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LE OPINIONI

IL COMMENTO La filosofia e il cambiamento di mentalità

DI LUIGI DELLA MONICA

Ischia, isola più bella del Mondo. Ormai è un ronzio insistente nelle orecchie di tutti. Ho sostenuto più e più volte nei miei precedenti editoriali che la bellezza non è un marketing che si autorigenera… Non intendo sottrarre fette di autorevolezza a Don Carlo, ma essendo il suo, il nostro “Peppone” – al secolo il compianto Lello Pilato – ormai solo vivente nei nostri amati ricordi, il contraddittorio su questo argomento è assente, nell’isola più bella del pianeta abitato che ruota intorno al sole. Il Guru assessore Sig. Ejarque ci ha affascinati con la metafora del turismo del pescatore, descrivendo l’ischitano come un prenditore, un raccoglitore di offerte economiche proveniente dagli sbarchi dei forestieri, in antitesi agli agricoltori, i quali sarebbero più avveduti e meticolosi nel curare e gestire il prodotto turistico. Vedo sempre più connessioni storiche fra lui ed Nils Liedholm, oppure forse lo identifico in Helenio Herrera, ma venticinque anni fa, quando Egli iniziò a conoscere Ischia, io c’ero. Come tale testimone oculare posso ricordare, fra il 1985 circa ed il 2000, come il quindicennio più triste della storia turistica isolana, allorquando avvenne il degrado morale e sociale del turismo di qualità: si conobbero gli sbarchi dei visigoti e degli unni dalla terraferma provinciale.

Ma a questo punto caliamo giù la maschera, perché sono state macinate pagine e pagine di inchiostro sulla tematica “turismo di qualità”, “cambiamento”…filosofia, cultura. Nel periodo citato cominciò a delinearsi il fenotipo della “mazzamma”: famiglia dall’accento napoletano composta da “zì maesta”, di solito donna corpulenta sulla sessantina, che accompagna la figlia, madre di bambini di tenera età, oppure adolescenti, che all’interno del proprio nucleo familiare sono educati come soldati, mentre all’esterno sono autorizzati al diritto di predazione e di vandalismo; se alcuno osa richiamarli all’ordine ed alla costumanza, è possibile che riceva, nel migliore dei casi, invettive e parolacce, nel peggiore rischia anche la propria integrità fisica. Questo agglomerato socio-criminale di persone alberga sull’isola in case locate nel periodo estivo da fine giugno ad inizi di settembre, celebrando la venuta del maschio alfa, il quale si ricongiunge alla truppa nella seconda settimana di agosto, fino al 31 dello stesso mese. La composizione minima di almeno 10 persone, perché alla zì maesta si unisce sempre una sorella, un cognato, un nipote, oppure una bisnonna ultranovantenne e tre o quattro adulti singles. Va detto, è posso affermarlo con cognizione di causa, che questi soggetti nei quartieri napoletani o delle città limitrofe ultra popolate, come Portici, Nola, Torre del Greco, Torre Annunziata o Castellammare, sono inquadrati in uno scacchiere sociale di tranquillità e compostezza, ma per un codice vigente nell’inconscio collettivo di questi ospiti indesiderati, ad Ischia si può tutto, perché bisogna “vendicarsi” del fatto che una casa nel mese di agosto viene affittata mediamente per 4.000/5.000 euro e quindi si deve trovare una contropartita materiale a questo esborso ritenuto esoso, per cui bisogna “arrevutà l’isola”- si leggano i manifesti con Pino Taglialatela.

Per quale motivo, noi ischitani abbiamo trasmesso a questi individui un senso di impunità ed anarchia per i tanto odiati e disprezzati “napoletani”? Una prima causa è da ricercare in un accordo di omertà che tanto si può tollerare un solo mese di baldoria, poi tutto ritornerà bello e paradisiaco l’1 settembre; una seconda spiegazione risiede nella arroganza e nel compiacimento che forse si sta affittando una casa non proprio confortevole ad un prezzo elevato, ma cosa importa, dicono alcuni isolani, questa gente deve ringraziare di calpestare il suolo di Ischia; una terza causa risiede nell’amore per i soldi. Spiego quest’ultimo passaggio: sulla falsa riga dell’editoriale del Prof. Mirelli, dello scorso sabato, ho conosciuto un ischitano del tipo di quello che si ostinava ad adoperare lo scooter in spregio alla domenica a piedi. Una signora artigiana a domicilio, occasionalmente conosciuta dai miei genitori, a voce alta e con maleducazione, asseriva che noi frequentavamo un “cesso”, alias la spiaggia Miramare di Ischia Ponte, per cui era inevitabile incontrarsi con la “mazzamma, che è composta di soli napoletani, perché solo questi sono chiassosi, rissosi e maleducati, magari tornassero i contrabbandieri, quelli sì che erano signori, pagavano e ringraziavano”. È un episodio disarmante, accaduto in casa mia, ma è sintomatico che serpeggia nella cittadinanza una mentalità sub culturale, né di turismo pescatore, né di quello agricoltore, ma del devastatore in nome del dio denaro ed in questo mi riallaccio al discorso della povertà morale descritta da Don Carlo Candido. Pertanto, l’ischitano che consente scientemente l’accoglienza del turista maleducato e delinquente, apostrofando in maniera discriminatoria i napoletani, composti per la stragrande maggioranza di persone educate ed oneste, i quali sono usati come convenzione sociale ischitana per adombrare il disprezzo verso le incapacità ischitane di arginare il fenomeno, si atteggia come il servo infingardo della parabola dei talenti.

Quale è il talento di Ischia? La sua bellezza incommensurabile. Ma l’accesso dei turisti teppisti, che esistono in tutto il Mondo, si pensi ad esempio agli “hooligans” inglesi, ai marsigliesi francesi, è stato il metodo per generare l’involuzione del territorio, nascondendo sotto terra il talento bellezza, cultura, educazione donato dal padrone, anziché farlo fruttare. Ecco spiegato perché, a poco a poco, gli stranieri non si sono interessati su dove fosse Ischia, perché tutto era incentrato su Capri, Sorrento e costiera amalfitana, anche per una politica globale dei “tour operators”, che si curavano deliberatamente di dirottare al di fuori di Ischia il turismo americano, inglese e tedesco. Sul finire proprio degli anni’90 e particolarmente nell’era del mandato presidenziale di Putin, appena emergeva la “Gazprom” come distributore di metano in Italia, si affacciò gradualmente ed insistentemente il turismo russo, che invase le strutture di lusso ischitane. In questa epoca, per una porzione di vita, ho vissuto una sorta di emarginazione a scuola, perché gli alunni a seconda che villeggiassero a Capri, Sorrento o Ischia godevano di una classifica di merito. All’alba degli anni ’10 del ventunesimo secolo, finalmente tutto questo cominciò a sparire, fino a giungere al 2022, anno di platino della riscossa della qualità, che è stata tuttavia inquinata da diversi episodi di malavita.

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Qual è il rimedio che si prefissa l’ischitano medio-piccolo che sopravvive di turismo? L’intervento onnisciente ed onniveggente delle Forze dell’Ordine, che dovrebbero avere un uomo ogni 5 persone, su duecentomila turisti concentrati nel periodo estivo. Il rimedio, molto umilmente, credo che sia un capovolgimento di mentalità ed una pacifica rivoluzione culturale e filosofica, nel senso che il bello geografico, deve coniugarsi con l’estetica del comportamento di chi frequenta l’isola. Certamente il termalismo è il volano della destagionalizzazione del turismo, ma giustamente non basta e deve condurre alla comprensione che lo spazio per i turisti maleducati ad Ischia deve essere soltanto il foglio di via, ma non quello del Questore, ma quello culturale delle facce delle persone che escono dai negozi, dalle botteghe, dalle case private e dai locali ed in silenzio osservino i maleducati con espressioni di sdegno e riprovazione. Questi gesti, fatti una estate, la successiva e quella ancora posteriore porteranno i peones a scegliere altri lidi. Ischia non è un isola per maleducati, ma solo per uomini\donne di cultura e bon ton: un sogno che diventerà a poco, a poco realtà.

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* AVVOCATO

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