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LE OPINIONI

IL COMMENTO La Cina è vicina ma Bologna è lontana

Non vorremmo apparire come quelli che mischiano il sacro col profano, che confondono il dramma dell’epidemia con la gestione normale del vivere quotidiano, mettendo in contrapposizione la “facilità” con la quale si diffonde un pericoloso virus e la “difficoltà” con la quale invece realtà locali, politicamente e socialmente più arretrate, riescono a mutuare modelli virtuosi di gestione di beni e servizi da una collettività locale più avanzata.

Non lo vorremmo, però non possiamo fare a meno di considerare che, se da un lato ad Ischia temiamo il “diavolo” della pandemia, da un altro lato l’isola appare molto lontana da una realtà come Bologna ed altre città dell’Emilia Romagna che, di recente, hanno dimostrato, con la nascita delle sardine prima e poi con l’esito elettorale, una reattività e un attaccamento alla democrazia che l’isola d’Ischia non conosce. Anche i bolognesi ogni tanto si incazzano e votano per protesta. Lo fecero quando votarono Guazzaloca Sindaco del centro destra e lo hanno fatto prima di questa elezione regionale per dare una svegliata al PD e ad un sistema partitico e gestionale che minacciava di cancellare una storia gloriosa di sana amministrazione locale. Il Partito democratico, nel corso degli ultimi anni, si era andato imborghesendo, burocratizzando, lobbizzando.

E allora ecco, per protesta, una valanga di voti per Cinquestelle e Lega. Ma quando i bolognesi e, più in generale, gli emiliano romagnoli hanno sentito puzza di bruciato, minacce antidemocratiche e hanno intravisto una ripresa di efficienza amministrativa (il democratico Bonaccini) e una volontà di rendere il PD più aperto, meno arrogante ed autoreferenziale, meno leaderistico (Zingaretti anziché Renzi), allora è scattato l’orgoglio e si è andati tutti a votare, per ristabilire la “giusta distanza”. Particolarmente aderente alla realtà bolognese è apparso il giudizio espresso da Silvano Arcamone (brillante dirigente pubblico in carriera) in un’intervista raccolta, per Il Dispari, da Isabella Rispoli (e spero- con questa citazione- di contribuire ad avviare una fase virtuosa di reciproco riconoscimento tra organi di stampa locali). Silvano Arcamone ha affermato: “Di Bologna io dico sempre che è la città che vorresti a casa tua. Una città caratterizzata dal senso civico, dal decoro pubblico, dall’attenzione ai sevizi pubblici…Io penso che Ischia, più che a Roma, debba guardare a città come Bologna e Milano che sono al passo coi tempi su ambiente, offerta turistica, sviluppo economico, mobilità, servizi alla collettività, rigenerazione urbana e innovazione sociale”.

Alle parole di Silvano vogliamo aggiungere l’elenco di alcune specificità amministrative che hanno qualificato e qualificheranno la gestione regionale di Stefano Bonaccini. Si tratta del Passante di Mezzo, importante infrastruttura stradale, progetto di allargamento e potenziamento del sistema di tangenziale ed autostradale nonché del Tecnopolo e del Centro Meteo, importanti realizzazionei che gestiranno i Big Data, in collaborazione con il già esistente Cineca (organismo interuniversitario di raccolta ed elaborazione dati). Bologna sarà presto un’eccellenza mondiale tecnologica di calcolo e previsioni. Altra battaglia qualificante di Bonaccini è la volontà di ripristinare i punti nascita nelle strutture sanitarie delle zone periferiche e di montagna, ad evitare l’assurdo che le donne debbano andare a partorire in città, a diversi chilometri di distanza e in nome di un malinteso risparmio delle spese sanitarie. Ecco, almeno in questo, Ischia prenda lezione e scongiuri un’eventuale cancellazione del punto nascita all’Ospedale Rizzoli, di cui si sente purtroppo parlare. Ad oggi Ischia sembra molto più vicina ai cattivi modelli di un certo Meridione che ai modelli virtuosi dell’Italia centro settentrionale. C’è vischiosità nel recepire esperienze positive maturate altrove. Ci si dibatte nella pochezza e nel minimalismo amministrativo di una classe dirigente complessivamente inadeguata. Eppure ad Ischia vi sono isole culturali, sociali, associative di tutto rispetto, c”è volontariato meritevole ma che, evidentemente, non riescono a permeare e condizionare la politica cristallizzata sul vacuo. Come è possibile che accada ciò in un mondo “liquido” in cui tutto cambia rapidamente, tanto da non riuscire – a volte – ad afferrarne il senso e la direzione? Come è possibile, in un mondo interconnesso fino all’esasperazione, che le cose rimangano così stabilmente ed eternamente uguali? E tutto questo, come dicevamo all’inizio, contrasta terribilmente con la circostanza di essere esposti a tutti i fenomeni mondiali che rappresentano un pericolo, dalle epidemie come i coronavirus ai problemi mondiali dei cambiamenti climatici o le crisi economiche planetarie, infondendoci ansia per il futuro incerto.

E di fronte al futuro incerto, se non c’è il vaccino della cultura, l’amore per il bene comune, la difesa strenua della democrazia, ecco che inevitabilmente si affaccia la “ chiusura a riccio”, il rintanamento nel privato, il timore dello straniero, il sospetto per il diverso. E’ successo in città civili come Torino, dove alcuni cittadini hanno invitato la gente locale ad allontanarsi da Lucia King, portavoce della comunità cinese, perché “ portatori di Sars”. E’ successo a Cesana Boscone, dove ad un ragazzo cinese di 13 anni, militante in una squadra giovanile di calcio, è stato augurato da un avversario che gli venisse il virus cinese. E’ successo ad alcuni turisti cinesi a Venezia che sono stati insultati da un gruppo di adolescenti perché “ infetti”. E nei market cinesi, nei ristoranti, parrucchieri si incominciano a registrare cali notevoli di presenze per il timore di contagio. Il mondo si dimostra fragile e la nostra bella, piccola isola si dimostra permeabile a tutte le negatività provenienti dal mondo fisico, economico o virtuale, ma è pressoché impenetrabile alle evoluzioni positive di città e Paesi da cui potremmo imparare molto.

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La Cina è vicina, come sono vicini i pericoli del mondo, ma Bologna, come ogni modello virtuoso della modernità amministrativa, politica, industriale, economica, è lontana. Temiamo la Cina e ignoriamo Bologna.

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