IL COMMENTO La coppa di Nestore non si tocca

DI LUIGI DELLA MONICA
Avete mai immaginato di entrare nel porto di New York senza scorgere la fiaccola della statua della libertà? Roma senza il colosseo, oppure Milano senza il Duomo, senza il castello sforzesco? Ebbene Ischia senza il Castello Aragonese o Forio senza la Chiesa del Soccorso, il Torrione. Mi sembra di vedere il filmino di un enorme dispiegamento di mezzi logistici, del pari dell’opera eccezionale di rimozione del relitto della Costa Concordia, atti a sollevare dal mare il castello costituente “l’insula minor”, allo scopo di far conoscere l’immagine di Ischia nel Mondo. La coppa di Nestore strappata al museo di Villa Arbusto è un atto di violenza culturale: non voglio sconfinare nell’ovvio, ma resta inteso che l’identità di Ischia, come cuore pulsante della cultura classica, sia antica, sia contemporanea, dipende proprio dalla sua “Coppa di Nestore”. In un mio viaggio nelle isole del Dodecaneso, precisamente Santorini, ricordo che vi era un museo accuratamente gestito e promossotuzioni Statali, qualificabile, a mio sommesso avviso, come una spoliazione dell’elemento caratterizzante di tutta la cultura europea. Ogni oggetto archeologico deve giacere nelle vicinanze del proprio luogo di ritrovamento, come segno evocativo della sua storia immanente, in termini di ciò che rappresentava al suo tempo, e della sua storia trascendente, poiché evocativa dei sacrifici intellettuali e materiali degli uomini che hanno effettuato gli scavi per riportarli alla luce. Il suo padre spirituale, il prof. Buchner lo comprese al tal punto che, pur provenendo dalla gelida ma opulenta Baviera, rimase sempre ad Ischia, tanto da morire in loco e lasciarvi le sue spoglie mortali.
Pertanto, la Sovrintendenza nel suo gesto scomposto, avrebbe potuto – naturalmente sto discorrendo per iperbole letteraria – decidere financo di traslare i resti dell’archeologo tedesco a Napoli, per avvicinarlo alle spoglie umane del maggiore genio italiano curatore degli scavi dell’area del Mar Mediterraneo Centro Orientale, il Prof. Amedo Maiuri. Onestamente, quanti connazionali del nostro archeologo ischitano d’adozione saranno corsi al museo lacchese, per ammirare la prima prova storica della scrittura greca nel Mondo, risalente al 900 a.C., vale a dire duecento anni prima della fondazione di Roma, saranno rimasti delusi ed attoniti nel vedere la teca vuota, con il cartello “coppa di Nestore momentaneamente assente”. Questa volta devo dirlo, nonostante noi isolani siamo indolenti ed accidiosi rispetto a chi deturpa la identità dell’isola, in nome del dio agosto che porta denaro, siamo innocenti, poiché nessuno sapeva di questa assurda iniziativa, che immagino si sia svolta nella solita maniera italiana, vale a dire con gesto autoritario ed improvviso. Il nostro Bel Paese è tanto ricco di cultura, quanto di distonie, allorquando un dirigente adotta una decisione, senza avvisare gli altri interlocutori istituzionali, per cui si scatena un parapiglia fra burocrati, che ripetono l’uno all’altro: “io sto eseguendo ordini!”. Posso citare la mia esperienza militare, per esemplificare la gravità dell’evento.
La Bandiera di guerra o di combattimento è affidata ad ogni unità navale ed è custodita presso l’ufficio del Comandante. Essa accompagna il Reparto in tutta la sua vita operativa sia in tempo di pace che di guerra. È il simbolo dell’onore del Reparto stesso, delle sue tradizioni, della sua storia e del ricordo dei suoi Caduti. Va difesa fino all’estremo sacrificio. È dinanzi alla bandiera di guerra che il militare presta il suo giuramento. Il vero soldato è disposto a dare la vita per la Bandiera, cioè per la Patria, per tutti noi portandola nel cuore prima ancora di onorarla esteriormente. Allo stesso modo, la coppa di Nestore, simbolo della Magna Grecia nel Mondo, portatrice dell’effige di Venere, dea della bellezza, caratteristica intrinseca all’isola intera, non può essere immaginata al di fuori di Ischia. Ciascun forestiero, turista, avventore o esploratore dell’isola deve poter ammirare la coppa di Nestore solo ed esclusivamente ad Ischia, per onorarne la tradizione e percepire il simbolismo greco-romano e far si che diventino intellegibili alla mente contemporanea, a distanza di circa 3000 anni, le stesse emozioni ed esperienze che i coloni esiliati dalle madrepatrie provarono scorgendo all’orizzonte la vetta dell’Epomeo. In quella coppa vi è l’orgoglio ischitano di suscitare la fantasia di tutti gli studenti liceali, italiani ma anche stranieri, i quali sono animati dalla curiosità culturale di far visita quanto prima potranno al museo di Villa Arbusto per ammirarla, ma ora non possono perché è “chiusa per ferie”. Forse qualcuno ardirà nel 2025 di portarla al seguito della BIT di Milano, così potremo mostrare a tutti il brand “Ischia”.
Sinceramente, non per appropriarmi di un titolo del tormentone musicale dell’estate a venire 2024, sono stanco di assistere a questi scempi. Sono amareggiato dal vedere l’agonia della Giustizia isolana per le decisioni di miopi burocrati della terraferma, i quali sono appartenenti alla stessa categoria di quelli che hanno preso in prestito la coppa di Nestore. Provo immensa sofferenza a vedere che l’uomo contemporaneo è totalmente stordito dai social media e dalla bramosia dell’apparenza: oggi si anela diventare influencer e non studiosi della caratura di Buchner o di Maiuri, che si sarebbero fatti uccidere, pur di non vedere portato via un reperto archeologico, ricercato dapprima sui libri e successivamente, con la fatica fisica dello scavare, portato alla superficie e destinato a rifulgere nelle teche museali del luogo di origine. Ischia ha la sua identità per le sorgenti termali che hanno indotto gli antichi romani a scoprire le SPA e per la lirica greca riportata nel testo della coppa. Auspico che questo episodio sia l’unico ed il solo e che non si ripeta mai più l’esperimento di sradicare dal suo legittimo sito di ricovero un simbolo artistico dell’identità di un territorio, unico ed inimitabile nel suo genere. Io amo la coppa di Nestore, perché con petto gonfio mi fa dire a chiunque visiti Ischia: “qui la cultura alberga da ben tre millenni”!






