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LE OPINIONI

IL COMMENTO La campania e le sfaccettature della zona rossa

DI LUIGI DELLA MONICA

Nulla di nuovo, visto che il nostro Governatore De Luca fa aveva insistentemente richiesto al Consiglio dei Ministri la dichiarazione dello stato di emergenza elevato. I circa 21 dati che le Regioni devono periodicamente trasmettere al Ministero della Salute hanno finalmente determinato il salto dal colore giallo a quello aggiormente grave. Sulla trasmissione Titolo V della Rai3, che sta andando in onda ogni venerdì sera, da qualche settimana, il giorno 13 novembre sono state interpellate varie firme del giornalismo nazionale ed il Direttore Sallusti, della testata Libero, ha affermato con ironia gratuita e noiosa, che De Luca aveva messo in atto una sceneggiata napoletana; gli ha fatto, giustamente a mio avviso, da contraltare Aldo Cazzullo del Corriere della Sera, affermando che non vi sia una questione Nord-Sud sulla sanità, ma un problema di emergenza globale.

Il fatto che la televisione di Stato abbia soffermato l’attenzione sulla riforma del Titolo V della Costituzione e sulla L.Cost. n.3\2001 che ne ha determinato l’introduzione nel nostro ordinamento giuridico conferma il mio modesto parere che essa sia l’origine di tutti i mali nella gestione odierna della pandemia e l’aporia di tutto il sistema sanitario nel suo complesso. Voglio partire da un dato giuridico, storico e politico, per spiegare le mie considerazioni critiche. Ricordiamo che nel 1978 si gridò alla riscossa del bene comune, con la nascita delle unità sanitarie locali, quali enti polispecialistici di erogazione generalizzata delle prestazioni mediche, gestite dal Ministero della Sanità, il quale assorbì tutte le Casse Mutue private, che per intenderci vennero derise dal Grande Alberto Sordi nel film caposcuola “Il dott. Guido Tersilli, medico della mutua”. Successivamente, dopo circa un trentennio il Governo Berlusconi le trasformò in aziende sanitarie locali e creò le aziende ospedaliere, cercando di improntare il servizio sempre gratuito e universale per tutti i cittadini, gli extracomunitari e gli apolidi, ai principi della autonomia organizzativa, amministrativa e finanziaria, sempre nel solco del controllo centrale di Roma.

Improvvisamente, quella sinistra radical, illuminata, progressista e dotata del dono della onniscienza, costituendo la Commissione Bicamerale per la riforma della Costituzione, escogitò la geniale federalizzazione del servizio, con affido in via esclusiva, tra altre diverse competenze, di quella della sanità. Il Testo unico del pubblico impiego (Dlgs 165/2001), nello stesso anno, elabora un meccanismo di selezione del personale sempre orientato ai principi sostanziali di eguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge, in modo da consentire l’accesso alle pubbliche funzioni, soltanto a soggetti provenienti da circuiti culturali meritevoli e basati su di un minimo di esperienza di base, nonché salvaguardando il principio della razionalità della spesa pubblica, che il nostro caro “Monti” nel 2012, dalla iperuranica e super Università “Bocconi” di Milano ha codificato nel gergo “spending rewew”.

Secondo il predetto testo unificato, una azienda sanitaria locale, una azienda ospedaliera, in quanto enti pubblici devono dapprima bandire avviso di mobilità, per verificare a costo zero, se vi siano altri dipendenti già in organico disponibili al trasferimento del luogo di lavoro, da una Provincia, oppure da una Regione ad un’altra, per coniugare le esigenze individuali di benessere psicologico del personale, magari consentendo il riavvicinamento ad un congiunto, termine tanto caro all’attuale Governo, e di lasciare inalterate le posizioni di spesa pubblica quanto a retribuzione e contribuzione, nonché evitando le tanto onerose attività preliminari all’organizzazione di un concorso.

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Sappiamo tutti che nonostante questa bella normativa di riferimento, le assunzioni mediante concorso sono state molto avare negli ultimi vent’anni e non basta il mio personale vissuto per dimostrare che nella pubblica amministrazione l’età media è 55 anni. Si badi bene che non ho nulla contro l’esperienza professionale, che è stata proprio quella del mio dominus preziosissima per affacciarmi alla vita lavorativa e per evitare i primi errori di gioventù. Ma l’assenza totale di un ricambio generazionale ha reso sempre più distante e più nemica dei cittadini la Pubblica Amministrazione, la delega ai C.A.F., agli Uffici di Prossimità, ai liberi professionisti ha, secondo il mio modesto parere, dilatato ancora di più questo divario, producendo agli occhi dei cittadini una immagine dello Stato come un nemico invisibile che chiede il conto, non appena vi sia un pizzico di libertà. Per rimanere in tema di sanità, prima di arrivare al medico, vi è una sequenza di procedure filtro, che necessitano di un laureato o quanto meno di un procuratore per il disbrigo pratiche (ricetta rossa, ricetta con priorità, ricetta bianca, prenotazione in farmacia, appuntamento C.U.P. e liste d’attesa interminabili), tanto da far perdere la pazienza.

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“Gianluca Bertagna” Il Sole 24 Ore – 17 Giugno 2019 scriveva “Continua l’ondata di disposizioni nate per favorire le assunzioni nel pubblico impiego. Nel disegno di legge “concretezza” approvato in via definitiva dal Senato mercoledì scorso sparisce, ma solo per il triennio 2019-2021, l’ obbligo di espletare le procedure di mobilità volontaria prima dello svolgimento dei concorsi pubblici. Un’ ottima occasione per accelerare le assunzioni e consentire l’ ingresso di nuove giovani leve. Che le procedure per giungere ad aumentare i dipendenti in organico di un ente pubblico siano complicate non è una novità. Per garantire i principi di pubblicità e trasparenza previsti dalla Costituzione, e allo stesso tempo per puntare a una redistribuzione ottimale del personale tra le diverse amministrazioni pubbliche, il Testo unico del pubblico impiego (Dlgs 165/2001) prevede due operazioni propedeutiche obbligatorie prima di avviare un qualsiasi concorso per assunzioni a tempo indeterminato”.

E’ questo il nodo per stigmatizzare la grave responsabilità del Governo nazionale e delle Regioni in zona rossa, ivi compresa la Campania. A parte la mancanza di risorse economico-finanziare per creare le infrastrutture recettive dei letti speciali per la terapia intensiva da “COVID19”, non sono state fatte assunzioni massive del personale sanitario a tutti i livelli, straordinari per l’emergenza e ordinari per l’erogazione delle prestazioni generalizzate, perché è notorio che le chemioterapie, per fare l’esempio più delicato, sono state sospese. Mi risulta che soltanto in Sicilia sono state assunte persone di giovane età per fronteggiare i turni massacranti di 12 ore con dispositivi protettivi molto scomodi per l’operatore. Ma vi siete chiesti se siano state avviate procedure di mobilità interregionale oppure interaziendale? La risposta credo sia negativa. Ma qual è il vantaggio della mobilità, potranno chiedersi i lettori? Ebbene è presto detto come sopra: a parte garantire un minimo di benessere del personale, consente lo scambio di forze lavoro formate ed esperte a costi invariati. Ma la mobilità ed il successivo concorso nella sanità da chi sono banditi? Dalle aziende sanitarie locali che formano le commissioni esaminatrici, usualmente, con membri locali e comunque inseriti nell’organico a livello regionale. Pertanto, il personale sanitario, grazie alla L. Cost. n.3/2001 – riforma Titolo V della Costituzione – non è un dipendente del Ministero della Salute, ma di una singola Regione e fino alla pensione, salvo procedura di mobilità oppure la partecipazione ad un nuovo diverso concorso, a cui ha già partecipato per appartenere al comparto pubblico da cui proviene, può rimanervi a vita.

La conseguenza è presto leggibile: un medico, un infermiere qualificati da una esperienza pluriennale di una Regione di provenienza, a cui ha avuto accesso dopo un regolare pubblico concorso, si trova, per esodare in altro territorio a dover partecipare ad una mobilità gestita da commissioni esaminatrici non sempre “amiche” e se vuole superare quest’ostacolo deve da capo subire la umiliazione di partecipare ad un altro concorso, nonostante vi abbia già partecipato al tempo e lo abbia vinto. Inoltre, vi svelo anche un arcano mistero, per capire come mai i Ministeri siano pullulanti di Professori Universitari: un fortissimo trampolino per la vittoria dei pubblici concorsi è costituito dal numero di pubblicazioni accademiche del candidato, così da premiare maggiormente il merito delle figure per così dire “topi da biblioteca”, piuttosto che gli operativi sul campo. Io credo fortemente difficile che un medico del 118, il quale in 2\3 minuti è sottoposto a situazioni lavorative di fortissimo stress, salvando vite umane senza distinzioni di sesso, razza, religione…(art. 3 Cost.), possa trovare il tempo per scrivere articoli di pregio scientifico, eppure è pretermesso rispetto ad un altro concorrente che ne abbia avuto il tempo, a volte senza parità di servizio oppure di anzianità. Inoltre, un medico ospedaliero anestesista della Campania, pur avendo una esperienza di oltre 10 anni per approdare in Lombardia, perché ivi magari risiede un congiunto, deve sottoporsi non ad una commissione esaminatrice di tutte le provenienze geografiche, ma magari della stessa azienda sanitaria di accoglienza, che si soffermerà in particolare e con preferenza sulle sue scritture, piuttosto che sulle sue bravure soggettive.

Addirittura, nel contesto della facoltà e non dell’obbligo di ricorrere alla mobilità, per conseguire un trasferimento, vedrà nei requisiti dei concorsi, in ossequio alla logica di assumere personale di giovane età, si vedranno, come si sono visti nei bandi, fra i requisiti l’iscrizione al penultimo anno di specializzazione! Ma ci rendiamo conto in che contesto siamo finiti? In quale rimbalzo di responsabilità politiche e giuridiche? Sono stati creati i supereroi in tuta bianca e, per carità di Dio non lo sto negando e li ringrazio, ma si sta ripetendo quella insana dote dello Stato italiano, che dopo l’8 settembre del 1943 inviava gli stivali da neve ai soldati al fronte africano e le divise estive ai fanti in Russia. Quest’ ultimo inciso non è una fandonia, ma le ho sentite con le mie orecchie da diversi reduci della seconda guerra mondiale. Ancora, mi sembra attuale e tremendamente profetico il monito di San Giuseppe Moscati, il medico Santo per la Chiesa Cattolica, di non monopolizzare in seno alle Università la formazione dei giovani medici, giacché avrebbe creato una forte distanza fra il curatore del male ed il paziente. Caro medico Santo, quella logica da Te individuata come essenziale per educare alla nobile professione medica un aspirante non è codificata nei pubblici concorsi, per cui sono più meritevoli i medici scrittori di quelli operativi!

Sicuramente per il “COVID19” ci sta più bisogno di esperti di clinica, che di grandi professori universitari, così come caro Ministro Conte e caro Senatore a vita Monti, l’Italia è troppo piena di Professori, ma ha bisogno di uomini veri. Analogo discorso è praticabile per la Giustizia, ma non voglio divagare, pur concludendo che il disastro della gestione della seconda ondata di pandemia travolge ineluttabilmente questo Governo. Alla medesima maniera è responsabile la Regione Campania, perché non si è curata di bandire a raffica mobilità per attirare presso di sé il meglio dei sanitari oriundi campani, costretti spessissimo a lavorare altrove, nonché non sono stati banditi concorsi straordinari per assunzioni nuove idonee a gestire l’emergenza COVID19. La L. Cost. 3\2001 impedisce all’infingardo Governo italiano di gestire direttamente il reclutamento del personale sanitario, ma la ganascia del M.E.S. che obbliga i beneficiari alla sola destinazione sanitaria dei fondi ormai è notorio a tutti che non è un prestito grazioso, non sono soldi a fondo perduto.

Orbene, dopo 18 anni di ingresso nell’area euro, abbiamo versato miliardi di euro, ma ci troviamo soggetti ad un Organismo informe ed invisibile, che ci vuole erogare del denaro a costi onerosi, nonostante tutti gli schemi pregressi della politica finanziaria siano caduti e stiano morendo e sono già morti migliaia di persone. Di fronte a tutto questo, lo Stato italiano si piega alle logiche della “Buona Europa”, strizza l’occhio al successore di Trump come il liberatore da un oscurantismo di amicizia produttiva da circa ottanta anni e si perde nelle carovane di Marco Polo, sulle vie della seta, che saranno la tomba di 800 anni di tradizione manifatturiera italiana, già fortemente aggredita dalla virtuosa Germania, che è in avanzo di bilancio al 6% del Pil e non restituisce il surplus del 3% a vantaggio dei Paesi in difficoltà come l’Italia e si compra la Grecia con una manciata di fave. Per questo, esorto il Governatore De Luca, che ha avuto il coraggio da uomo del PD, partito di Governo nazionale, di affermare che questo epilogo PD-M5S deve finire, ad assumere medici qualificati e vigilare sulla composizione delle commissioni esaminatrici, nell’ottica della trasparenza e dell’efficienza della pubblica amministrazione, in particolare quella sanitaria. Il sistema di reclutamento sanitario è asfissiato da logiche di lottizzazione politica che devono alla luce della pandemia “COVID19” cessare una volta e per sempre.

Un’ultima notazione la merita il Direttore Vittorio Feltri, che si gloria di affermare che in Campania si muore nel cesso di un ospedale. Caro dott. Feltri a parte le sue prosaiche espressioni, Le rammento la compostezza e la educazione dei familiari della vittima, che sono inversamente proporzionali alla sua violenza verbale; se il “Cardarelli” ha visto come attore omissivo o commissivo la nota tragedia la colpa non è di De Luca, ma di due professori universitari nordisti purosangue, il Senatore a vita Monti e la tanto amorevole donnina dalle lacrime facili Elsa Fornero, che ci hanno sottomesso alla “spending rewew”. Ancora il caos istituzionale del comparto sanità dipende dalla Commissione Bicamerale preseduta da Massimo D’Alema, il migliore dei migliori, avrebbero detto i romani antichi, il pontefice massimo. De Luca è solo colpevole di non aver sbloccato immediatamente assunzioni massive nella sua Regione, per l’emergenza COVID, ma è meritevole, come ho già affermato in altri articoli, di aver messo la faccia per intavolare il dialogo istituzionale, rispetto a cui la virtuosa Lombardia, mi sembra, debba ancora chiarire la processione di bare a Bergamo.

* AVVOCATO

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