LE OPINIONI

IL COMMENTO La legge sul mare

DI LUIGI DELLA MONICA

Tante brutture e nefandezze taluni ascrivono a questo Governo, ma effettivamente se il mestiere dell’opinionista è quello di analizzare i fatti, quali appaiono oggettivi e scevri da condizionamenti ideologici, è stato compiuto un passo storico determinante per un popolo, quale quello italiano, di…navigatori…e quindi per le isole minori. Una normativa nazionale quadro che esaspera alcuni aspetti della materia e tange solo parzialmente settori delicati che attendono maggiore incisività. Il noleggio occasionale per il piccolo diporto deve in modo inequivocabile essere pubblicizzato sulla murata (lato verticale imbarcazione) ed subacquei devono coltivare la loro passione con attrezzature omologate e riconoscibili dalle Autorità, nonché essere protetti da un raggio di 100 metri di interdizione della navigazione rispetto al punto di immersione. Il W.W.F. segnala sul proprio sito ufficiale che nulla sarebbe stato fatto in termini di cambiamento climatico, ma a tal proposito non si comprende come sempre il messaggio\slogan “alla Greta Tumberg maniera”, che denuncia fenomeni, ma non studia come porvi rimedi ecosostenibili; vi sarebbe fra le criticità del provvedimento il mancato obbligo di mappatura delle praterie di posidonia. In riferimento a quest’ultimo aspetto, ritengo, tuttavia, che il WWF dimentichi che esistono le “Aree Marine Protette”, già deputate alla razionalizzazione del demanio marittimo, proprio in armonia con sviluppo economico, ludico ed il rigoroso rispetto dell’ambiente.

È di queste ore la interdittiva dei mezzi pubblici di collegamento marittimo nel Golfo di Napoli, all’esterno del parco la Gaiola, che descrive il perimetro della pregnante presenza delle Istituzioni del mare. Nelle nostre isole, Ischia e Procida, regno del Regno di Nettuno, le antiche tradizioni marinare di padre, in figlio, ci spiegano ed informano esaustivamente e con dovizia di particolari sulla ubicazione delle praterie, ma tutto vale da ottobre ad aprile dell’anno successivo. Nei quattro mesi di bel tempo marino, tutto si sospende, tutto tace, perché dobbiamo campare. Si arresta tutta la cogente e rigorosa attenzione per la protezione dell’ambiente marino; si tollera la chiazza oleastra, sperando nel gioco di correnti, si rimuove il problema che davanti alla spiaggia del Lido momentaneamente è sospesa la balneazione, come pure a Sant’Angelo. Si spera che tutto quello che accade ad Ischia, rimanga inter nos, possa passare in sordina, tanto poi si farà di tutto per emendare, per mettere una pezza ad inizio giugno. Nella nuova normativa, le Università, che già sono operative nei bacini fluviali e nelle aree lacustri – si guardi al progetto per il fiume Sarno della “Federico II” facoltà di Ingegneria, diretto dal Prof. Salvatore Manfreda,progetto universitario internazionale denominato “Riverwatch” già inserito nella programmazione del PNRR – potranno intervenire per il recupero delle coste, cooperando con gli Enti locali ed intermedi, mentre gli Enti Territoriali potranno estendere la propria sovranità in particolari zone sottomarine, che rendono indispensabile la protezione, la tutela e lo sfruttamento a cura del solo Stato rivierasco, anche al di là delle 12 miglia marine che dovrebbero segnare il confine con le acque marittime internazionali, fino ad un massimo di 200miglia.

Qualcuno potrebbe ardire di definire sovranista questa normativa, ma io umilmente aggiungo che per asserire una simile sciocchezza bisogna conoscere a fondo i circa 7000km di coste italiane, che sono parte integrante del patrimonio UNESCO. Mi spiego meglio: abbiamo conseguito il titolo di patrimonio culturale mondiale dell’UNESCO per la cucina italiana. Una domanda ovvia in chi legge: cosa c’entra la cucina con il mare? L’Italia è innegabilmente un Paese unico al Mondo ed in quanto tale, composto da 20 culture regionali diverse e complementari fra loro e perfino, a volte, diverso da Provincia a Provincia, da Comune a Comune. Se la cucina è territorio, in una Nazione costituita da 7000 km di coste il territorio marino è elemento caratterizzante del sistema Italia, inteso come cultura, economia e stile di vita. Vi immaginate la Puglia senza il suo mare? Ischia senza le sue spiagge grandi e spaziose, ovvero Capri senza i faraglioni? Potrei continuare all’infinito. Faccio un esempio di economia domestica e di vita spicciola: le vongole sono commerciate al dettaglio quasi 40 euro al kg, perché la diffusione del granchio blu sta infliggendo durissimi colpi alla coltivazione, con la nuova legge è possibile cooperare con le Università per studiare forme di biodiversità atte a ripristinare l’equilibrio del mondo sottomarino, in armonia con catena alimentare animale ed umana.

Per venire alla nostra isola, mentre si rimane ancora limitati all’idea che la ricchezza del diporto siano le boe galleggianti negli specchi d’acqua vicini alla costa, che sono però fruibili solo nel periodo estivo, al di là dell’occhio semichiuso, non delle Istituzioni, ma dei cittadini consapevoli, sull’ancoraggio del natante di passaggio sulle praterie di posidonia, nessuno ancora ha colto il messaggio della tecnologia 2.0 che può beneficiare la nostra area marina protetta. Ho già citato questo tipo di soluzione, in almeno due articoli precedenti, ma la improvvisazione ed il silenzio imperano, perché evidentemente l’idea proviene da chi non è deputato a pensare ed a risolvere. Il geom. Umberto Cuomo, figlio del noto fondatore della Lega Navale di Ischia, Cap. Giovanni Cuomo, ha studiato una soluzione di piattaforme per l’ormeggio di imbarcazioni in transito nei nostri mari, in aree distanti circa 1000 metri dalla costa, con eliche di stabilizzazione, punto approvvigionamento acqua, elettricità, wifi e bettolini di qualsiasi tipologia di serviizi, dalla ristorazione a bordo, sino al reperimento di alloggi notturni. Esistono in forma sperimentale all’isola d’Elba, ma quanto dobbiamo aspettare che Ischia sprofondi ancora?

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