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LE OPINIONI

IL COMMENTO La depurazione sull’isola

Le fasi per realizzare un sistema di depurazione (o almeno per provarci…) sulla nostra isola sono state svariate, lunghe e oltremodo complesse. Negli anni ‘60 del secolo scorso ogni Comune tentò di dotarsi di appositi sistemi locali con condutture in ferro che avrebbero dovuto smistare a mare quanto proveniva dalle abitazioni ubicate nei centri urbani ma che finirono per arrugginirsi senza mai riuscire a raggiungere il mare e dunque svolgere la loro funzione. La Cassa del Mezzogiorno negli anni 70 iniziò i lavori di un colossale depuratore che avrebbe potuto depurare l’intera isola ma i foriani si opposero e tutto fini prima ancora di iniziare. Fu un’occasione persa, il ricordo di un inizio di galleria esiste tuttora sotto la collina di S.Alessandro, quasi beffardamente a imperitura memoria.

Negli anni ‘80 iniziò il dramma del depuratore di san Pietro per Ischia e Barano. E di questi tempi la riconsegna ai proprietari del terreno dopo che per ben 42 anni il Sistema non ha saputo realizzare l’opera, il tutto a seguito di una sentenza del Tar che di fatto è una ulteriore mazzata. Vi è da notare che Ischia e barano sarebbero stati forniti di un depuratore. E da sottolineare ancora che Commissario Governativo, Regione e Comune di Ischia stanno tentando di arrivare a qualche accordo. L’operazione non è proprio delle più semplici ma neppure è una missione impossibile.

Nel passaggio tra la prima e la seconda Repubblica, Sindaco di Ischia, Gianni Buono, fu eletto presidente di CISI/EVI Peppe Zabatta. Conoscendo la sua baldanza giovanile gli proposi di analizzare la possibilità di non realizzare i depuratori ma di portare i reflui al depuratore di Cuma con condotte sottomarine a costo veramente esiguo. Peppe Zabatta fece un capolavoro. Diede mandato ad un Istituto danese che elaborò un progetto coinvolgendo Banco di Napoli e Deutsche Bank come finanziatori privati e gestori del depuratore e della rete fognaria. Gianni Buono, il Sindaco, nel consiglio di amministrazione dell’EVI/Cisi votò contro perché voleva una depurazione con fosse settiche per ogni stabile. Il progetto fu analizzato attentamente dalla regione che optò, con soddisfazione della lobby dei costruttori, per l’attuale sistema. Era il 1998. Tre depuratori sull’isola.

Vista l’inconsistenza dei Governanti nel risolvere l’annoso problema esposi al liquidatore dell’Evi Pierluca Ghirelli la possibilità di non costruire più i depuratori ma con la rivoluzione tecnica sopraggiunta nel frattempo di vedere di risolvere il problema con la realizzazione di condotte sottomarine visto anche che il mare a detta del’Arpac è completamente balneabile. L’attuale situazione di estremo imbarazzo per la situazione San Pietro ed i costi elevatissimi per costruzione e gestione di tre depuratori forse ci dovrebbero indurre a considerare il progetto Ghirelli con condotte o addirittura a riesaminare il progetto Cuma. Ma la lungimiranza in questo periodo non sembra essere posseduta dai sei sindaci. E la storia continua, con la parola fine che davvero sembra ancora decisamente lontana.

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Sergio

Basta allungare le attuali condotte di qualche centinaio di metri. Dove pensate che vadano a finire i liquami di un milione di abitanti di Napoli?

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Mi piacerebbe avere i vostri pensieri, per favore commentatex
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