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LE OPINIONI

IL COMMENTO La “cancel culture” ischitana

Anche Ischia pare attraversata dalla moda della cosiddetta “cancel culture” ovvero la voglia di cancellare alcuni personaggi o alcune vicende storiche, in quanto ritenute non più rispondenti alla filosofia del tempo. La risposta più stupida che si possa dare a questi attacchi insensati a “segmenti della storia” è quella di rivendicare una presunta “superiorità” di vicende ed uomini passati rispetto a uomini e vicende del tempo attuale. E’ in tal modo che si alimenta la biforcazione tra reazionari e rivoluzionari. E’ in tal modo che si scavalca l’unico sentiero possibile: quello del riformismo e della crescita democratica. Dobbiamo passare indenni il canto delle Sirene tra Scilla (della reazione) e Cariddi (della rivoluzione).

Se non riusciamo a capire e storicizzare i vari contesti in cui si muovono vicende e personaggi della nostra isola, continueremo a dividerci, continueremo una perniciosa “decoesione sociale” che frena lo sviluppo civile di Ischia. Grazie a scrittori e storici conosciamo la storia turistica, economica e politica da vari secoli fino agli albori del 1900. Ma è proprio quest’ultimo secolo che incominciamo a non conoscere più. Sono pochi ormai i personaggi ischitani (dai 75 ai 90 anni di età) in grado di riferirci le vicende che hanno segnato il corso della nostra storia (turistica,economica e sociale). Personaggi che più di altri hanno avuto la fortuna di analizzare ciò che accadeva ad Ischia da punti di osservazione privilegiati. Ci sono grandi portieri d’albergo del passato che possono ancora dire molto. Ci sono famiglie che hanno avuto la fortuna di avere relazioni con ospiti illustri della nostra isola: artisti, letterati, scienziati, regnanti, politici, grandi industriali. Gli Ielasi, i D’Ambra, i Ferrandino (Capefierro), gli Esposito. Ognuno di questi è una fonte di notizie. Ma manca lo scritto, manca chi stenda il filo del racconto. C’è l’opera benemerita di Benedetto Valentino che, con la sua Emeroteca (Sindaco un po’ più di attenzione per questa preziosa realtà!) sta riscoprendo una ricchezza di giornali locali che, forse, non ha eguali in Italia. E, naturalmente, dai giornali locali dell’epoca, possono ricavarsi fatti e personaggi che hanno fatto la storia di quest’isola.

C’è una rivista culturale specializzata come “Rassegna d’Ischia” di Raffele Castagna che ha recuperato brandelli fondamentali della nostra storia e, certosinamente, li ha sistemati in rete, in modo da poter essere consultati da tutti quelli che abbiano un qualche interesse. A livello di costume e tradizioni, molto ci raccontano – su questo giornale – i fratelli Michele ed Antonio Lubrano. A Lacco Ameno c’è il racconto orale di Peppino De Siano e gli scritti di Giuseppe Silvestri su aspetti particolari come la pesca. Nel campo dello sport, numerosi appassionati di calcio (giornalisti, ex calciatori, allenatori, tifosi) hanno dato alla luce una storia del calcio ischitano, presentata nella location dell’ex Carcere. E qui la collaborazione, la coesione ha contato e ha funzionato. E il calcio, specialmente quello dilettantistico di una volta, non è un Dio minore di una comunità, ma un collante importante. In questi giorni soffermandomi con amici al Bar della Piazzetta, sono stato letteralmente affascinato dai racconti di Adriano Esposito che ha goduto, nella sua vita lavorativa, di due punti di osservazione speciali da cui gettare lo sguardo sul tessuto turistico-sociale: la mitica sartoria di Filippo a via Roma e i suoi negozi di abbigliamento in Piazza S.Restituta a Lacco Ameno. Ha visto di tutto Adriano (ma lo stesso potrei dire di Rino); attori, regnanti, industriali. Ha mille aneddoti da raccontare. Io vedo che mentre Procida, coraggiosamente, si propone come Capitale della Cultura, Ischia diventa sempre più rivolta al “presente”, com’è di moda nella società attuale dell’apparenza. Non me ne voglia l’organizzatrice di “Donne, Terme e Bellezza ad Ischia nel Rinascimento” svoltasi alla Torre di Michelangelo. Anna Paparone è un’organizzatrice di eventi di moda. Ha fatto politica, fa politica (non riuscendo ad essere eletta), rientra in un circuito regionale privilegiato e vicino a De Luca oltre che all’onorevole Lello Topo. Conosciamo i meccanismi. Ma non si contrabbandi come “progetto culturale comunale” un canovaccio collaudato che gira la Campania e con escursioni anche all’estero. Nel calderone dell’evento è stato gettato di tutto, dalla gastronomia al cabaret, dai gioielli alla sfilata di moda. Non è così che si fa cultura! E, francamente, anche “Omaggio a Luchino Visconti” che si svolgerà domani e dopodomani tra Villa Arbusto e il Sorriso Thermae Resort lascia perplessi. Organizzato da Scabec Spa, al di là della presenza di Franco Iacono nel dibattito, in tale evento c’è poco o nulla partecipazione degli isolani. E’ un apprezzabile omaggio a Visconti che si svolge ad Ischia, ma dal quale gli ischitani e gli amministratori locali sono assenti (soprattutto per colpa loro). Anche questo evento sembra soddisfare più un’esigenza presenzialistica ed elettoralistica della Regione che un sentimento di attaccamento dell’isola al grande regista.

Procida fa meglio di Ischia. Faccio l’esempio di “Procida racconta” la cui VI edizione non è stata realizzata a giugno per i noti problemi legati al Covid 19. Che cosa è “Procida racconta”? Diretta da Chiara Gamberale, nota scrittrice ed autrice televisiva, figlia del grande manager industriale Vito Gamberale, la manifestazione prevede che 6 scrittori italiani sbarchino sull’isola in estate e in 3 giorni debbano individuare un personaggio tra gli abitanti, conoscerne la storia, registrare aneddoti, capire il rapporto che ha con il territorio e infine scrivere un racconto che verrà letto al pubblico. Ecco un esempio di come Ischia dovrebbe muoversi. Il Corriere della Sera, il 17 agosto, ha intervistato Chiara Gamberale. Tra le risposte della bella intervista, c’è questa considerazione: “Dieci giorni fa, Vita (la figlia n.d.r.) e io siamo sbarcate ad Ischia. So che sul traghetto, come se dopo questi tre anni e gli ultimi quattro mesi, fosse la prima volta che ne prendevo uno e non sapessi più niente del mare, mi sono seduta in prima fila e ho vomitato l’anima. So che quando il traghetto è attraccato, appena scesa, mi sono dovuta stendere per terra, perché mi sentivo svenire. Ma so che dopo due ore guardavo dalla Spiaggia dei Pescatori il Castello Aragonese e quel pezzo di Procida che fa finta di dormire e invece guarda Ischia. E so che allora sì, mi sono sentita felice. Anzi di più. Mi sono sentita finalmente a casa”. Non ho commenti da fare, l’intervista si commenta da sola. Ognuno di voi lettori è in grado di valutare quali possono essere gli ospiti autentici di un’isola che, nonostante tutto, continua ad ammaliare. Ma Ischia non è perduta, come certe Cassandre predicono; ha forze singole, intellettuali, in grado di imprimere una svolta: Pietro Greco, Salvatore Ronga, Raffaele Mirelli, Lucia Annicelli, Ernesta Mazzella ed altri (con i quali mi scuso in anticipo per non averli citati) sono individualità che molti ci invidiano. E’ il tessuto connettivo che manca, è il ragno che deve tessere la tela che manca. Manca la penna in grado di tramandare il racconto.

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