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LE OPINIONI

IL COMMENTO Le affermazioni “estreme” sulla giustizia isolana

DI LUIGI DELLA MONICA

Una pagina buia annebbia la Giustizia isolana. Ho letto approfonditamente il provvedimento del CSM del 5 maggio scorso, che dispone l’incompatibilità del dott. Eugenio Polcari con l’ufficio del Tribunale di Napoli e quindi in particolare con la Sede Distaccata di Ischia. Preciso subito che ho concordato con il giornale il mio intervento sereno e garbato con la problematica, ma la delicatezza del tema, proprio per il mio privilegio di scrivere, mi impone di commentare, perché non è possibile tacere, nel bene e nel male. Non conoscevo direttamente il dott. Polcari e non so se egli mi conoscesse o si ricordasse di me, ma affermo con schiettezza che stimavo la sua preparazione di “Perito del Diritto”; allo stesso modo non conosco il Collega Giuseppe Di Meglio, di cui però apprezzavo l’arguzia e la bravura nel suo lavoro, forse in tanti anni di professione ho solo tenuto con lui un’unica conversazione. Il CSM ed i vertici del nostro Tribunale dipingono un quadro a tinte fosche della nostra realtà giudiziaria isolana, ma non è mio compito criticare, censurare e\o sostituirmi all’Associazione Forense Isola d’Ischia, a cui mi onoro di appartenere e rispettare il suo Statuto, anche nelle opportune gerarchie, liberamente accettate con il mio atto di adesione all’organismo sociale, all’ufficio di Presidenza, ai Consiglieri ed all’Assemblea sovrana. Intendo solo riflettere sul fattore emotivo e sociale che ha scatenato tale sciagura mediatica abbattutasi sull’isola, che ha generato un mormorio di paese malsano e pernicioso, soprattutto in tempi di lenta ripresa economica, nel contesto produttivo di Ischia e degli altri 5 comuni che apportano 1\3 del PIL della Regione Campania.

Devo parlare in nome di quelle persone che stritolate dalla difficoltà di comprendere talune dinamiche tecnicistiche e cavillose della decisione del CSM rischiano di equivocare il dato positivo che dovrà essere analizzato. In primo luogo, non voglio sembrare suonatore di violino, ma porgo sinceramente al dott. Polcari i miei auguri personali di incoraggiamento a chiarire nelle sedi opportune, ovvero di continuare a farlo, le sue posizioni, nel pieno rispetto del diritto di difesa, perché sembra assurdo a dirlo, ma gli stessi antichi romani già erano consapevoli (cit. Ulpiano) – sommo diritto, somma ingiustizia. I provvedimenti giudiziari sono latori di giustizia, ma in quanto composti di dinamiche umane suscettibili di errare in qualche parte e, talvolta, di sbagliare, possono rivelare una ricostruzione dei fatti non coincidente con la realtà storica. Per questo motivo, esistono i rimedi di appello e\o di ricorso alle Giurisdizioni Superiori, ma indubbiamente un protagonista di taluna “ingiustizia” si sente schiacciato da una macchina mostruosa più grande di lui e non sempre è semplice reagire e combattere. Prima ancora dei romani, padri indiscussi del Diritto, vi sono tracce nella Bibbia, allorquando re Salomone intendeva tagliare in due un bambino oggetto di una disputa fra due presunte madri: la sentenza avrebbe previsto la morte dell’infante, per cui nessuna delle due contendenti avrebbe ricevuto una giustizia aderente al sentimento. Ma non voglio uscire dal tema principale del mio ragionamento.

La comunità, la cittadinanza spesso chiede a noi avvocati del perché una causa debba presentarsi in quel momento, piuttosto di un altro; perché la stessa è stata rinviata tanti mesi avanti; perché il giudice non abbia compreso questo e quell’interpello; perché esso abbia mal inteso la domanda principale, oppure non abbia tenuto conto di un fatto importantissimo. La risposta del Cliente è spesso quello di essersi rivolto all’avvocato sbagliato, oppure riproduce manie persecutorie del Magistrato nei loro confronti. Mi limito a descrivere il quadro della giustizia civile, perché vi è chiaro riferimento alle funzioni giudiziarie del Tribunale Civile, ma questa della estrema litigiosità proprio della Sede Distaccata di Ischia mi pare un’affermazione estrema, ma come detto sopra non la contesto perché proviene da Autorità sovraordinate a chi scrive. Voglio solo informare la comunità isolana che il Giudice del Lavoro, naturale precostituito per legge sul territorio dei sei comuni di Ischia, è ubicato nel capoluogo partenopeo e forse il Foro più sovraccarico di contenzioso è attualmente quello di Aversa (Ce), Napoli Nord, in ragione della presenza nell’ASI di Caivano delle sedi operative e legali delle maggiori aziende industriali della Campania. Inoltre, uno stretto collegamento con la più grande materia foriera di liti, pretestuose, temerarie, ovvero fondate che siano, in un contesto socio-produttivo di turismo è quello della c.d. vacanza rovinata. Ebbene, a parte la quanto mai fantasiosa ipotesi di un ischitano che promuova giudizio per vacanza rovinata, magari un foriano verso una struttura casamicciolese o lacchese, il giudice di pace competente è quello di Ischia!

In tutta la stragrande o quasi totalità di casi competente è il giudice di pace del luogo di residenza del turista, quindi tutta Italia: può ben accadere che il giudice di pace di Como possa valutare un contenzioso insorto sul territorio isolano per c.d. vacanza rovinata. Non ho alla mano i dati degli ingressi turistici di ogni anno, ma l’isola è la cartina tornasole di una litigiosità tutta italiana e non particolarmente localizzata in una malsana isola, che si oppone, per fortuna lecitamente, non sono parole mie, alla soppressione definitiva della sede distaccata del Tribunale. Il Premier Draghi ha sancito che nel “recovery found” dovranno destinarsi risorse alla riforma della Giustizia, perché la durata dei processi civili è intollerabile rispetto alla media europea. Spesso e volentieri si è adottata questa “favoletta” della durata, in seno alle fazioni politiche, per attribuire all’Italia la maglia nera della giustizia, nonostante essa sia stata da circa 2.500 anni il nucleo solare, da cui si sono irradiati tutti i sistemi giudiziari antichi e moderni. La verità è una sola: il processo civile italiano è una macchina perfetta resa claudicante e greve da una mancanza cronica di personale. Un numero nutrito di magistrati e di cancellieri accelera la durata dei processi e delle istanze di giustizia. Non bastano 300 magistrati ogni due-tre anni, una chiamata alle funzioni di giudice onorario di avvocati dopo circa 15 o 20 anni di attesa in lista, una lentissima procedura concorsuale per nuovi cancellieri e dirigenti di cancelleria, i quali sono indispensabili con l’incedere spedito del processo telematico. Idem per gli ufficiali giudiziari, perché le notifiche a mezzo p.e.c. sono soltanto un metodo di snellimento fra addetti ai lavori. In tal senso, si manifesta il paradosso di vedere trasferito un magistrato isolano produttivo di sentenze e competente.

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Ripeto, non mi permetto di censurare nessuna riga del provvedimento del CSM, perché non spetta a chi scrive farlo, ma ritengo che l’opinione pubblica debba persuadersi che la litigiosità non sia un male soltanto isolano, ma di tutto il nostro Paese, il nostro bellissimo Paese, che si fregia della nomea della “dolce vita” e dell’italian style” in tutto il Mondo. Se un magistrato dovesse ricevere nocumento dal suo senso di appartenenza ad una comunità, gaudente, amante della buona cucina e del benessere, allora siamo tutti noi isolani colpevoli di amare la vita e la socialità. Auspico che a breve questa vicenda possa essere opportunamente chiarita nelle sedi competenti, ma mi auguro fortemente che il vociare nell’isola non possa generare malintesi. Inoltre, ritengo altrettanto paradossale che d’autorità si allontani un Magistrato, ma all’inverso non è possibile destinare maggiori risorse economiche ed umane ad una sede giudiziaria, nella quale un numero più folto di giudici, cancellieri e ufficiali giudiziari non avrebbe generato tali interpretazioni così draconiane. Ma un dato resta incontrovertibile, Ischia ha bisogno pervicacemente del suo Tribunale, ci volessero anche vent’anni, ma con ponderati e rispettosi negoziati con le libere Istituzioni democratiche.

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