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LE OPINIONI

IL COMMENTO Ischia, universo che respira tra tecnica e nichilismo

di LUCIANO VENIA

Il mondo che abbiamo esperito fin da bambini non è più. Ogni certezza va sgretolandosi ed una istantanea caducità delle cose soffia potente nelle vele del relativismo rendendo ogni dogma una antica superstizione. Del resto i principi supremi della logica creduti verissimi e intangibili, inalienabili e inattaccabili sono anche essi una convenzione. Heidegger elaborò una legge per descrivere il fondamento, quello che tutti andiamo cercando per ogni origine ed ogni spiegazione. Perchè in assoluto c’è l’essente e non il nulla? Questo è il lessico forbito del filosofo che nulla altro è, se non lo stesso quesito che io da bambino mi ponevo senza trovare alcun esito al pensiero: se prima vi era il nulla come è possibile che sia nato e sussista qualcosa? Come può esserci il mondo con le stelle e il mare, le cose e gli uomini, il pensiero e il canto, la poesia e l’amore se prima non esisteva niente? Ebbene il principio di identità cioè A=A, il principio di differenza A # da B o il principio di non contraddizione, se A non B, hanno tutti bisogno di un più alto e antecedente logico, il principio del fondamento. Il filosofo di “Essere e tempo” sostiene che questo principio sia andato in letargo per tredici secoli dopo le escogitazioni dei classici e si sia risvegliato solo con Leibniz assumendo via via una più netta definizione. Ma a riprova che ciò che appare semplice è esso stesso complesso, Heidegger dice che questo principio supremo suona con una doppia tonalità; anzi, la legge del fondamento fa girare in circolo il pensiero poiché da un lato essa dice “Niente è senza fondamento”; dall’altro capovolge con accentazione diversa il suo stesso significato ultimo – che noi rendiamo qui con una diversa punteggiatura- e dice “Niente è; senza ragione”. Grandioso. La legge fondamentale funziona quasi come l’esperimento dei fotoni alla base della fisica quantistica quando viene osservato che essi attraversano istantaneamente tutti e due i percorsi possibili passando per due fessure, due fondamenti.

Sovviene qui, per inciso, la definizione di Hegel secondo cui “la contraddizione è la natura intima del reale” e qui si aprirebbe uno sconfinato ragionamento sulla natura duale del mondo, sugli opposti complementari, sui principi essenziali…..Di sorvolo mi piace ricordare che alcune aporie della fisica quantistica vengono risolte ipotizzando una colossale visione dell’universo anzi del pluriverso mediante la elaborazione della “teoria a molti mondi” secondo la quale, ogni evento della storia apre a una biforcazione con la nascita di universi paralleli tutti coesistenti e veri a seconda delle scelte compiute. Un esempio cinematografico è quello del film “Sliding Doors” laddove il protagonista vive due futuri a seconda del fatto che riesca o meno a prendere la metropolitana. Ecco che lo stupore dei greci di fronte alla natura si trasforma in sgomento al cospetto di questa verità che dopo essersi annunciata si ri-vela. In fondo questo perfetto essere delle cose non solo stupisce e impedisce alle parole di descriverlo (come se la logica si inoltrasse su un sentiero interrotto) ma rimanda a quella fisis dei greci, questa natura che si schiude da sé e che incontriamo davanti a noi o essa stessa germoglia in noi. Heidegger recupera nel suo stupendo filosofare un notevole contributo che viene dalla mistica e da Angelo Silesio che, vissuto nel milleseicento afferma “per l’anima non è mai notte” un concetto che ha la potenza del pensiero di Eraclito e che il monaco esprime ne “Il pellegrino cherubico”. Ma di Silesio, Heidegger utilizza un altro passo, quello nel quale rifulge la visione della fisis come natura autoschiudentesi: “La Rosa è senza perchè, forisce poiché fiorisce; di sé non gliene cale, non chiede di esser vista”. Al perchè si aggiungè un poiché che reclama per l’uomo un atteggiamento meditativo o contemplativo che può rendersi col tedesco, Gelessenheit (l’abbandono) che implica la serenità. La Rosa poi è simbolo del Mistero.

Torno all’inizio. Il mondo svanisce poco a poco come un vecchio filmato che si deteriora sotto l’incedere della innovazione tecnologica da un lato, l’impianto (l’apparato, il sistema) e per effetto di quella forza inarrestabile che Nietzsche aveva profetizzato 150 anni fa, il Nichilismo. Friedrich Nietzsche lucidamente vede ciò che adesso sta accadendo: “Ciò che narro è la storia dei prossimi due secoli. Descrivo ciò che verrà, ciò che non potrà avvenire in modo diverso: l’avvento del nichilismo. Questa storia può essere raccontata già ora; poiché qui è al lavoro la necessità stessa. Questo futuro già parla in cento segni, questo destino si annuncia dappertutto; per questa musica del futuro tutte le orecchie già sono tese. Tutta la nostra cultura europea già da lungo tempo si muove con la tortura della tensione, che cresce di decennio in decennio, come se andasse verso una catastrofe: inquieta, violenta, precipitosa: come un fiume, che vuole arrivare alla fine, che non si ricorda più, che ha paura di ricordare”. (Nietzsche, La volontà di potenza). Ebbene questo nichilismo, mostro onnivoro che divora ogni credenza, ogni ordine ed ogni valore reca disordine, anomia, spaesamento, disincanto, disconnessione dal proprio passato personale e comunitario, violenza, disperazione. La scomparsa delle lucciole denunciata da Pasolini è l’effetto dell’inquinamento causato dalla produzione intensiva del capitalismo, dalla implementazione di una tecnica sempre più devastante che si mostra col volto gentile dell’utilità crescente per l’uomo e che invece ne depaupera senso, orizzonte, spazio vitale, significato esistenziale, storia e trascendenza. L’uomo è solo, ormai sciolto da ogni comunità che le ideologie del materialismo prono al capitalismo (comunismo e liberismo) vogliono annullare mediante il politically correct agitato sapientemente dal mainstream. Vengono colpite famiglie, partiti e sindacati, scuole, religioni ovunque vi sia comunità il finto progresso porta la divisione e l’annientamento.

Una parte di questo discorso per via sociologica la compie Zygmunt Bauman, recentemente scomparso, quando descrive la società liquida odierna – cioè quella del capitalcomunismo e quella dell’impianto della tecnica dico io – laddove come un topolino sulla ruota l’uomo è costretto a correre per rimanere allo stesso posto e dove la società capitalcomunista (mia definizione) come un fiume impetuoso – forse quello della citazione di Nietzsche sul nichilismo – trascina tutti via senza la possibilità di mantenersi a riva o di aggrapparsi alle rocce. In questa chiave la filosofia trasmuta e si fa scienza, non quella del mondo cartesiano con poche incognite e spazi delimitati ma quella immensa e meravigliosa e perciò spaventosa dell’infinito e dell’illimitato che la teoria quantistica comincia a delineare senza riuscire peraltro ad andare oltre i suoi capisaldi, lasciando un infinito ancora da pensare. La mia dialettica è quella del Mondo Integrale dove ogni evento ed ogni fenomeno si cumula e si conserva nello stadio successivo senza alcuna dispersione. Ischia, qui e ora, è il luogo dove questo pensiero si dispone e si articola. Ma qui la parola incontra sul proprio sentiero un ponte levatoio e per ora resta ferma. Intorno al nostro scoglio superbo ondeggiano i mari dell’Odissea e della civiltà greco-romana poi cattolica e infine europea ed occidentale. Un Universo di senso. Universo che respira.

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