nella Casa di Comunità, dovranno condividere su piattaforma informatica le cartelle cliniche dei loro assistiti, in modo da assicurare che, in qualsiasi momento e qualsiasi sia l’operatore sanitario, di poter accedere al bagaglio di informazioni sul paziente. Oltre ai medici di Medicina Generale, le Case dovranno essere dotate di pediatri, specialisti ambulatoriali, infermieri e assistenti sociali e funzioneranno h 24, 7 giorni su 7. Tra gli specialisti ambulatoriali ci dovranno essere: diabetologo, cardiologo, pneumologo, urologo, oculista, ortopedico, geriatra, otorino, allergologo, reumatologo, dermatologo, neurologo. Per gli assistiti più fragili dovranno esserci corsie preferenziali in grado di assisterli entro 72 ore. Non perderemo il nostro Ospedale di Lacco Ameno, perché la riforma ne assicura uno ogni 50 mila-100 mila abitanti e Ischia (al di là della specificità insulare, rientra pienamente nella soglia).

Oltre l’Ospedale, ad essere coordinati da una Centrale Operativa territoriale (Ischia ne avrà una) ci sarà appunto la Casa della Comunità prima descritta, a cui sono collegate Case di Comunità spoke (periferiche) per assistenza locale 12 h/giorno, 6 giorni su 7, diretta ai malati cronici; RSA ed Hospice con almeno 10 posti letto, per le cure palliative per i malati terminali che in parte vengono continuate a domicilio; la cura della salute mentale e cure per dipendenze e disabilità. Un numero telefonico (112-118) servirà a mettersi in comunicazione per i casi di emergenza e urgenza, un altro numero telefonico (116-117) servirà per le cure mediche non urgenti. Ci si impegna ad assistere almeno il 10% degli ultrasessantacinquenni al proprio domicilio, compreso cure riabilitative. Ci si dovrà preoccupare di pasti, igiene personale, pulizia domestica, trasporto, contributi economici. Saranno invitate e coinvolte Associazioni di cittadini che vorranno contribuire all’opera di caregiver. In ogni Casa di Comunità saranno obbligatori il punto prelievi e l’assistenza domiciliare, supportata da un’Unità di continuità assistenziale (UCA), formata da un medico e un infermiere, che agirà soprattutto in casi di focolai endemici. Per realizzare questi obiettivi, che possono essere realtà o fantascienza secondo le capacità che gli amministratori centrali e territoriali avranno la capacità di crederci ed impegnarsi, sono stanziati – dai fondi PNRR – 8,42 miliardi di euro. Saranno istituite 1.350 Case di Comunità e ci vorranno 35.130 infermieri di famiglia. Ecco, è di queste cose che partiti politici, televisioni, giornali dovrebbero parlare, non di aspetti che riguardano poco la vita quotidiana dei cittadini. Piuttosto che disperdere soldi pubblici in rivoli di aiuti a questo o quel segmento socio-economico secondo le inclinazioni del Governo del momento, spendiamo di più per la Sanità di cui tutti i cittadini sentono il bisogno. Ischia si batta per questa importante inversione di tendenza della Sanità, che va incontro alle esigenze territoriali popolari. Mai più la vergogna di file interminabili, all’esterno, sotto la pioggia, dei cittadini, per una banale pratica di anagrafe sanitaria! Mai più i viaggi della speranza in Italia del nord per interventi delicati. Mai più malati costretti a fare i pendolari del mare. Solo così Ischia uscirà dal Paraferno. Egregi dirigenti politici, signori amministratori, assieme a tutto ciò che occorre per la tutela ambientale, per la cura del territorio, per la prevenzione dei rischi di calamità naturali, riversiamo tutto l’impegno e le risorse sui settori che tutelano l’integrità fisica e psichica dei cittadini. Solo così Ischia uscirà dal Paraferno, dal purgatorio attuale. Solo così transiteremo da “società dimezzata” (come Il Visconte di Calvino) a “società realizzata”.

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