CRONACA

IL COMMENTO Ischia tra musica, eventi e perplessità

DI ANTIMO PUCA

“Classica musica che incentiva ai ragazzi a drogarsi”. -“Musica da grandi spazi tipo campo sportivo e spiagge come fanno a Forio e non in un borgo storico dove andrebbero bene musiche da bande musicali classiche e napoletane”. -“Avremmo voluto stare aperti ma per causa rumori che nell’interno del negozio si trasformano in amplificazione ossessionante chiuderemo alle 22.25 invece delle 23.45”. -“Se ci fossero stata musiche belle, non da drogati”. -“Un ringraziamento a chi l’ha organizzata. Forse sarà anche lui un drogato?” -“Ma chi ascolta musica del genere ?”. Queste le dichiarazioni di cittadini ed esercenti locali sabato 13 giugno nella piazzetta adiacente il pontile durante lo svolgimento di Autocton Garden, una serata pensata per animare il borgo tra musica dal vivo, dj set e vita di piazza. La musica, sia dal vivo che in forma di dj set, è uno dei principali aggreganti soprattutto per i giovani, i quali avrebbero modo di mettere a frutto o anche solo di vivere fuori dalle cuffie una passione sana e culturale. La questione “inquinamento acustico”, dovrebbe essere al centro del dibattito politico e sociale dove la sera in alcune zone diventa praticamente impossibile assistere a una esibizione dal vivo se si escludono i grandi eventi e i grandi concerti che fanno parte soprattutto dei cartelloni e delle cosiddette feste comandate. Responsabilità su quello che sarebbe in sostanza uno spegnimento progressivo dei luoghi ci sarebbero. E sarebbero in capo a chi avrebbe scelto la strada della sanzione invece di quella della collaborazione.
Con una politica diversa si potrebbe far fiorire una movida sana fatta anche di musica dal vivo e convivenza con i residenti.

La musica dal vivo ha a che fare con una serie di gestioni, costi, dinamiche che già di per sé costituiscono delle difficoltà abnormi contro cui i gestori dei locali devono necessariamente scontrarsi. Le disposizioni comunali emanate negli ultimi anni (pandemia e non pandemia) non fanno altro che tagliare quasi definitivamente le gambe a tutti gli attori del settore. Il Tar (Tribunale amministrativo regionale), a onor di cronaca, riconosce la necessità di abbassare i decibel prodotti dal “rumore” che nell’area sforano i 55 decibel previsti dalla legge nelle ore serali. Chi dovrebbe dare le autorizzazioni assumerebbe a volte comportamenti privi di buon senso e buona educazione che si tradurrebbero nella politica della multa facile. Creare un “ecosistema” culturale sano, vivo e vegeto, al di là dei grandi eventi, potrebbe offrire qualcosa di più di un aperitivo-cena-cocktail, sequela dopo la quale la scelta obbligata risulta essere solo la branda o andare in quei locali che, quelli sì, sono frequentemente di degrado, sarebbe possibile. Abbiamo i centri cittadini oramai espressione del settore Horeca in tutto e per tutto, vuoi per evoluzione fisiologica, vuoi soprattutto per licenze date a pioggia nell’ultimo quindicennio, che si sono installate in contesti comunque ad alto tasso abitativo, cosa che rende spesso difficile la convivenza delle rispettive esigenze. Abbiamo però i centri storici che, per motivi forse del tutto fortuiti, sono passati da quelle che erano zone degradate a punti di forte richiamo notturno, che hanno i propri apice e che hanno sicuramente meno densità abitativa rispetto ad altri centri. Cosa impedisce allora alle nostre giunte di sviluppare e foraggiare ambienti in cui possano convivere le necessità di una parte della cittadinanza che reclama la tranquillità con quelle di un’altra parte che vorrebbe muoversi in un territori viv, tenendo presente il valore sociale ed aggregante? Una Ischia vecchia, antica, dove dovrebbe arrivare un piano di risanamento acustico di cui si dovrebbero attendere le ordinanze, ovvero, le restrizioni. Ma che potrebbe dunque essere ripensato nell’ottica di una movida diversa dall’aperitivo-cena-cocktail riaprendo anche alle serate di musica live. Se così non è, è perché si sarebbe più preoccupati di tenere voti che di proporre un’offerta culturale di intrattenimento a misura di giovane. E questo perché la popolazione cittadina ha un’età media tendenzialmente alta. Questa tendenza in questo momento storico può solo aumentare e la fascia di elettorato attivo tra i venti ed i quaranta anni costituisce una parte non prominente. Tutto ciò fa pensare che la volontà di avere un’isola simile ad una casa di riposo potrà riconfermarsi anche in futuro. A questo si aggiungerebbe la necessità di avere amministratori e dirigenti che siano ben a conoscenza della realtà notturna isolana, indirizzando i controlli ai locali realmente causa di disagi, smuovendo per una volta gli operatori sul campo con cognizione di causa e non solo accanendosi con multe insensate sulle poche realtà che cercano di offrire qualcosa di più di alcool a basso prezzo e pattume musicale.
Si dovrebbero fare distinzioni tra chi rispetta le regole e chi non le rispetta quando si parla di divertimento notturno, uscendo dall’ottica di quella che è una politica della sanzione a tutti i costi, esaltando il valore di quei locali che, al contrario, hanno voglia di creare una reale offerta che vada oltre il bandone. Per quanto poi vi siano Leggi nazionali che rendono il tutto ancor più vincolato, la sensazione di tanti cittadini è che comunque la situazione sia lasciata al suo spegnimento, andando di male in peggio.
Se ci si trova nella situazione in cui ci trova, e cioè nella sostanziale impossibilità di fare musica dal vivo nei locali del territorio, soprattutto negli orari serali-notturni, è perché quelle responsabilità che sono in capo alle attuali giunte, hanno preso le mosse già da quelle che l’hanno preceduta. Servirebbe un cambio di visione o, se si parla di sana movida che può essere veicolo di cultura come la buona musica è, non si potrà fare altro che dare il colpo di grazia alla vita culturale isolana.

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