LE OPINIONI

IL COMMENTO La tematica della qualità del turismo ischitano

DI LUIGI DELLA MONICA

Diversi giorni or sono l’imprenditore alberghiero Leonessa espresse una opinione forte e profondamente dirompente rispetto al passato, ma che ha generato tante e tante polemiche, al punto che egli stesso ha spento il fuoco, dichiarando su facebook che l’autore dell’intervista, il nostro coordinatore Gaetano Ferrandino, aveva travisato il significato delle sue parole. Ne è seguito da parte di quest’ultimo una dura considerazione sul suo profilo social, contenente l’invito a presentare denuncia-querela nei suoi riguardi, giurando e spergiurando che il contenuto delle frasi scritte fosse stato genuino e fedele rispetto alle parole dell’intervistato. È inutile nascondere il mio profondo disagio per aver osservato queste vicende. Una persona di grande spessore umano ed imprenditoriale afferma un pensiero per sua convinzione aderente alla realtà, ne trasmette il messaggio orale al giornalista e constatando che l’effetto delle sue idee è stato detonante, cambia orientamento. Sin qui nulla di strano, perché tutti possiamo sbagliarci, anche chi scrive, ma nell’esprimere solidarietà a Gaetano Ferrandino, esorto chi ha voluto mettere in imbarazzo il nostro coordinatore ad un caffè chiarificatore e pacifico. Non è accettabile affermare e poi ritrattare per colpa del messaggero; è meglio dire che c’è stato un grossolano e sgradevole equivoco nell’interpretare il proprio pensiero che si vorrà chiarire in seguito e nelle sedi opportune.

Questa precisazione era doverosa, prima di affrontare la spinosissima tematica della intestazione dell’articolo. Il turismo ischitano è una cartina tornasole di tutta l’Italia, con pregi e difetti, ma bisogna analizzarlo da tutte le sue angolature. Potrei dire che vi è un turismo diverso da comune a comune, ovvero da contrada a contrada. Le mie origini antiche di Campagnano, da parte di nonna materna, possono testimoniare che vi era un turismo da zona collinare, destinato all’aria pura ed alla cura della campagna e dell’orto, che non era dissimile dalla zona dell’Arenella, del Vatoliere oppure del Fango e di Panza. Ancora le meravigliose sorgenti dei Nitrodi, il belvedere di Fontana, trasportano il forestiero in una atmosfera quasi prealpina, offrendo rifugi alla calura ed acque sorgive taumaturgiche. La vita mondana e riservata dei grandi VIP nelle ville del bosco di Zaro e la piccola realtà di Sant’Angelo, che riproduce in piccolo una Positano, oppure una Minori, che riescono ad offrire benessere e riservatezza anche ai capi di Stato, come Angela Merkel.

Esistono più isole, nell’isola, questo è un dato di fatto. Leggevo sul nostro giornale di qualche giorno fa che una turista romagnola rimaneva estasiata dalla sua esperienza sull’isola. C’è da meravigliarsi a fronte di tante notizie di maleducazione, di disservizi oppure di disdicevoli condotte degli ospiti e degli operatori dell’accoglienza? No di certo. Il problema è soltanto mediatico. Si è detto centinaia di volte che Ischia non può privarsi dell’insediamento stabile di un presidio di Giustizia: la motivazione inconfutabile deriva dalla densità demografica e dalla capienza dei posti letto che consentono la convivenza, soprattutto nei mesi da fine a giugno a metà settembre, di circa 200.000 mila persone.

Tutto questo genera potenzialità di conflitti socio-economici, litigiosità, che nel mese di agosto da circa 30\40 anni si impennano esponenzialmente. Gli amministratori locali e statali, congiuntamente agli operatori turistici, si spremono le meningi per rimediare a queste anomalie del turismo ischitano, che purtroppo non riesce ad attirare i VIP ed i loro codazzi, come è costume sull’isola di Capri, oppure in Costiera. Ecco che l’imprenditore Leonessa “avrebbe” stigmatizzato che l’operatore ischitano medio-alto sia colpevole di non puntare alla qualità. Sinceramente, non mi sento di sposare la tesi del pensar male non si fa mai peccato, ma neanche intendo dare addosso ai piccoli episodi di scostumatezza. Il problema fondamentale dell’isola è la sua grandezza che è sinonimo di difficoltà di controllo: non credo che si possa chiedere al cliente prenotante la propria identità sociale, culturale e giuridica, oppure offrirgli la sottoscrizione di un codice di condotta, perché si rischierebbe di violare la Costituzione tanto cara ai “no vax”. Il caso della turista romagnola è rapportabile alla mia esperienza diretta, per aver invitato una coppia di medici di Potenza con i loro 3 figli, che, alloggiando ad Ischia Ponte, non volevano più fare ritorno alla loro casa ed hanno postato infinite foto di bellezze dell’isola su facebook, con altrettanti “mi piace” dei loro amici. Eppure la Potenza “chic” fa a gara per riempire la anonima e silenziosa “Maratea”, che a furia di collezionare bandiere blu, ha anche creato un festival del cinema, ospitando anche il Maestro Carlo Verdone. Non ci sono problemi di cattiva o buona educazione dell’operatore turistico ischitano, italiano in senso lato.

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Io sono stato trattato con supponenza proprio nel centro di Roma da un cameriere frettoloso. L’operatore di accoglienza ischitano ha i pregi ed i difetti di un qualsiasi italiano, che sia sardo, toscano o campano: la presunzione che per un turista puntiglioso e precisino, che si può anche rintuzzare e trattare male, ce ne sono altri nove dietro di lui, che come pecore annuiranno e riceveranno un mal servizio a costo elevato. Mi succede domenica sera, per essere papà di un bimbo piccolo telefono per prenotare, anche in emergenza COVID, ad un locale nel centro di Forio: mi viene risposto che non ci stava bisogno e che non si accettavano prenotazioni; mi reco sul posto e mi dicono che si doveva aspettare almeno mezz’ora per entrare; alle mie rimostranze, una ragazzina di circa vent’anni mi replica seccamente che non ero obbligato ad entrare. Di contro, invece, devo elogiare un altro locale, sempre del centro di Forio, che alla mia domanda se ci fosse posto per mangiare, mi rispondeva che era dispiaciutissimo ma senza prenotazione era molto difficile; nello stesso tempo mortificato veramente per la sua incolpevole risposta mi invitava a telefonare la prossima volta. Così posso ricordare la negoziante di Sant’Angelo che con una gentilezza e pazienza certosina spiegava ai figli dilettanti dei miei ospiti di Potenza come si pescava, mentre il locale era pieno di altri clienti da sbrigare.

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Non serve tornare alle abitudini della “comare” che accompagnava mia nonna in carrozzella per cercare casa da affittare nel periodo estivo e le regalava la bottiglia di vino come incentivo. Non dobbiamo trasformare nessun ischitano nei personaggi composti e dignitosi del secondo dopoguerra, che tuttavia serbavano nei propri animi la tristezza della perdita di un affittuario che avrebbe potuto impedirgli di condurre un inverno economicamente sereno. Dobbiamo tornare all’amore per il prossimo, alla ospitalità corale e calda che contraddistingue noi italiani come gente di spirito profondo e divertente allo stesso tempo. Ischia come il resto dell’Italia sarà una ricetta socio, culturale e produttiva vincente, allorquando si smetterà di pensare, come mentalità inconscia del titolare della struttura: un turista perso, nove dietro di lui…

Questo deve finire per sempre. Anche un solo ospite deve essere considerato una perla della corona, mentre quello sgraziato, maleducato e cafone, non deve essere vezzeggiato perché paga, ma isolato… Una maggiore armonia fra isolani, come ad esempio il passaparola del commerciante, oppure del gestore del lido o del ristorante o dell’albergo per evitare che l’anno prossimo quel maleducato possa fare ritorno. Sig. Rossi (cognome di fantasia) lei ha prenotato lo scorso anno? Lei è quel Sig, Rossi? Mi dispiace non abbiamo posto. Vedrete che un anno, due anni, al massimo tre, quel turista dirotterà le sue ferie in città di origine, oppure in zone desertiche…

* AVVOCATO

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Un commento

  1. Colui che si reca in vacanza, soprattutto su di un isola, cerca e s immagina relax silenzi e ritmi rallentati.Mi permetto di aggiungere che insieme alla nostra cortesia ed ospitalità, sarebbe opportuno ed alquanto doveroso accogliere i nostri ospiti con trasporti decenti( incominciando dal nostro biglietto da visita, quello dei traghetti),strade indicazioni e traffico nella norma della vivibilità, e tanta ma tanta educazione e rispetto.
    Di questi tempi veramente merce molto rara.
    Ma il discorso sarebbe veramente lungo da fare…

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