LE OPINIONI

IL COMMENTO La Von der Leyen, l’Europa e le (nostre) paure

DI LUIGI DELLA MONICA

La signora Ursula, che proferì le parole “forza Ischia”, all’indomani della tragedia di Casamicciola del 2022, indirizza pungoli alla nostra Nazione, dopo la sua rielezione a presiedere la Commissione Europea. Giustizia, Editoria e Premierato sono afflizioni di Bruxelles per l’Italia, che viene attenzionata. Non si lamentino gli astensionisti, che non hanno diritto di replica, poiché sono stati artefici del vuoto istituzionale di sinistra, di destra e di centro per esprimere le loro aspettative di diritto. Le ultime elezioni europee hanno dimostrato che i Paesi membri sono sempre più gelosi di autonomia, vedasi Orban, oppure bisognosi di rimedi contenitivi di riforme astrattamente improntate all’interesse europeo, ma disvelanti atti sopraffattivi di un’area geografica sull’altra. Non ci giriamo intorno, la rivoluzione green delle auto ad emissioni zero per il 2030, fortemente rivendicata dalla Von der Leyen, ha schienato il settore automobilistico tedesco, che era il motore d’Europa; la casa coibentata entro il 2050, pena la tassazione europea draconiana, è figlia di una politica predatoria della proprietà immobiliare italiana, che non piace all’Europa del Nord.

Sulla falsa riga di questo disegno, si incunea il timore verso il Premierato, vale a dire l’elezione diretta del Capo del Governo, che non fa altro che rendere effettivo il collante fra elettorato attivo e passivo, il principio democratico della delega alle Istituzioni della sovranità, che purtroppo non potrà consentire ad un Presidente della Repubblica di nominare Senatore a vita un suo amico, tecnocrate, esperto degli esperti, mai eletto da nessuno, ma nel contempo delegato a massacrare il ceto medio, che era negli anni ’80 il propulsore del benessere economico del mondo euroamericano. Lo stesso meccanismo si profila nelle elezioni americane, per cui Trump sicuramente è da evitare e scongiurare, soprattutto per la sua amicizia con Putin, ma si avvia una lotta durissima con un vice Presidente di razza, esponente del mito “self made man” d’Oltreoceano, contro una Kamala Harris che usa retorica e demonizzazione di un avversario, che non pagano più, anzi rafforzano, mitizzano l’antagonista. Non dimentichiamo che proprio Bolsonaro in Brasile fu eletto dopo un accoltellamento durante un comizio elettorale. Le stesse dialettiche si leggono in Italia, dove la Von der Leyen non si scandalizza e non spende parola, per una legge elettorale come il “Rosatellum” che ha dato un premio di maggioranza enorme e sproporzionato alla coalizione vincente, la quale aveva come capofila un partito di maggioranza relativa, che nei disegni del relatore della legge doveva essere il proprio, purtroppo, scappandogli il detonatore dalle mani ha dato la stura alla vittoria dell’avversario e la “pericolosa” stabilità. Quest’ultima da fastidio alla Europa tecnocratica: una Italia forte, governabile per lungo tempo ed affidata soltanto a persone genuinamente candidate e votate dal popolo non giova ad un disegno di dominazione globale.

Chi avvantaggia la decadenza dalle concessioni balneari il 31 dicembre 2024 se non una mira tardo colonialista dell’Europa del Nord verso Italia, Grecia e Spagna? Purtroppo, proprio il Governo dei tecnici, dei giochi di palazzo, quello giallorosso in costanza di emergenza epidemiologica, ci ha elargito un surplus di debito pubblico di 41 miliardi per il superbonus ed un’inflazione devastante come conseguenza indiretta del mancato controllo delle frodi e del successivo aumento dei tassi d’interesse, per cui ritengo abbastanza difficile opporsi alla Bolkestain. Ancora gli abusi d’ufficio preoccupano i censori di Bruxelles, recependo le frasi alquanto intrise di ipocrisia di Scarpinato e Cafiero de Raho, che hanno ipotizzato “il ritorno all’oscurantismo giudiziario di 200 anni”. Ma ci si dovrebbe interrogare del motivo per il quale quasi tutti i processi di questo reato sono stati riformati in sede dibattimentale, a cominciare dall’On.le Mastella, per finire al neo Onorevole europeo Mimmo Lucano, che tutta la parte radical chic che oggi plaude alla Von der Leyen difendeva ideologicamente a spada tratta durante l’inchiesta. Davvero spaventa l’Europa il divieto di divulgare le intercettazioni telefoniche, che hanno talvolta distrutto le vite di innocenti? Inducendoli perfino al suicidio. La stampa in Italia è sana ed incisivamente potente, l’unico problema, che dovrebbe scandalizzare l’Europa è che ci sono redazioni altamente politicizzate, che imbavagliano i giovani praticanti giornalisti e li sottopagano, ovvero li buttano nella fossa dei leoni. In Italia, non esiste un Quarto Potere, perché sono pochi, molto pochi, gli autentici cronisti che riescono con la libertà economica ed intellettuale a sferzare i potenti senza ricevere conseguenze devastanti sulla propria vita professionale e patrimoniale.

Ecco perché, come asseriva Graziano Petrucci, sussistono fenomeni di sfruttamento lavorativo, ma nessun giornalista riesce a fare indagini, perché o non ha i mezzi economici, oppure non ha la forza intellettuale per essere stordito dalla quotidiana sopravvivenza.

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Alla fine, per riprendere uno scritto di Franco Borgogna, se pur si praticasse il migliore dei giornalismi, si troverebbe ad essere un re nudo: non si legge più. Sull’autobus 7, una signora di circa 70 anni mi disse, qui ad Ischia, che lei non disponeva di 30 euro al mese per acquistare il giornale; questo poi accade nell’isola maggiormente fruitrice di gioco d’azzardo della Regione… La signora biondo ossigenato di Bruxelles si dovrebbe porre dubbi amletici, sulla perdita di interesse per i giornali da parte dei cittadini italiani ed europei, perché ti puoi fare mille idee od opinioni personali, puoi maturare grazie ai giornalisti una idea politica, ma alla fine l’Europa di Altero Spinelli ci vuole dire che è necessario sempre dara spazio ad un Giuliano Amato, Lamberto Dini, Mario Monti, oppure ad un Mario Draghi, anche se quest’ultimo ci ha solo giovato, per carità. Arriviamo all’assurdo di udire, da parte di una certa opposizione livida di rabbia per non governare il Paese, che d’ora in poi l’Italia sarà il Paese della corruzione. L’Europa ed il Mondo, che hanno semplicemente adeguato all’attualità dei loro ordinamenti giudiziari l’impianto essenziale del processo romano, osano contestare all’Italiala divisione delle carriere fra giudicanti ed inquirenti. L’Italia è autrice del metodo investigativo Falcone, grazie al quale le polizie giudiziarie collaborano fra loro, diversamente da quanto ha dimostrato l’attentato di Trump in USA, ma diciamola tutta, per i teoremi talvolta deliranti di alcuni, per fortuna pochissimi, pubblici ministeri, si vanificano anni di indagini, di appostamenti, di studi di risultanze investigative, ovvero si affliggono persone innocenti. Dimentica l’Europa che l’Italia non ha ancora attuato la parità sostanziale fra accusa e difesa. Sfugge forse alla Von der Leyen il caso Contrada, oppure il processo colonnello CC Di Caprio, alias Ultimo. In una parola, sono stomacato da un’Europa sempre più distante dal bene dei cittadini, verso cui auspico che una moderata rimodulazione dei ruoli istituzionali possa determinare un contemperamento sostanziale e formale degli interessi nazionali e transnazionali. Mi duole enormemente dirlo, ma la colpa di questo stato di cose dipende dal cronico astensionismo elettorale, che è legato a doppio filo alla mancanza di lettura della comunità.

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