LE OPINIONI

IL COMMENTO La realta’ e la narrazione

Una volta la distinzione si faceva tra “realtà” dei fatti e “finzione” che era un modo di immaginare e trasfigurare la realtà, ma nella consapevolezza di entrambi i soggetti (autore e spettatore/i) che si trattava di “invenzione”.Ora è diverso: c’è la realtà dei fatti e la narrazione dei fatti con uno sdoppiamento di consapevolezza, in quanto il soggetto narrante sa di mistificare la realtà, mentre uguale consapevolezza non ce l’ha il soggetto che osserva o che ascolta. Per attenerci alla favolistica, oggi ci sono “draghi” e “incantatori di serpenti”. “Draghi” sussume la definizione da Draghi Mario, grande Presidente BCE italiano che ha contribuito a mantenere in piedi l’euro e l’Europa. A lui, dopo anni di critica degli antieuropeisti e nazionalisti o dei rigoristi alla Schauble, potente ministro tedesco delle finanze, vanno ormai i riconoscimenti e i ringraziamenti pressoché unanimi.

Tanto che, perfino nella destra italiana, si fa un pensiero su Draghi prossimo premier, a prescindere dalla coalizione di destra o sinistra. Draghi dunque rappresenta la “realtà”, l’applicazione scientifica delle regole economiche, monetarie e di equilibri di bilancio, ma anche di espansione dell’economia. Poi ci sono gli incantatori di serpenti . Vi svelo al riguardo un piccolo segreto che non tutti conoscono: gli incantatori di serpenti, frequenti in particolare in India, quelli – per intenderci – che con uno strumento musicale (il pungi ) fanno innalzare e ballare il serpente nel cesto, in realtà sono imbroglioni anche un po’ malvagi. Infatti, i serpenti non vengono “incantati” dalla musica ma semplicemente temono lo strumento musicale, ritenendolo una minaccia e ruotano collo e testa per la paura, non ballano per la melodia. I serpenti non hanno l’orecchio esterno e perciò non possono sentire la musica, tutto al più sentono un rumore. Gli incantatori sono malvagi perché sterilizzano le ghiandole velenifere del serpente e gli cuciono la bocca.

Adesso proviamo ad uscire di metafora e dalla favolistica e precipitiamoci nella politica e nella sociologia mass-mediatica. Pensateci: oggi, in politica, nell’economia, nello spettacolo, un po’ in tutte le manifestazioni della vita, non conta tanto “ciò che è vero” quanto “come lo si racconta”. Pensate a personaggi politici che hanno avuto o hanno attualmente grande seguito: Berlusconi, Renzi, Salvini, Meloni. Quale approfondita analisi della realtà hanno rappresentato ai loro elettorati, al popolo? Lo ha fatto forse Berlusconi quando definisce la coalizione di governo giallorosso “quattro partiti comunisti coalizzati”? Vi sembra corrispondente alla realtà? Italia Viva di Renzi sarebbe un partito comunista? Di Maio vi sembra il capo di un movimento comunista? Eppure la narrazione berlusconiana passa sui giornali e tra la gente come un messaggio “veritiero”. Se è vero, come è vero che oggi conta la narrazione più che la rappresentazione della realtà, che contano gli incantatori di serpenti più dei draghi, come è messa Ischia con i suoi protagonisti? Sanno narrare? Vogliono narrare? Sono draghi ( diciamo al massimo “draghetti”) o incantatori di serpenti? Sono per un linguaggio asciutto, competente o prediligono suonare il pungi per incantare la folla come i serpenti? E la folla/serpenti li seguono nell’incantamento elettoralistico e clientelare per piacere o per timore? E’ non è forse vero che, a volte, alla folla viene cucita la bocca e sterilizzate le ghiandole della critica (come succede ai serpenti )?

Allora riproponiamo il quesito: i nostri eroi isolani sanno narrare? Vogliono narrare? Giosi Ferrandino in parte ci riesce, De Siano (nonostante la vicinanza e la leale collaborazione con Berlusconi) mi pare l’antitesi del “comunicatore” e del narratore. Non sa narrare Gaudioso, rinuncia a farlo Enzo Ferrandino per questioni caratteriali, si arrangia il Sindaco di Serrara, non lo sa fare il Sindaco Castagna di Casamicciola. Francesco Del Deo ha il piglio e la sicurezza del democristiano navigato ma usa armamentari comunicativi obsoleti. Paradossalmente l’amministratore che maggiormente si era impossessato della retorica del “narratore moderno” è Giacomo Pascale che, per queste sue doti, darà filo da torcere a quelli che recentemente lo hanno disarcionato. Tutto sommato, direi che ad Ischia incantatori di serpenti non ce ne sono. Il guaio non è questo; il guaio è che – contemporaneamente – non ci sono nemmeno i “draghi”. Non c’è marketing ma non c’è nemmeno rigore e competenza. Facciamo qualche esempio: l’isola – l’abbiamo detto e lo ripetiamo – ha il primato di due quotidiani cartacei con corrispondenti giornali on line più alcune televisioni locali. Che cosa richiederebbe la logica di una politica ambiziosa? Richiederebbe un ampio ricorso alla loro presenza su questi organi di informazione. Invece snobbano giornali e tv locali, fanno finta di non leggerli o non vederli mentre – di nascosto – li consultano. Sul fronte dell’imprenditoria privata non è che il quadro migliori: c’è una vecchia guardia che rinuncia ad ogni apertura alla modernità e c’è qualche rappresentante giovane che punta tutto sul marketing, a prescindere dal prodotto Ischia, che avrebbe invece bisogno di alcune importanti riforme strutturali. Ma anche qui non ci sono né “draghi” né “ incantatori di serpenti. Qualcuno ci prova a suonare il pungi, nel tentativo di incantare la folla-serpente. Magari s’inventa un seguito che non ha, magari invade giornali e tv con comunicati, vantando capacità progettuali da favola e inesistenti consulenze dei migliori cervelli d’Italia. Ma non ci siamo, così non s’incanta nessuno. Anche l’arte di arringare le folle richiede doti di empatia che o ce l’hai o non ce l’hai. Come uscire allora dal cul de sac in cui siamo infilati?

Credo che una delle possibili strade sia stata tracciata dai Convegni che il Golfo organizza ( vedi l’ultimo sull’ambiente) . Che un giornale si faccia promotore di un doppio “ avvicinamento”: tra i Sindaci dell’isola e di questi con la Città Metropolitana, per sancire un Patto di coesione ed azione comune, a me pare un’ottima cosa che, spero, possa servire a migliorare il rapporto tra stampa locale e potere amministrativo locale. Spesso il mio amico Mizar mi chiede e si chiede se esiste ancora l’agorà, il luogo fisico di incontro e confronto di idee. Checché ne dicano molti moderni mass- mediologi la Rete non destituirà del tutto il confronto vis à vis, parola contro parola, ragionamento contro ragionamento. A dimostrazione della tesi innanzi esposta potrei citare mass-mediologi che credono ancora nella forza della democrazia rappresentativa e liberale, come Massimiliano Panarari, che insegna alla Luiss di Roma e alla Bocconi di Milano. Ma dovrei sviluppare un ragionamento lungo e complesso non adatto alla semplicità di linguaggio e all’immediatezza che sono propri di un quotidiano locale. Faro, dunque, due esempi molto più decifrabili, citerò due testi di canzoni attuali di successo: il primo è “ Carote” di Nuela ( Emanuele Crisanti) il cui testo criptico e demenziale è diventato un vero “ must” per i giovani. “ Carote, carote/ solo carote/ Le scuote e le percuote/ cellula eucariote” .Direte che è solo una furbata, avvantaggiata da un ritmo incalzante e piacevole. E invece no, la chiave del testo sta nelle “ carote che diventano banconote”, come a dire che le carote sono i sogni allo stato puro, le banconote i sogni che si realizzano. Anche qui, una cosa è la “ narrazione” un’altra la realtà. L’altro esempio canoro è la canzone di Piero Pelù “ Picnic all’inferno”, nella quale ha mixato testo, musica e voce parlante della giovane Greta, ambientalista. Anche qui quella che può sembrare solo una furbata, un tentativo di cavalcare l’onda dell’ambientalismo, è – invece – una coniugazione tra “ messaggio” e realtà musicale, tra sogno-narrazione e solidità di una composizione musicale. Non che Greta Thumberg sia assimilabile agli “ incantatori di serpenti”. La ragazza è genuina, fino all’ingenuità, non c’è malizia e non è manovrata da nessun potere occulto. Greta rappresenta sì la “ narrazione” ma è una narrazione che non può essere ingannatrice, perché non riguarda il passato ma il futuro e ognuno può rappresentarselo come meglio crede. Quali sono i desideri invece degli ischitani? Come se la immaginano l’isola tra 30 anni? Nasceranno, nel frattempo, “ draghi” competenti in grado di guidare la modernità? Nasceranno “ incantatori di serpenti” che condizioneranno le folle? Noi non ci saremo e questa curiosità non potremo soddisfarla.

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