LE OPINIONI

IL COMMENTO Ischia tra identità, fusioni, somiglianze e gemellaggi

Si è parlato, di recente, del gemellaggio del Comune d’Ischia con Matera, così come è ritornato di attualità il tema del Comune unico, grazie ad un tour informativo che l’Acuii sta facendo nei vari Comuni isolani . Di conseguenza si è parlato molto di identità locale, di differenze e omogeneità, di passato e futuro dell’isola. Nella discussione c’è, però, un difetto di fondo, un “ non detto”, un vuoto che va riempito.

Parlare di identità locale, limitandosi a considerazioni storiche, abitudini e costumi consolidati che consiglierebbero la separazione o valutare esclusivamente i vantaggi economici, efficientistici, di snellimento burocratico, che verrebbero introdotti con la fusione dei Comuni, coglie aspetti parziali del problema. Il “ vuoto” da riempire è la ricerca di ciò che unisce, anziché la sottolineatura di ciò che separa. E questa esigenza non è solo di quelle realtà comunali indecise se fondersi oppure no. E’ un’esigenza antropologica e sociologica più profonda, che riguarda ogni forma di aggregazione umana. Se oggi riemergono pericolose idee di suprematismo razziale, di presunta superiorità di una cultura su un’altra, di prevalenza religiosa di un culto su un altro, infine di una presunta superiorità etica di un partito politico su un altro, è per il motivo che la natura umana è portata a differenziarsi piuttosto che a trovare punti di contatto con “ gli altri”. Cito tre libri illuminanti che ci aiutano a capire; il primo è “ Somiglianze, una via per la convivenza” di Francesco Remotti, professore di Antropologia culturale all’Università di Torino. Remotti sostiene che dopo secoli di esaltazione delle “individualità” e delle singolarità, è arrivato il momento di ricercare le “ somiglianze”.

Non a caso, il professore, prima di questo libro, ne aveva scritto due altri “ Contro l’identità” e “ L’ossessione identitaria”. L’identità provoca sì un’unione, ma ristretta, generando “ alterità”, chiusura, limitazione. Genera, inoltre, staticità, fissità storica, frena il futuro e il dinamismo sociale. Significativa la definizione che Remotti usa per differenziare il “ dividuo” dal “ condividuo”, ovvero l’individuo che si chiude dall’individuo che si apre alle relazioni. Il secondo libro che cito è “ L’identità non è di sinistra” di Mark Lilla, professore di storia alla Columbia University. Lilla imputa e contesta, alla sinistra americana e mondiale, di essersi smarrita nell’inseguimento di una miriade di identità parziali, frammentate e divisive. E questo movimento  liberal della parcellizzazione identitaria si origina in particolare dalle Università. Ci si batte per l’identità sessuale, razziale, di genere, addirittura di tifo sportivo piuttosto che per una più generale lotta per l’emancipazione culturale ed economica del “ cittadino” nella sua totalità e nella sua qualità di persona in relazione con le altre persone. Delle due componenti ineliminabili per il progresso dell’umanità e cioè il liberalismo e il socialismo, mix inscindibile, si è pigiato il pedale solo sul primo tasto dell’individualismo libertario, dell’io, ignorando il “ noi”. Se non comprendiamo questa evidenza antropologica e sociologica, continueremo a dibattere di identità, autonomia comunale o fusione di Comuni, con grande confusione.

Qui si innesta la questione dei “ gemellaggi”, ultimo dei quali quello intercorso tra il Comune d’Ischia e la Città di Matera. Ovviamente sono d’accordo con tutti quelli che hanno sottolineato l’importanza e l’orgoglio di un gemellaggio con una città splendida, in questo momento alla ribalta culturale europea ed emblema di un possibile riscatto del Mezzogiorno. Una sola osservazione: i gemellaggi sono un’ottima prova che è possibile ricercare “ somiglianze” anziché differenze, ma è necessario, per l’efficacia dell’iniziativa, che le cittadinanze interessate vengano preventivamente ed emotivamente coinvolte. Le operazioni di vertice, anche se avvengono con Sindaci eccellenti come quello di Matera, non entrano nella carne viva dei cittadini.

Le decisioni frettolose e non coinvolgenti rischiano di generare superficialità di giudizi. Ad esempio, nella ricerca di elementi comuni, si sono fatte anche azzardate ipotesi di natura etimologica, come l’eventuale provenienza dei cognomi isolani Mattera e Matarese da Matera o magari della località di Monterone da Monterrone di Matera. Un minimo di verifica avrebbe evidenziato che, come da studi di Mirabelli, Giuseppe Baldino, G.G. Cervera, Antonina Garise De Palma, Giovanni Castagna, la koiné ellenica spiega sia l’origine del nome “ Matera” sia quella di molti cognomi isolani, ma senza intermediazioni ed incroci tra Ischia e Matera. In particolare si consulti “ Ricerche, contributi e memorie 1944-1970” di Giuseppe Baldino, a cura del Centro Studi dell’isola d’Ischia e si consulti Giovanni Castagna in Rassegna d’Ischia n.3/2011 che confuta, così come fa Antonina Garise De Palma, la derivazione etimologica con cui D’Ascia fa discendere da Matera i cognomi isolani Mattera e Matarese. Ma questo, ovviamente, nulla toglie alla storia culturale di entrambe le località, all’importanza dell’architettura rupestre e a un comune riscatto dall’antica miseria. Matera riscattata, agli albori della Repubblica, dalla condizione subumana della vita in grotte degli abitanti e in promiscuità con gli animali . Ischia passata velocemente, negli anni del miracolo economico, dall’agricoltura e pesca ad un turismo esplosivo. Paradossalmente, nel momento in cui Matera passa dalla condizione di “ vergogna d’Italia” alla luce della ribalta turistico culturale d’Europa, Ischia viene additata dai mezzi di comunicazione come la “ nuova vergogna d’Italia” per un presunto primato di abusivismo edilizio e di un presunto scandaloso condono  tombale. E’ da questa “ vergogna” che Ischia ora deve riscattarsi. A nulla pare sia servita la bellezza ancora viva dell’isola d’Ischia , location tuttora di film importanti o di sceneggiati televisivi come lo splendido “ L’amica geniale”, tratto dal libro di Elena Ferrante. Anche in ciò l’isola è accomunabile a Matera, location di memorabili film, due su tutti: “ Il Vangelo secondo Matteo” di Pier Paolo Pasolini ( 1964) e “ La passione di Cristo” di Mel Gibbson ( 2004), entrambi ricostruttivi di una Palestina così realistica e credibile da essere preferita, dai due registi, alla stessa Palestina moderna, alterata da nuove case, condomini e kibbutz.

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In un aspetto importante dovremmo imitare la Matera di oggi: la capacità che essa ha avuto, oltre che di proporsi come capitale europea della Cultura 2019, anche di essere attrattore di capitali privati che finanziano restauri di importanti opere. Matera lo ha fatto con l’Impresa Rigoni di Asiago che sponsorizza i lavori di restauro della cripta di San Giovanni in Monterrone ( XI secolo) della Chiesa di Santa Maria in Idris, la più importante delle chiese rupestri, a pochi passi da quella piazza San Pietro Caveoso, dove a gennaio Gigi proietti, su Rai Uno, ha condotto una favolosa inaugurazione di Matera capitale. Chiudo con la citazione di un terzo libro, l’ultimo dell’etnologo e filosofo Mark Augé: ” Chi è dunque l’altro?”. In precedenza Augé aveva fatto scuola sul concetto di “ non luogo” riferito ai grandi centri commerciali, aeroporti, stazioni ferroviarie, tutti quei luoghi insomma “ spersonalizzanti”, di smarrimento degli individui. Con l’ultimo libro invece si sofferma sui “ super luoghi” ovvero quei piccoli luoghi che ci aiutano a “ coesistere” con gli altri, a con-dividere. Anche la semplice linea di mezzeria di una strada ci abitua a tener presente che ci sono regole da rispettare se vogliamo convivere in pace con gli altri. Conclude Augé: “ Guizziamo nel mondo come pesci rossi nella loro boccia; è venuto il tempo di interessarci alla boccia”. E noi ischitani viviamo come esseri distinti ed individualisti nel perimetro dell’isola; è venuto il tempo di individuare ciò che ci unisce e di riconquistare un senso di appartenenza collettiva.

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