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LE OPINIONI

IL COMMENTO La Siena, i privati e il pilatismo del comune d’Ischia

Riporto alla memoria dei lettori versi famosi che Dante dedicò (canto V del Purgatorio) al personaggio femminile di Pia De’ Tolomei: “Siena mi fe’, disfecemi Maremma”. Se Dante avesse potuto dedicare dei versi all’ineffabile vicenda della Siena ad Ischia Ponte, avrebbe potuto scrivere “La Siena mi fe’, disfecemi il Parcheggio”. E la Siena è stata ammazzata come era stata ammazzata (dal marito) Pia de’Tolomei. E non so se i protagonisti attivi e passivi di questa vicenda (dalla proprietà all’impresa di costruzione, al Direttore dei lavori e,infine, all’Amministrazione comunale spettatrice inerte) meriteranno il Purgatorio o l’Inferno. Intanto l’inferno, per 10 anni, lo hanno vissuto e lo stanno vivendo gli abitanti del Borgo di Celsa.

A ricordarcelo è stato, martedì scorso, su questo giornale, il brillante avvocato Luigi Della Monica (a seguito di altri suoi documentati interventi). Stavolta, però, il pamplhlet (perché di un pesante atto di accusa nei confronti dell’ente locale si tratta) è diretto, duro e anche ammonitorio per i futuri comportamenti dell’Amministrazione comunale. Ma riepiloghiamo i fatti. Della Monica dà conto alla pubblica opinione di una transazione bonaria conclusasi fra il Condominio di via Seminario 34/36, ottimamente amministrato dall’avvocato Gennaro Arcamone e la società Turistica Villa Miramare, prima ancora di arrivare alla quantificazione del danno emergente, dinanzi al giudice Polcari, la cui udienza era stata fissata per il 30 settembre. Correttamente l’avvocato non si addentra nei particolari dell’accordo tra privati, ma si intuisce che – fosse dipeso da lui – avrebbe portato la questione fino in fondo. E l’avrebbe fatto non solo a miglior tutela del condominio ma a difesa degli interessi collettivi della comunità del Borgo e di tutto il popolo ischitano, al quale è stato sottratto – nel silenzio dei più e nell’assenza totale del Comune d’Ischia – un bene paesaggistico, rurale, storico e di forte interesse idrogeologico. Ho detto: “Nel silenzio dei più”, perché non è esattamente come sostiene l’avvocato Della Monica, che nessuno si sia opposto. Si sono opposti in pochi, con la semplice qualifica di cittadini attivi. A non opporsi sono stati quelli che ne avrebbero avuto maggior titolo: gli abitanti del vicinato al costruendo parcheggio ( ad eccezione di quelli del Palazzo Scalfati); non lo hanno fatto le Associazioni di categoria o culturali, non lo hanno fatto i consiglieri comunali, non lo hanno fatto (o lo hanno fatto in misura insoddisfacente) gli organi tecnici deputati ai controlli sotto vari aspetti.

L’Amministrazione comunale ha tenuto un atteggiamento pilatesco. Se ne è lavata le mani, dal primo all’ultimo momento, fino a prefigurare una tacita complicità. Non ci è dato sapere cosa farà adesso, di fronte all’ennesimo splafonamento dei termini per l’ultimazione dei lavori. Ha negato, al condominio di Palazzo Scalfati, di fare da intermediario per una composizione della controversia. Ha tergiversato nel consegnare copia degli atti richiesti, come da procedura di accesso pubblico. Ha frapposto ridicoli ostacoli, come il diritto di copyright dello studio dell’arch. Mattera. Trasparenza “zero”. Sensibilità verso i diritti di paesaggio e godimento dei cittadini e turisti, nell’arco di 10 anni, “ zero”. Quello che l’avvocato Della Monica credo non sappia, in quanto vicenda troppo lontana nel tempo ( risalente agli anni 70-80) sono i “maneggi” perpetrati, ancor prima che subentrasse l’avvocato Santaroni, a livello di alterazione di varianti al PRG, perché si arrivasse a tale tipo di destinazione. Ed è sul tipo di destinazione che si sarebbe dovuto lavorare negli anni. Ma la maggior parte degli operatori di Ischia Ponte pensava ad una sola cosa: avere il parcheggio, per un illusorio decollo del commercio locale.

Ma l’affondo dell’avvocato Della Monica non finisce qui. Dopo avere scritto, in maniera inequivocabile, che nella Siena: “Il soggetto pubblico non è intervenuto a porre rimedio ad un evento quale la rottura di una falda freatica, che ha generato anni di criticità al contesto sociale e paesaggistico della zona”, Della Monica ci mette tutti in guardia su un’altra opera pubblica, sicuramente necessaria, ma per la quale non possiamo rischiare di ricadere negli errori macroscopici di costruzione, come la Siena Stiamo parlando del Porto d’Ischia e di quello che dovrà essere il sistema di protezione dell’abitato e dei locali che insistono sulla riva destra. Lamenta l’avvocato lo strano (ma “reiterato”) silenzio dell’Amministrazione comunale sul Progetto che s’intende portare avanti e sulle precauzioni che s’intendono adottare. Si tenterà un colloquio e una collaborazione preventiva tra ente pubblico e privati? Questa volta non c’è l’alibi del “terzo” spettatore pubblico, visto che è l’ente pubblico che interviene direttamente. Ancora una volta, dunque, invochiamo “ trasparenza, trasparenza, trasparenza”! Ed è in nome della trasparenza che Della Monica, in data 8 aprile 2020 ha richiesto l’ostensione del Progetto, in quanto incaricato da una società svizzera di intermediazione, in grado di reperire investitori privati intenzionati a partecipare alla futura gara per il rifacimento del Porto e per la creazione di protezione anti-allagamento. Ma nemmeno questo Progetto, ad oggi, è stato possibile visionare. E, visto che Della Monica ci ha giustamente sollecitati a prestare attenzione a questo nuovo fronte, vorrei aggiungere un terzo fronte, sicuramente meno importante e di minore impatto, ma non per questo trascurabile. Riguarda Piazza degli Eroi, un altro “cahier de doleance”.

Personalmente non sono contrario a priori a tutto ciò che si sta facendo in quella piazza e intorno ad essa. Ho criticato la filosofia di base: l’illusione che da “piazza di crocevia carrabile” possa trasformarsi in “piazza di incontro”, Ma, per esempio, considero positiva la soluzione trovata per il parcheggio e deflusso dei taxi e, ancor più (e lo vedremo nei prossimi giorni) la soluzione trovata per la delocalizzazione dell’edicola, che è e sarà, molto più che una semplice rivendita di giornali. Un vero e proprio Centro servizi (con sistemi di pagamenti bollette e varie, bigliettazione per trasporti marittimi, tabelle degli orari) con tutti gli spazi e comfort necessari, Pochi però sanno che, a fianco dell’ingresso taxi da via Variopinto, esattamente al civico 9, l’Ufficio Tecnico Comunale, ha emesso l’ordinanza n.114 del 5/8/2020 a carico di Pignataro Bruno per demolizione e ripristino di un varco carrabile con apposizione cancello, per il quale lo stesso Comune aveva rilasciato permesso a costruire n. 17943 del 3/10/2006. Senonché il Tar Campania, VI Sezione, con sentenza n. 113/2012, annullava tale permesso, in quanto contrastante col PRG, con il PTP e con il vincolo paesistico generico a cui è sottoposto il territorio. Domanda: e come ha potuto il Comune aprire il varco per i taxi a due metri dal varco che deve essere abbattuto e ripristinato? Questo per dire, ancora una volta, che non bastano le buone intenzioni. Ci vuole competenza e confronto con la cittadinanza, studio delle pratiche e trasparenza degli atti. Ad evitare un cumulo di brutte figure e guasti al paese.

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