DI LUIGI IACONO
Ischia è un’isola, ma amministrativamente è composta da sei Comuni. Questa realtà non è di per sé una debolezza. Lo diventa quando la frammentazione delle responsabilità impedisce di costruire una visione condivisa e di affrontare come sistema problemi e opportunità che, per loro natura, riguardano l’intero territorio.
Per questo il tema non è soltanto quello di avere amministrazioni efficienti. Ischia ha bisogno di amministrazioni forti, autorevoli e di temperamento, capaci di assumere responsabilità, di scegliere le priorità e, soprattutto, di guidare i processi di sviluppo mettendo in relazione tutti i soggetti che contribuiscono alla vita dell’isola.
Un territorio moderno non cresce attraverso l’azione isolata di un solo interlocutore. Cresce quando soggetti diversi riescono a riconoscere un interesse comune e a trovare un equilibrio tra esigenze che, necessariamente, non coincidono.
Nel caso di Ischia e non solo, gli attori fondamentali sono almeno cinque: le amministrazioni comunali, il sistema finanziario, la società civile e i consumatori, il mondo del non profit e dell’impresa sociale, le imprese.
Sono soggetti diversi, con responsabilità, interessi e capacità di intervento differenti. Nessuno può sostituirsi agli altri e nessuno, da solo, può governare la complessità dell’isola.
Il sistema finanziario può sostenere investimenti e accompagnare i processi di trasformazione. Le imprese producono lavoro, servizi, innovazione e ricchezza. Il non profit e l’impresa sociale intercettano bisogni e fragilità che spesso sfuggono alle risposte tradizionali. La società civile esprime partecipazione, controllo e senso di appartenenza. I cittadini e i consumatori, con le loro scelte, orientano inevitabilmente il mercato e la qualità dell’offerta.
Ma questi interessi diversi hanno bisogno di un punto di equilibrio.
Ed è qui che torna centrale il ruolo della politica e delle istituzioni locali.
Il Comune non deve fare l’imprenditore, né sostituirsi alla società civile, al sistema finanziario o alle imprese. Deve fare ciò che nessuno degli altri attori può fare al suo posto: garantire la visione d’insieme, stabilire le priorità, creare le condizioni per cooperare e contemperare interessi diversi nell’interesse generale.
In un’isola divisa in sei amministrazioni, questa funzione diventa ancora più importante.
Non basta che ogni Comune amministri bene il proprio territorio. È necessario che esista una capacità di dialogo e di coordinamento sulle questioni che superano i singoli confini amministrativi. Altrimenti il rischio è che sei buone amministrazioni, ciascuna impegnata legittimamente a perseguire i propri obiettivi, producano sei politiche non necessariamente coerenti tra loro.
È una contraddizione che Ischia non può continuare a permettersi.
La necessità di superare questa frammentazione emerge con particolare evidenza quando l’isola si trova ad affrontare situazioni che mettono alla prova la sua stessa capacità di funzionare come sistema. Le difficoltà nei collegamenti e negli approvvigionamenti, le tensioni sul mercato dei carburanti e le ripercussioni sul costo delle merci ricordano quanto la vita quotidiana di Ischia dipenda da equilibri logistici ed economici che vanno ben oltre i confini dei singoli Comuni.
L’insularità non è soltanto una condizione geografica. È un fattore che incide sul costo della vita, sulla competitività delle imprese, sulla mobilità delle persone e sulla continuità dei servizi. Quando i rifornimenti si complicano o i collegamenti subiscono interruzioni, le conseguenze possono estendersi rapidamente alle famiglie, alle attività produttive, al commercio e al turismo. E non si fermano certo al confine tra un Comune e l’altro.
È proprio in queste circostanze che si comprende quanto sia importante una capacità di governo condivisa. Sei amministrazioni possono intervenire ciascuna per le questioni di propria competenza, ma una crisi che investe l’intera isola richiede anche una lettura comune del problema, una valutazione coordinata delle priorità e una rappresentanza unitaria delle esigenze del territorio.
I sei sindaci non possono, da soli, risolvere una crisi dei trasporti, determinare il prezzo dei carburanti o garantire tutti gli approvvigionamenti. Possono però evitare che le difficoltà si traducano in sei risposte separate e potenzialmente disomogenee. Possono condividere le informazioni, coordinare gli interventi di competenza comunale, tutelare la continuità dei servizi essenziali e rivolgersi con una posizione comune alla Regione, al Governo, alla Prefettura e agli altri soggetti responsabili.
Una voce unitaria non risolve automaticamente i problemi, ma può rendere più forte e riconoscibile la rappresentanza degli interessi dell’isola. Soprattutto, consente di non affrontare ogni emergenza come se fosse un fatto imprevedibile, anziché una vulnerabilità strutturale da gestire con strumenti adeguati.
Lo stesso vale per il caro vita. Il problema non può essere ricondotto a una sola causa né risolto con un unico intervento comunale. Richiede dati condivisi, un confronto con gli operatori economici, attenzione alle condizioni delle famiglie e iniziative coordinate per migliorare l’accessibilità dei servizi e contenere, dove possibile, i costi che gravano sulla comunità. Anche su questo terreno, la collaborazione tra i sei Comuni può contribuire a individuare priorità comuni e a sostenere richieste più solide nei confronti delle istituzioni competenti.
Per questo occorre costruire progressivamente una regia pubblica dell’isola. Non necessariamente un nuovo organismo o un’ulteriore struttura burocratica, ma una capacità politica e istituzionale riconoscibile, autorevole e stabile di mettere allo stesso tavolo i diversi protagonisti e di orientare le loro energie verso obiettivi comuni.
Il primo passo dovrebbe essere un tavolo permanente dei sei sindaci, con incontri periodici, obiettivi condivisi e la possibilità di attivarsi tempestivamente nelle situazioni di emergenza. Un luogo di confronto che non cancelli le autonomie comunali, ma consenta di affrontare insieme le questioni che nessun Comune può risolvere efficacemente da solo.
A questo dovrebbe affiancarsi un’agenda comune per le questioni strategiche dell’isola: trasporti marittimi, approvvigionamenti, caro vita, servizi essenziali, infrastrutture, tutela del territorio e sviluppo economico. Non una somma di dichiarazioni d’intenti, ma un percorso fondato su priorità verificabili, responsabilità definite e interlocuzioni coordinate con gli enti sovracomunali.
Il modello dovrebbe essere quello di un equilibrio dinamico.
Come in un sistema nel quale i diversi livelli devono essere continuamente regolati, anche a Ischia il peso dei singoli attori può cambiare a seconda del problema. Su un tema potrà essere centrale l’impresa, su un altro il mondo sociale, su un altro ancora il sistema finanziario o la partecipazione dei cittadini. Ma deve esserci sempre qualcuno capace di tenere insieme il quadro complessivo.
Questo qualcuno, in una democrazia locale, non può che essere la politica.
Non una politica che pretende di controllare tutto, ma una politica capace di governare le relazioni, assumere decisioni e garantire che gli interessi particolari trovino una composizione nell’interesse generale.
È questa la vera sfida per i sei Comuni.
Ed è anche il modo più concreto per affrontare, senza ideologismi, la prospettiva del Comune unico. Perché prima ancora di unire formalmente le amministrazioni, occorre imparare a far funzionare l’isola come un sistema.
Il Comune unico può essere una prospettiva istituzionale da discutere, valutandone vantaggi, costi, limiti e conseguenze per le comunità locali. La cooperazione tra i sei Comuni, invece, è una necessità immediata. Non richiede di cancellare le identità territoriali né di rinunciare alle autonomie, ma di riconoscere che esistono problemi comuni che esigono risposte comuni.
Questa cooperazione richiede amministrazioni forti, capaci di dialogare ma anche di decidere, di ascoltare ma anche di assumere responsabilità. Richiede sindaci consapevoli che la difesa degli interessi del proprio Comune non è in contraddizione con la costruzione di una strategia per tutta Ischia. Al contrario, in molti ambiti, è proprio attraverso una strategia condivisa che ciascuna comunità può ottenere risultati migliori.
Ischia non ha bisogno di sei solitudini amministrative.
Ha bisogno di sei Comuni che sappiano essere protagonisti di una visione comune, e di una regia pubblica capace di mettere in equilibrio istituzioni, imprese, finanza, società civile e terzo settore.
Le difficoltà negli approvvigionamenti, il peso dei trasporti sul costo della vita e la vulnerabilità dei collegamenti con la terraferma richiamano una verità essenziale: l’isola può essere divisa amministrativamente, ma le sue fragilità sono condivise. E quando è in gioco la continuità della vita economica e sociale, nessun Comune può considerarsi estraneo a ciò che accade negli altri.
Fare sistema non significa pensare tutti allo stesso modo. Significa riconoscere gli interessi comuni, comporre le differenze e trasformare, quando possibile, le esigenze dei singoli in una direzione condivisa.
Per Ischia, questa capacità non è più soltanto un’opportunità di sviluppo.
È una necessità del presente.
