LE OPINIONI

IL COMMENTO La politica a confronto con scienza, filosofia e religione

Nel corso della storia, di volta in volta, tra l’opzione scientifica, quella filosofica, quella religiosa e quella politica (in cui faccio rientrare diritto ed economia) ha prevalso ora l’una ora l’altra, in un alternarsi, a volte fecondo, a volte narcotizzante, vedasi il periodo storico degli anni 80-90, quando la politica invase ed occupo’ tutti i gangli vitali della società. Dopo lo scoppio di Tangentopoli, decapitata una parte dei partiti politici, e sottolineo “ una parte”, s’instauro’ la supremazia del leaderismo, da Berlusconi fino a Renzi e, dalla costola di Berlusconi sono nati e sono stati “sdoganati” leader di destra radicale e sovranista, come Meloni e Salvini e s’instaurò la supremazia della comunicazione e della pura propaganda al posto della sostanza delle proposte politiche. In questo frangente, non solo il mondo della TV, degli industriali, della cultura, della stampa, sono stati permeati dalla tendenza al culto della personalita’ e del grande comunicatore, ma è accaduto anche che il mondo scientifico è stato oggetto di derisione, sottovalutazione, demolizione, negazionismo, e il campo filosofico ha visto emergere neo-filosofi di destra che hanno reclamato un cambio di paradigma culturale. Poi, d’improvviso, è arrivato il ciclone Covid 19 e ha sconvolto tutto e tutti. Si sono, di conseguenza, abbassate le luci della ribalta sugli strilloni della politica. E così l’occhio di bue del palcoscenico italiano si è concentrato sulla figura dello “scienziato”. E, come accade spesso in Italia, dalla derisione e dal negazionismo, siamo rapidamente passati al culto dello scienziato, al divismo dello scienziato, alla comunicazione dello scienziato. Parimenti, i medici e gli infermieri che, fino a poco tempo fa, erano colpevolizzati di ogni misfatto e finanche aggrediti fisicamente, all’improvviso sono diventati “eroi”. Siamo un paese che non sa cosa sia l’equilibrio: oggi sei un incapace, domani sei un “eroe”, a cui battere le mani. Diceva Bertold Brecht: “Beato quel popolo che non ha bisogno di eroi”. Beato il popolo che considera “normale” una sanità pubblica che sia all’altezza. In tutto questo, il vaso di coccio in mezzo ai vasi di ferro, in questo momento, è la politica.

Non è facile, anzi è tremendamente difficile, per la politica, ascoltare contemporaneamente scienziati, virologi, epidemiologi, statistici e poi sindacati, industriali, Regioni, Comuni. E’ difficile sintetizzare e mediare le indicazioni di tutti questi soggetti, mediare le esigenze di salute pubblica con quelle economiche. E’ difficile trovare il giusto equilibrio tra i tempi della democrazia parlamentare e l’urgenza dei provvedimenti. E così i DPCM del premier sono apparsi, a molti, strumenti che offendono il Parlamento e Conte viene indicato come colui che “balla da solo”. Le Regioni, soprattutto quelle di centro destra, scavalcano lo Stato con provvedimenti meno restrittivi (Calabria, Lombardia) fino alla diffida. E, come se non bastasse, insorgono magistrati e tutori del diritto alla libertà individuale e alla privacy e, in ultimo, la CEI, che protesta per presunto attentato alla libertà di culto. I vescovi (il Papa ha avuto accenti molto diversi ed anche il vescovo d’Ischia) hanno stilato un duro documento di protesta , il 26 aprile, in cui si dice che “i vescovi non possono accettare di vedere compromesso l’esercizio della libertà di culto “che viene tutelato dall’art.7 della Costituzione e dall’art.2 del Concordato. Si dimentica, però, che i fedeli sono innanzi tutto cittadini italiani e che l’art. 32 della Costituzione “tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività” e che il Concordato non è un Trattato internazionale tra due Stati sovrani, ma un accordo tra uno Stato sovrano e la Santa Sede, organo supremo della Chiesa cattolica, per cui tutti i cittadini italiani, fedeli e non, devono sottostare alle leggi dello Stato italiano. Ma, naturalmente, c’è una parte di ragione in queste rivendicazioni. Purtroppo, però, con questo esplodere di particolarismi e di rivendicazioni di categorie, di religione, di partiti politici, crolla la retorica – fin qui imperante – dell’Italia paese unito che ce la farà, del “remiamo tutti insieme” per la salvezza del paese. Siamo invece un popolo profondamente diviso, corporativo e con scarso senso dello Stato. Lo ha scritto magnificamente Dacia Maraini sul Corriere della Sera: “Il nostro è un paese individualista. Tutti contro tutto e contro tutti. La protesta diventa un nemico a cui si chiede tutto e non si è disposti a dare niente”.

L’Agenzia internazionale di rating Ficht declassa l’Italia a BBB- (ad un passo dai titoli spazzatura), indicando – tra i motivi della retrocessione – le tensioni esistenti tra le forze politiche e Salvini che fa? Decide di occupare il Parlamento, senza nemmeno il consenso degli altri partners di centro destra. Il Governo sta facendo, nelle condizioni date, quello che è possibile. Dirò, a questo punto, il mio giudizio su Conte, in piena libertà, senza voler partecipare al gioco dei favorevoli e contrari. E’ un giudizio positivo, per l’equilibrio dimostrato, per lo stile, per la cultura, per la capacità di apprendimento veloce dei meccanismi della politica, per come si sta muovendo in Europa. Mi dispiace, a tal proposito, dissentire – una volta tanto – (ho sempre apprezzato le sue opinioni) da Lello Montuori, circa il mancato “contemperamento”, da parte di Conte, tra esigenze sanitarie ed esigenze economiche. E non capisco quanti stanno pensando di sostituirlo con Mario Draghi, eccellente banchiere ed economista, ma pur sempre un tecnico. E rimane incomprensibile che ad auspicare questa soluzione sia in particolare quella destra radicale che ha demonizzato Mario Monti e tutto il governo tecnico. Mario Draghi è un tecnico, un eccellente tecnico (ma anche Monti lo è) e non abbiamo alcuna prova che l’ex Presidente della BCE possa essere anche un bravo primo ministro. La verità è che s’invoca Draghi solo per disarcionare Conte e costituire un governo di pseudo unità nazionale (quale governo è mai possibile tra estremisti sovranisti e forze democratiche ed europeiste? “ . Conte ha dimostrato di sapersi muovere e spaziare dal campo della politica a quello economico (il diritto era già suo pane quotidiano), dal campo della scienza a quello della filosofia. Ed è proprio sul rapporto (per niente conosciuto) che Conte ha con la filosofia che vorrei focalizzare infine il discorso sul premier. Esattamente un anno fa, su La Repubblica, il Presidente del Consiglio ebbe un’intervista dialogo con il filosofo Emanuele Severino, successivamente deceduto. Conte introduceva così l’intervista: “La filosofia è una mia antica passione e senz’altro ha contribuito alla mia formazione culturale. Credo che le categorie del pensiero filosofico, nella migliore tradizione aristotelica, possano risultare di estrema utilità per un politico”. Poi chiedeva a Severino: “Nel suo scritto ‘La potenza dell’errare’ lei ha dedicato un paragrafo anche ai governi tecnici. E Severino rispondeva: “La tecnica è destinata al dominio…tenga presente che i governi tecnici in Europa e in Italia, sono ancora guidati da un’ideologia, sì che questi governi non hanno come scopo l’incremento della potenza tecnica, ma la tecnica serve come mezzo per realizzare il loro scopo ideologico…Da ‘mezzo’ la potenza tecnica si trasforma in ‘scopo’ dell’uomo”. Alla fine, Conte poneva il quesito: “Secondo lei ci sarà ancora spazio per la riflessione filosofica o la tecnica assorbirà anche questa attività dello spirito?”. E Severino dava la risposta illuminante: “E’ inevitabile che la stessa dominazione della tecnica tramonti, perché la felicità che essa dà all’uomo è fondata sul sapere scientifico che è soltanto ipotetico. Sarà la filosofia a mostrare la necessità che anche il dominio della tecnica venga oltrepassato”. Ed è questo principio che ha, fin qui, guidato il nostro Presidente del Consiglio che, dopo aver ascoltato i vari Comitati tecnico scientifici e di esperti, ha poi deciso in piena autonomia. Se avesse seguito alla lettera i vari think tank e task force, noi cittadini resteremmo in isolamento ancora per molto tempo, per non parlare degli anziani che avrebbero varcato la soglia di casa solo nel 2021 e i vari settori economici riaprirebbero molto più in là di quanto stabilito dal governo.

E a questo Presidente e a questo governo, che hanno fatto scelte politiche, fondate sulla consultazione di parti sociali, economiche e di esperti scientifici, si vorrebbe contrapporre un “governo tecnico” guidato dal grande banchiere. Scienza, filosofia, religione, politica. Chi prevarrà? Io voto per la Politica , che non ignori filosofia, scienza, religione e che di esse tenga conto, senza per questo rimanerne schiava.

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Un commento

  1. SCIENZA ( LEGGE ) Filosofia ( condizioni ) Politica ( decisioni ) La filosofia è la conoscenza delle parti in relazione, la filosofia si basa sulle condizioni. La politica è il modo a procedere delle parti in relazione, la politica si basa sulle decisioni. A quali condizioni si determinano le leggi naturali, a quali condizioni si stabiliscono le leggi parlamentari. La legge è un limite stabilito da condizioni, la condizione è una decisione che modifica. L’Essere Umano è una forma stabile con capacità creative obbligato dal bisogno. L’obbligo è un dovere, il bisogno è un diritto, il dovere è produrre, il diritto è acquisire. Il lavoro è un dovere che permette i diritti. Gli animali hanno capacità adattive, l’Essere Umano ha capacità creative. Gli animali non producono, la natura si nutre di se stessa e si riproduce

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