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LE OPINIONI

IL COMMENTO La “Rapallizzazione” non evitata

Alla fine degli anni 70, Pasqualino Mazzella, studente universitario di architettura, convinse il direttivo della sezione del Partito Socialista di Ischia ad organizzare un convegno alla presenza di Marcello Vittorini, che era suo professore all’Università. Organizzammo l’evento presso l’albergo Regina Palace e ricordo che discutemmo di una serie di argomenti legati all’urbanistica. Tra le altre cose, scoprimmo la parola “rapallizzazione”: un’espressione che all’epoca dei fatti stava a significare lo scempio che era stato perpetrato a Rapallo e sulle costiere italiane a causa dei piani regolatori in possesso dei Comuni del Nord Italia.

Vittorini nel corso di quel convegno fu quasi premonitore: in quel periodo Ischia aveva appena iniziato lo scempio del territorio che grazie al modus agendi della Democrazia Cristiana si sarebbe perpetrato e alimentato negli anni a venire: il docente lanciò un monito chiaro e ci invitò a non entrare nei meccanismi che avrebbero inevitabilmente portato alla distruzione del territorio. Vittorini, tra l’altro, consigliò anche agli ischitani si mettere su una autorità di bacino isolana. Ne indicò finanche il nome, Unità Locale dei Servizi. L’organismo, nelle intenzioni, avrebbe dovuto sostituire l’EVI, che nel frattempo era stata letteralmente sfasciata dai socialisti per sottrarre quote di potere allo scudo crociato che comandavano l’ente in maniera massiccia.

Il grande successo politico di Enzo Mazzella, la cui escalation era partita qualche anno prima, non fece prendere in considerazione questa lezione di logica urbanistica/amministrativa che poi si sarebbe rivelata azzeccatissima. Eravamo minoranza al Comune e dunque non avevamo i numeri per imporre la nostra linea. Eppure, adottando questo sistema i problemi più importanti dell’isola sarebbero stati condotti verso un unico canale creando una programmazione organica allo sviluppo dell’isola. La storia è nota a tutti: accadde l’esatto contrario e di conseguenza ci fu il classico assalto alla diligenza e riempimmo l’isola di abusivismo edilizio ponendo le basi al tracollo del territorio con il risultato che il conto ci è stato presentato adesso dopo oltre 40 anni. Ma vorrei chiudere con un paio di interrogativi ai quali spero qualcuno possa darmi risposta: Dove sono finiti i giovani universitari che si impegnano in politica? E dove sono finite le sezioni dei partiti che elaboravano le cose buone per il paese?

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