LE OPINIONI

IL COMMENTO La parabola della formica e delle termiti

Non c’è bisogno di grandi cognizioni di biologia ed entomologia per affermare che la parabola, evocata dal Sindaco d’Ischia sulla formica sorda che, non udendo le voci del dissenso, va avanti fino alla vetta, è interessante e si presta a molteplici interpretazioni. La prima considerazione è che, seppure la formica in ispecie sia sorda alle critiche, dovrebbe comunque avvertire, intorno a sé, l’atmosfera inquieta ed il clima sociale e politico montante, Infatti è notorio che le formiche hanno nell’olfatto il senso più sviluppato e in essa sono molto spiccati anche il gusto e il tatto. Per cui, pur essendo sorda, la formica-Enzo, dovrebbe essere in grado di captare gli umori intorno a sé, e per umori intendiamo sia quelli del paese, della stampa, dell’opinione pubblica, dell’opposizione consiliare, che quelli dei suoi stessi collaboratori (assessori, consiglieri di maggioranza).

Aggiungo ancora che mal si concilia l’idea della formica che procede imperterrita e solitaria con la natura stessa della formica, animale “sociale” per eccellenza che vive in colonia. Poi c’è da dire che la formica, pur essendo un animale sociale, vive secondo precise regole di “casta”: c’è la formica “regina” (che depone le uova), ci sono i “maschi” che servono per l’accoppiamento, le formiche “soldato” che sorvegliano il nido e le formiche “operaie”. A me pare che il Sindaco d’Ischia, con tutto il rispetto, tenda più ad esaltare l’aspetto “casta” che l’aspetto ”sociale” della formica e che preferisca le formiche-soldato che stanno a guardia del fortino elettorale. Per il resto, è difficile inquadrare Enzo Ferrandino in una delle 258 specie di formiche catalogate in Italia. Mi augurerei che potesse, un giorno, divenire “formica alata”; significherebbe che avesse acquistato la capacità di volare alto, anziché restare impantanato nei piani bassi della politica. Ma la cosa che più mi preme sottoporre all’attenzione del Sindaco d’Ischia (e di riflesso alla cittadinanza) è che mi sembra che, intorno alla formica-regina, ci siano non formiche operaie bensì un’altra specie animale. Non imenotteri come le formiche bensì isotteri ovvero termiti. E mi riferisco ai consiglieri comunali di maggioranza e, in parte, agli assessori. Perché “termiti”? Perché sono organismi xilofagi (mangiano il legno) agendo con grande discrezione, nel buio, nel cavo dei tronchi d’albero, nel sottobosco, negli interstizi del terreno.

Fuori di metafora, intorno al Sindaco vi sono consiglieri comunali che agiscono in ombra, in penombra e poco al servizio del bene comune, molto di più al servizio di interessi elettorali e di natura – diciamo così – privata. Lasciano intatto l’esterno del tronco d’albero e svuotano l’interno, cosicché all’occhio esterno nulla appare di anomalo. Resta un mistero come ci sia un tacito accordo tra tutti questi consiglieri (poi ci sono anche tecnici, esterni al consiglio comunale, ma che hanno incomprensibilmente libero accesso a certe stanze del potere) senza che l’uno ostacoli l’altro. E’ come se, con le stesse metodiche dei clan di quartiere, si fossero spartiti le zone di intervento. Come le termiti, i consiglieri di maggioranza, una volta che una di esse o alcune di esse hanno mangiato il legno, per la preoccupazione di lasciarne altre all’asciutto, passano parte del legno mangiato ad altre termiti, con un processo di trafallassi (così si chiama) oro-orale (di bocca in bocca) o oro-anale (e qui ometto il dettaglio e la descrizione del passaggio). Queste termiti creano il loro termitaio nella casa comunale e lì rodono tutto il legno che trovano. Da loro non viene alcuna proposta per l’amministrazione pubblica, non li senti parlare, non li senti polemizzare, non li senti e basta. Si limitano a rodere, a ingurgitare tutto il legno che c’è. E si crea un incrocio di interessi (anche se involontario) tra il Sindaco-formica, che arranca solitario verso la vetta, e le termiti che amano operare al buio più che alla luce del sole. Quello che si è creato, in tal modo, al Comune d’Ischia, è un equilibrio innaturale e pericoloso. C’è da sperare che, prima o poi, avvenga ciò che ha raccontato il biologo e naturalista Edward O. Wilson, due volte premiato col Pulitzer per la sua opera scientifica. Wilson ha scritto il libro Anthill (Formicaio) nel quale c’è un capitolo dedicato a quella che era stata la sua tesi di laurea “Le cronache del formicaio”. In tale capitolo si descrive una guerra per la supremazia tra varie colonie di formiche (la Colonia del Ruscello che soppianta la Colonia del Sentiero ed è a sua volta soppiantata da una Supercolonia, geneticamente modificata). Finisce, però, che l’equilibrio si ristabilisce naturalmente, con l’estinzione delle formiche che avevano affermato la supremazia. Al Comune d’Ischia, dopo anni di lotta tra colonie di consiglieri-termiti, nascerà un nuovo e più corretto equilibrio naturale per estinzione? E l’estinzione, con l’attuale logica elettorale, è possibile? E qui viene naturale citare il libro “Formica elettrica” dello scrittore americano Philip K. Dick, uno dei più grandi scrittori di fantascienza insieme ad Isaac Asimov. In questo libro Dick che, a differenza dell’ottimismo di Asimov, ha una visione nichilista della vita, parla di un androide (in gergo “Formica elettrica”) che, facendo esperimenti sul nastro su cui sono incisi i codici delle sue esperienze di vita, finisce con l’autodistruggersi. La sua morte causa automaticamente l’estinzione di tutta la realtà circostante e di tutte le persone che vivevano intorno a lui, in quanto erano state create visionariamente dall’androide stesso. Morta la formica elettrica, si estingue automaticamente tutto quanto gli viveva intorno.

Adesso, ipotizzando una estinzione – per carità – solo politica del nostro Sindaco-formica, si estingueranno politicamente e automaticamente anche i consiglieri-termiti? Non ce ne voglia il Sindaco Ferrandino ma noi, già angosciati dal virus maledetto, non vorremmo essere angustiati anche da problematiche mirmecologiche e fantascientifiche. Se proprio lo ritiene, ingaggi un formichiere che risucchi le termiti. Non faccia il “passero solitario” e mi riferisco alla poesia di Pascoli, non a quella di Leopardi, i cui primi versi recitano: “Nella antica torre/ passero solitario/ cerchi di trovare gli accordi per il tuo canto”. Si impegni a ritrovare gli “accordi” non con i suoi consiglieri ma con il paese. Ascolti un po’ di più anche le minoranze. Apra alla collaborazione e ai consigli di persone esterne all’apparato, in possesso di giuste competenze e che, soprattutto, non abbiano interessi privati e clientelari da difendere. E non lasci troppo legno “incustodito” nella cascina della casa comunale. Altrimenti, prima o poi e a sua insaputa, glielo mangiano tutto.

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Un commento

  1. Ancora un articolo di alto livello di Franco Borgogna che tra l’altro, porta alla luce la circostanza che “ ci sono tecnici esterni che hanno libero accesso alle stanze del potere”.
    Questo è un fatto gravissimo ed è un tema che bisognerà approfondire…..prima possibile e senza fare sconti a nessuno…

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