IL COMMENTO La Bit e l’isola tra luci e ombre

DI LUIGI DELLA MONICA
Le sei delegazioni dei Comuni di Ischia hanno partecipato entusiasti ed ebbri di soddisfazione alla borsa internazionale del Turismo di Milano. La Regione Campania con abile campagna mediatica ha elogiato la resilienza di Ischia, come modello unico ed inimitabile, da portare ad esempio positivo in tutta Italia. Sin qui nessuno osi contestare, men che meno chi scrive, ma guardiamo l’evento dal lato forestiero della visuale d’insieme. In primo luogo, forse per una ignoranza di cultura generale, molti non conoscono la suddivisione in sei enti locali, ma addirittura credono che Sant’Angelo sia un Comune a parte, come addirittura che il Fungo di Lacco Ameno sia contiguo a Casamicciola, che purtroppo hanno individuato specificamente solo in seguito alla tragedia del novembre 2022.
In secondo luogo, si aspettano che, dopo lo sbarco ad Ischia Porto, non debbano affrontare ben sei tariffe diverse di tasse di soggiorno o di trasferte taxi, per fare un esempio elementare, ma mai e poi mai si immaginerebbero che le ordinanze per lo sbarco differiscono per sei Comuni.
In una parola, il forestiero, soprattutto quello intervenuto nel cuore della Lombardia a visionare lo stand, proietta nella sua mente Ischia, come un brand unico ed inscindibile, non pensando minimamente che allorquando vi sbarcherà, per raggiungere Ischia Ponte dovrà fare i conti con la “piramide di Cheope” incompiuta, ma infissa alla rovescia nel sottosuolo (parcheggio La Siena), oppure per raggiungere Forio d’Ischia dovrà attraversare almeno cinque o sei autovelox e se sbaglia a parcheggiare, ganasce pecuniarie della polizia locale. Certamente non sto elevando un inno alla illegalità: non è affatto nel mio stile. Sto solo palesando i forti stress emotivi e psicologici che un forestiero che ha goduto delle bellezze visive dello stand a Milano si troverà ad affrontare quando ci verrà a fare visita; per non parlare delle apocalittiche attese all’imbarco veicoli, di cui i tour operator non parlano sui blog o sui siti di promozione, oppure delle tariffe diversificate fra un vettore marittimo ed un altro, o ancora della impossibilità oggettiva di poter acquistare online il biglietto di imbarco, con la clausola “salvo verifica disponibilità posti in biglietteria”.
In questi giorni sto valutando, se possibile una breve vacanza in Trentino: stentate a crederlo ma ci sono alcune mete sciistiche che offrono le terme in mezzo alle nevi. Nell’ultima ondata di alta pressione molti isolani sui social si rallegravano del mare d’inverno. Tutti i lettori sanno che sto parlando della Baia di Sorgeto, ma io che sono di Ischia Ponte sfido chiunque dei miei concittadini ad aver mai parlato ad un turista, anche occasionalmente conosciuto, della possibilità del c.d. bagno d’inverno; a limite si è parlato della lodevole e piacevole tradizione del bagno di Capodanno alla Mandra, ma il campanilismo esasperato porta a tacere le bellezze dell’altro versante, per il timore che distrattamente il turista possa dimenticare di favorire o privilegiare il proprio sito. Dalle foto e dalle dichiarazioni di entusiasmo degli Amministratori delegati dai nostri Comuni è apparsa una grande famiglia, coesa e raggruppata a coorte per il bene dell’isola, in nome del rilancio strutturale ed epocale. Nessuno si è però preoccupato di chiedere al Governatore De Luca quale pericolo possa costituire l’apertura dello scalo aereo di Pontecagnano per Ischia, visto che la intera Provincia di Salerno e quella di Napoli Sud che racchiude Pompei ed Ercolano, potrebbero isolare ancora di più l’isola più scomoda delle tre del Golfo da raggiungere.
Tutto ciò stride ancor di più con la recente notizia dell’asta immobiliare dell’hotel “Solemar” ad Ischia Lido, che non è l’unica azienda strategicamente ubicata nel cuore commerciale di un Comune isolano, basti pensare alla insolvenza dell’hotel “Terme Augusto” in Lacco Ameno e tanti altri ancora di medie dimensioni a Forio e quello che fu dichiarato un tempo “il bar più bello d’Europa”. Leggendo i commenti in coda alla notizia social di “Teleischia” si scorge da un lato la consapevolezza della crisi ormai irreversibile del sistema “Ischia”, dall’altro la pia illusione che si tratti di un incidente di percorso.
Naturalmente ho la mia opinione in proposito, ma il sintomo che forse qualcosa si sia rotto non può sfuggire all’opinione pubblica. Forse è tramontato il tempo dell’ossessiva necessità di ampliare le dimensioni o le unità delle camere disponibili, per contenere il tutto esaurito, nella alta stagione. Non lo nego che questo accadeva sino alle ore 19.00 del 21 agosto 2017: sold out, tranne che per i saccoapelisti sulla spiaggia (scherzo perché è vietato). Un picco di fiamma verso l’alto fu la stagione del 2022, ma adesso dal 2023 in poi, con la flessione verso il basso di oltre il 30% delle presenze turistiche, la parabola è discendente, per cui bisogna prenderne atto. La resilienza non è una novità sull’isola: dapprima della costruzione dell’acquedotto campano, i nostri avi erano maestri nel senso di adattamento e la storia ci rammenta che terremoti ed alluvioni non sono stati episodi rari.
Gli isolani hanno nel codice genetico una radice forte come la quercia per contenere la violenza mortifera della natura, quindi il nostro Governatore De Luca ha scoperto l’acqua calda su di un’isola ricca di sorgenti termali calde.
Il problema è che la globalizzazione se determina un cambiamento come quello vissuto in questi mesi da noi è in grado di spazzare via sacrifici economici e finanziari messi insieme da generazioni di imprenditori. Il cadere a poco, a poco, delle strutture alberghiere del tipo alveare, che per essere gestite necessitano di costi fissi molto elevati e di una tassazione tipo francese, ma con servizi pubblici essenziali di poco superiori all’Africa del Nord, è conseguenza di mancanza di interlocuzioni serie, fattive e strutturate fra imprenditoria ed istituzioni pubbliche. Non voglio essere equivocato, perché sicuramente queste relazioni esistono, ma per i risultati che portano nella vita quotidiana e concreta sono meramente formali e stilistiche. Gli Amministratori pubblici non possono imporre in un’economia di mercato di aprire le strutture termali, ma certamente possono coordinare i servizi sul territorio e con la Regione, in vista della ventura autonomia differenziata, per creare le condizioni corrette ed idonee atte a consentire agli operatori economici di non chiudere, se non per il sacrosanto diritto costituzionale ad un mese di ferie.
Per arrivare a tanto, con la stessa velocità brutale e globalizzata con cui dal 2022 al 2023 abbiamo registrato un decremento massiccio di presenze, bisogna fare squadra, ma non a parole o nelle fotografie da incorniciare al BIT, ma con progetti concreti, coordinati e strutturati. Sono consapevole che l’inchiostro sprecato da questo giornale a pubblicare il mio testo sarà sterile ed inascoltato il significato, ma non voglio arrendermi all’indifferenza, perché ho il dovere da genitore di affermare con orgoglio a mio figlio che non sono rimasto in silenzio come tanti a questo non più lento declino dell’isola.
* AVVOCATO







