LE OPINIONI

IL COMMENTO La festa del Porto

DI LUIGI DELLA MONICA

Il tempo meteo è stato clemente e ne è venuta fuori una kermesse celebrativa e rievocativa del nostro amato porto, degna della massima menzione. Iniziata alle 10 del martedì 16 settembre 2025 con il rito civile dell’alzabandiera, davanti alla sede ANMI Ischia, proseguita nella funzione religiosa nella chiesa del “Porto Salvo” e terminata con la deposizione della corona di fiori ai caduti del mare, di ogni luogo e di ogni tempo. Il giorno dopo una bellissima manifestazione canora serale in piazzale Antica Reggia, organizzata dal Comune di Ischia con l’umile ma forte braccio di ANMI Ischia, deliziava isolani e turisti con antiche musiche del repertorio napoletano. La fondazione del Porto d’Ischia, non sono certo io a dirlo, desta l’attenzione di tutta la comunità sulla essenzialità di questa infrastruttura che il re borbonico volle donare alla popolazione tutta, allo scopo di favorire la sua personale comodità di sbarco, ma anche la maggiore serenità possibile di fruire, in armonia con le forze della natura, di un approdo saldo, protetto, duraturo e praticabile dodici mesi all’anno.

Spero che i giovani ricordino che durante l’epoca greco-romana le navigazioni erano sospese nel periodo da novembre a marzo e che questa antica usanza di mare non è che fosse tanto disdegnata dai moderni, Cristoforo Colombo e\o Magellano a parte, voglio significare che una certa riottosità a viaggiare in alcune stagioni scomode persisteva, perché l’isola non offriva un riparo sicuro dopo la traversata del Golfo. Dall’avvento del Porto d’Ischia in poi, il nostro ricovero è stato storicamente annoverato fra quelli più sicuri del Mediterraneo durante tutte le stagioni fredde\umide e con tutti i quadranti dei venti. Soltanto in presenza di vento di Grecale, che soffia in pieno inverno, direzione NordEst si assisteva a qualche tracimazione del livello piezometrico, perché l’acqua veniva sospinta in direzione dell’imbocco del porto stesso, verso il suo interno. Nella attualità subiamo il fenomeno dell’acqua alta che pur essendo stato tamponato con abili progettazioni ingegneristiche, di cui non contesto il merito non avendone le competenze specifiche, non hanno risolto il problema radicalmente perché si è proceduto nella direzione ideologica del ciò che viene fatto dal comitato dei saggi è indiscutibile, infallibile, incontestabile. La stessa ricetta che non ha fermato in tempo la mano e la mente del progetto “La Siena” ad Ischia Ponte: ho già scritto diverse parole sull’argomento, avendo toccato con mano la totale mancanza di volontà di dialogare da parte della committenza, degli Enti extraterritoriali preposti al controllo, dell’Ente concessore della licenza a costruire e della cittadinanza stessa: silenzio, chi osava criticare o dissentire era tacciato di ignoranza o di ostacolare il progresso. Eppure nel cuore del mese di agosto 2025 si sono avuti ulteriori disagi da parte delle preziosissime attività produttive insediate sulla Riva Destra, in quanto i muretti costruiti sul periplo del porto e che hanno incapsulato le antiche bitte non sono riusciti a respingere l’acqua alta. Forse è segno che qualche altro approfondimento geologico bisognerà farlo, magari interpellando, non ci sta nulla di male perché tra l’altro abbiamo un assessore di nazionalità spagnola, una società svizzera di costruzioni, se non altro per importare il know-how di un contesto dove la comunità ha realizzato centinaia di posti auto a ridosso del fondo fluviale e lacustre.

Non si tratta di abdicare alle conoscenze dei tanti bravi architetti ed ingegneri isolani, ma una diversa campana è auspicabile ascoltare, per elidere un vulnus importante all’economia portuale, che è il primo volano economico produttivo ed oserei dire evolutivo della comunità. La risorsa mare è vita finanziaria, ma anche culturale e storica di Ischia, di un’isola nel suo insieme. E dal mare sarebbe possibile la sua ripresa net, green e new generation… L’isola, è sprovvista di un “Tempio del ritrovo mondano” di alto, altissimo livello, operativo per almeno dieci mesi all’anno, un luogo di incontro di un certo livello qualitativo, che potesse offrire qualcosa di diverso da quello che gli altri usuali pubblici esercizi già offrono alla propria clientela. Importante sarà mantenere le caratteristiche strutturali della Riva Destra del porto per ospitare Lounge bar che con lo strumento dell’happy hour possano attrarre clientela nel tardo pomeriggio; che organizzino eventi speciali di happy hour, caffè letterali per offrire cocktail e stuzzichini in un ambiente curato ed elegante. Queste attività commerciali si potranno tutte trasformare in piano bar alla sera, mantenendo la loro atmosfera elegante e di relax, aggiungendo l’animazione di un pianista che crea una colonna sonora dal vivo, spesso incentrata sulla musica jazz, blues o melodie più classiche. La clientela, abituata al comfort dei divanetti e all’arredamento curato, può gustare cocktail ricercati e finger food gourmet, godendosi un’esperienza multisensoriale che evolve da un ambiente rilassante a uno più vivace e socializzante. Gli spazi sono progettati per il relax e la conversazione, con aree confortevoli che invitano i clienti a socializzare e godersi l’esperienza in modo più prolungato. La combinazione di arredamento, luci, musica e cibo crea un’esperienza completa e coinvolgente che unisce relax e intrattenimento. La trasformazione sarebbe graduale, passando da un ambiente più chill-out e rilassato, adatto a chi cerca di distendersi, a un momento più vivace e coinvolgente, perfetto per chi desidera un intrattenimento di qualità. È evidente che l’acqua alta ostacola oggettivamente questo scenario economico produttivo. Queste ricette sono praticabili su tutti gli approdi marittimi ischitani, dove non esiste nemmeno il coraggio politico istituzionale di richiedere una tassa di sbarco agli 800.000 portatori di reddito in luglio-agosto del 2025, dati che sono stati persino letti come portatori di positività e non di caos, come sono a mio sommesso avviso.

Non è più tempo di rimanere inerti e silenti, bisogna partecipare al miglioramento della comunità isolana tutti insieme, cospargendoci il capo di cenere, perché non va bene che durante l’alzabandiera ci siano bestemmie (le ho udite purtroppo) indirizzate ai miei marinai che osano bloccare il traffico per cinque minuti, una volta a settimana come nel caso ultimo delle celebrazioni del porto; non è accettabile che i taxi abbiano paralizzato via Iasolino per la soppressione dello stazionamento in via A. De Luca; non è tollerabile che il nostro amato porto non sia fruibile e praticabile come un gioiello della Costa Azzurra, di Portofino o dell’Elba, oppure come Porto Vecchio in Corsica. Dobbiamo celebrare il nostro porto come la bandiera della nostra insularità e del nostro orgoglio di uomini di mare ed imprenditori del benessere. Ischia senza un porto, tecnologico ed ecocompatibile, oggi, è come se fosse tale senza il Torrione di Forio, il Fungo di Lacco Ameno, il castello aragonese o il promontorio di Sant’Angelo. Ischia, senza il porto, non ha anima.

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