IL COMMENTO Ischia tra blu e verde

DI LUIGI DELLA MONICA
Una prima sperimentazione del ponte pasquale ha messo in luce ed in ombra le caratteristiche dell’isola. Il comune denominatore riconosciuto dai turisti di tutta Italia: la bellezza. Questo è il “brand” Ischia che tira tutto il sistema. Nei promo e nelle clip sui canali telematici o sui social si afferma ossessivamente: “venite ad Ischia, un’isola bellissima, anzi la più bella del Mondo”. Chi sono io per dissentire? E’ un dato inconfutabile, ma non per questo bisogna vivere di rendita del passato e della bellezza residua del territorio. L’aggettivo residuo è quanto mai calzante. Non oso immaginare cosa fosse agli occhi dei nostri nonni o bisnonni il territorio incontaminato di inizio 20esimo secolo, pur essendosi da poco consumata la tragedia di Casamicciola del 1883. Spiagge ampie, immense e piene di rena, battigia e dalle acque trasparenti, cristalline e pescosissime (non si dimentichi la mattanza di Lacco Ameno) per le immense praterie di posidonia, che costituivano fonte di nutrimento per una ricca fauna di media taglia, cibo preferito da tonni e pescespada. Se veramente tutto fosse incontaminato come allora, potrei dire senza mezze misure che tutte le altre isole del Mondo sarebbero una pallida idea di cosa possa essere Ischia, che rappresenterebbe un unicum di economia verde e blu, pietra miliare in tutto il pianeta per condizioni di benessere e bellezza paesaggistica e geomorfologica.
Ma andiamo a comprendere il vero significato di economia verde e blu, a prescindere dalle capziose e demagogiche campagne ambientaliste, che mal celano soltanto il delirio di visibilità di alcuni. Economia verde significa implementazione delle tecnologie più avanzate e progredite per coniugare lo sfruttamento imprenditoriale di un luogo, in armonia con l’ecosistema e le caratteristiche geomorfologiche e microclimatiche. Per questo motivo, un’isola che riceve luce solare per 11 mesi all’anno, non può fare a meno di fruire della tecnologia dei pannelli solari atti a produrre energia elettrica e termoidraulica, quanto meno sul tetto dei suoi uffici pubblici ed incentivando anche i privati stessi. Economia verde significa, nel solco del Parco Naturale del Monte Epomeo, mappare e censire ogni metro quadro di zona verde, di zona urbana, creare una sentieristica destinata alla coesistenza di cacciatori, coltivatori diretti, turisti, isolani residenti o avventori. Non credo sia una bestialità, visto che in Alto Adige ho scoperto che piste nere per sciatori agonisti, si intersecano con percorsi per slittini o trekking destinati a persone non avvezze agli sport da discesa libera. Ovviamente a nessuno è venuta in mente la geotermia, che in Islanda è la regola, vale a dire utilizzare le sorgenti termali non aventi caratteristiche taumaturgiche per i trattamenti sanitari ed utilizzarli per piccoli e medio-grandi impianti energetici. Esistono ancora palazzi, condomini e schiere di case non servite del gas metano, perché ci si perde in mille cavilli burocratici e\o litigiosità intestine, per ritardare una somministrazione che in terraferma esiste da oltre 80 anni, ma sull’isola si fa difficoltà a metabolizzarla come ogni cambiamento di benessere.
Ci si duole tanto dell’avvento sciagurato dalla direttiva europea Bolkestain, che sicuramente chi scrive non condivide, ma che avrebbe almeno nei suoi intenti programmatici di evitare ciò che esiste ad Ischia, come in altre parti del Sud, forse facendo eccezione in positivo il Salento e ciò a dire non basta una palafitta e quattro assi di legno ed una baracca per mettere su un bar e qualche panino, facendolo pagare ai costi della alta gastronomia “gourmet”. Le concessioni demaniali dovrebbero quantomeno imporre in concreto, non solo sulla carta, che i gestori si dotino di strutture all’avanguardia e non semplici ristrutturazioni di manufatti risalenti agli anni 50’: tutto dovrebbe inserirsi in un armonico quadro architettonico e paesaggistico. La gestione dei rifiuti che esporta ingegneri e progettisti italiani a Copenaghen, come anche nel centro storico di Vienna, potrebbe intravedere la costruzione di un termovalorizzatore, anche di piccole dimensioni, ma certamente ci si dovrebbe scontrare con le gelosie di un Comune, piuttosto che di un altro, per capire la competenza amministrativa della ubicazione e conduzione dell’impianto; con le pretese dei trasportatori marittimi delle ecoballe. Se alcuno ardisse controreplicarmi che si tratta di forte impatto ambientale, lo condurrei per mano a vedere il cantiere o ex cantiere della Siena, che ad Ischia Ponte ha perforato per circa 10 metri ma forse più la terra grassa, allo scopo di interrare un parcheggio multipiano, che doveva sicuramente essere preceduto da uno studio serrato e puntuale di fattibilità geologica, allo scopo di evitare i conti salati ed ineluttabili con la falda freatica. Economia blu significa usare i Fondi del Patto per lo Sviluppo, che stava citando Graziano Petrucci nel suo scorretto di questa settimana, per attingere qualche milione dei 150 destinati all’isola e migliorare o creare dal nulla la rete fognaria sottomarina e depurare tutto il litorale balneabile. La balneazione è polmone economico produttivo per l’isola, anche non squisitamente originato dalle spiagge.
Economia blu è mappare le praterie di posidonia, impedire l’ormeggio ai natanti ed ai diportisti selvaggi, che vengono dirottati in campi boe all’avanguardia, costituenti delle vere e proprie piattaforme in mezzo al mare ma lontane almeno un miglio dalla costa, per arricchire le cooperative di barcaioli, le piccole attività di ristorazione rivierasche ed anche gli alberghi, casette e pensioncine, senza accosti caotici ed illegali. La Guardia di Finanza ha scoperto una festa di pasquetta a titolo oneroso illegale, ma mi verrebbe da pensare quanti di questi diportisti nella stagione estiva pagano l’accosto e soprattutto quanti di loro usano lo shampoo per i capelli e gettano rifiuti umidi e talvolta anche indifferenziati e plastici a mare. Le bandiere blu sono attrattive per i motori di ricerca turistici e possono giustificare qualche aumento di costo, rincaro sui corrispettivi dei servizi recettivi (alberghi, b&b, stabilimenti balneari). Negli ultimi giorni, tutti i turisti sono stati felici di visitare l’isola e torneranno, ma dobbiamo maturare la consapevolezza che il cambiamento epocale verso la economia verde e blu potrebbe condurre il sistema Ischia a trasformarsi da media isola sopravvivente con redditi procreati dal benessere dell’era Rizzoli ad un piccolo Principato di Lichtestain o di Monaco: basta solo accogliere i cambiamenti della globalizzazione ed espellere i campanilismi reazionari.







