LE OPINIONI

IL COMMENTO Ischitani, salviamo la nostra dignità umana

DI LUIGI DELLA MONICA

Scrivo a quell’angelo di 22 giorni che non ha avuto il diritto di vedere la luce del giorno il 23esimo giorno della Sua piccola e preziosissima esistenza. Quel bimbo che forse alle due oppure alle tre del mattino aveva fatto la sua poppatina ed aspettava altre tre o quattro ore per mangiare ancora attaccato al seno della sua giovane mamma, ma non è stato così. Madre Terra, Gea madre di Cronos, il grande titano, non ha voluto ed è stato travolto dal fango, spero con una fine terrena quanto meno dolorosa possibile, anche perché, chi crede, sa che adesso abbiamo un altro angelo in cielo. Una giovane famiglia morta tutti abbracciati, in una postura che avremmo vissuto noi tutti decine, centinaia di volte. Il piccolo Giovan Giuseppe, che portava il nome del nostro Santo patrono, non è riuscito a vedere il suo 23simo giorno. Giovan Giuseppe, invece è l’uomo che miracolosamente si è salvato, estratto vivo dalla fanghiglia putrida e gelata.

Scrivo ai quei bimbi di 6 ed 11 anni, che meritavano di morire, perché eredi dell’abusivismo isolano. Io spesso ha attaccato duramente quanti voltavano le spalle alla barbarie putiniana della “disinformatia”, la guerra psicologica per prostrare e sconfiggere le menti degli avversari, dei “nemici”: operazione speciale e non guerra, crimini umanitari in Donbass…bla…bla…etc…etc… Allo stesso modo, è in atto un disegno mediatico di colpire l’anima, la dignità, il diritto degli ischitani di piangere una tragedia epocale. Certa stampa nazionale, ne è prova la dichiarazione del Capo della Protezione Civile dott. Curcio e la intervista televisiva a Gaetano Ferrandino, coordinatore del nostro giornale, le dichiarazioni del Ministro Fitto, ha bollato l’evento come tragedia annunciata dall’abusivismo, come pratica diffusa, generalizzata e cancerosa dell’isola. Una sola parola mi viene in mente: dolore per le vittime, per i loro familiari, per i soccorritori che stanno piangendo di non essere stati in grado di salvare tempestivamente tutte le vittime e non riescono a trovare i dispersi. Un altro pensiero per quanti della stampa nazionale, hanno denunciato l’abusivismo come la causa generatrice della morte: vergogna!

Anche la dott.ssa Carcaterra, ha tuonato con il volto consunto dal dolore: basta aggressioni mediatiche, fate lavorare i professionisti per cercare i dispersi e date il tempo agli isolani di piangere. Esperti, espertoni, Soloni, professoroni si sono scannati per apparire con le loro belle cravattine e comparizioni televisive per gloriarsi de “l’avevo detto io”…. Cari geologi della chetichella, buffoni di corte pagati dal servizio pubblico, quello stesso che caccia a calci un palpeggiatore di culi a 84 ani ed un attore esperto e celebre per una maglietta satirica, perché recante una scritta antiradical chic sulla schiena di un veterocomunista conclamato, siate pronti a prendere le vostre responsabilità, nel qual caso l’”abusivismo ischitano” non c’entri nulla con la frana. Spiegatelo a quel bimbo di 22 giorni e chiamatelo abusivista e figlio di abusivista, meritavi di morire. Si finge improvvisamente di dimenticare che lo stesso Commissario Legnini ci ha ricordato recentemente che dovevano cambiare le norme, troppo obsolete e confliggenti tra loro, per procedere alla ricostruzione delle abitazioni terremotate.

Fabrizio Curcio, capo della Protezione Civile

Si sta sputando fuoco su 27 mila pratiche di condono edilizio giacenti negli archivi dei sei comuni isolani, ma la notizia sta passando come se vi fossero dagli anni 80 circa 27mila immobili abusivi su di un territorio di 44mila kmq. Vale a dire che vi sono 1,62 alloggi abusivi per ogni metro quadrato dell’isola? Stiamo veramente dando i numeri della follia. Esistono case abusive in Ischia e negli altri Comuni insulari, ma il fenomeno patologico della c.d. casa costruita in mezzo al nulla ed alla vegetazione, che avrebbe acuito gli effetti letali, è un falso mito rispetto alla decodifica dell’evento di sabato notte. Queste pratiche di condono giacenti, per il condono uno, due, tre e quater, che si nega l’ex Premier Conte, ma che non intendo contestare nel merito se sia vero o meno perché non ho approfondito la questione specifica, non hanno ad oggetto una intera abitazione, del tipo villino in mezzo al bosco, ma si riferiscono a porzioni di abitazioni legittime e dotate di debiti titoli edificatori, quali ad esempio, senza avere presunzione di conoscere tutta la materia edilizia, un gazebo, un forno delle pizze, una tettoia, un garage, un patio, una piscina, un solarium, un corpo di fabbrica su di un terrazzo panoramico… Non credo che questi oggetti di condono, pur senza negare e condannando il fenomeno illegale, siano salvifichi della responsabilità morale, culturale e sociale di diffondere alla pubblica opinione ricostruzioni dei fatti mendaci e distorte. Se è vero che le case non potevano insistere su via Celario, allora Vi intimo di avere il coraggio di evacuare 800mila abitanti sulle pendici del Vesuvio perché dopodomani saranno a rischio di morte sicura, così come il bradisismo nel Campi Flegrei potrebbe abbattere tutte le costruzioni nell’area puteolana.

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Quando cadde giù il ponte Morandi il 14 agosto 2018 io pensai alla mostruosità degli automobilisti caduti in basso mentre stavano praticando una azione della vita umana qualsiasi: guidare. Sono morti, ma il ponte non era abusivo, ma si è scoperto in sede giudiziaria ben altro, per poi vedere che il Ministro Toninelli tuonante contro la concessionaria, a cui si paventava la revoca, dopo qualche tempo venire esodato.

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Per questo penso e tremo gelido al pensiero delle povere famiglie nel caldo del proprio letto, con i bimbi stretti attorno all’amore genitoriale, una notte qualsiasi dormire e morire brutalmente. Alla giovane donna Eleonora che consapevole del pericolo chiede aiuto al papà, come qualsiasi figlio farebbe ed il padre è costretto ad arrestarsi davanti alla furia del fango che gli impedisce salvare la sua piccola. Sono costernato, indignato e stomacato da tanta insensibilità e tanta malvagità scientificamente preordinata a privare l’isola della sua umanità, dignità e compostezza. Cari uomini di cultura del Regime, vi parla un uomo libero ed indipendente: Ischia rialzerà la testa e si pulirà il viso dal fango della disperazione e del dolore, ma quel fango sui volti dei soccorritori insozzati dalla spasmodica frenesia di trovare i superstiti e di ripulire le strade sparirà e macchierà di nero putrido e verminoso i vostri cuori di pietra. Un grazie commosso ed energico agli uomini professionisti o volontari del soccorso, che hanno senza alcuna esitazione lasciato le loro famiglie, per lanciarsi sulle navi con il mare in tempesta e porgere aiuto a chi soffriva.

* AVVOCATO

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