LE OPINIONI

IL COMMENTO Le decisioni amministrative partecipate

Adesso che la crisi dell’Ucraina sta chiamando in causa anche players come la Turchia e la Cina, si completa un quadro mondiale in rapido mutamento degli assetti globali. Se noi, comuni cittadini niente possiamo fare in questo scacchiere planetario possiamo (e dobbiamo) però attrezzarci a livello locale per meglio adattarci e assorbire i contraccolpi di questi sommovimenti geopolitici, economici e sociali. Scendendo ancor più giù del livello nazionale, per arrivare a livello regionale metropolitano e comunale, andiamo ad ipotizzare quel che sta avvenendo e quello che sarebbe auspicabile avvenisse. La Regione Campania è retta da un piccolo Putin, non nel senso militare ovviamente, ma nel senso di dispotismo incurante delle articolate espressioni della società civile e intellettuali. In De Luca c’è il disprezzo e l’irrisione di chi invoca democrazia partecipativa e condivisione delle decisioni. La sua è una visione piramidale del potere politico, in cui lui vuole rappresentare il vertice e, fosse per lui, cancellerebbe totalmente anche partiti, sindacati, terzo settore e tutto ciò che può rappresentare intralcio decisionale.

Ecco dunque che un nutrito numero di intellettuali, campani e non, ha scritto una lettera al segretario del PD Letta, in cui lamentano che la Campania appare una repubblica autarchica, dove vige la legge del padrone, odiatore seriale. Chiedono, in questa lettera aperta che sarà discussa in pubblico il 17 marzo a Salerno (in case del dittatore) di scongiurare l’ipotesi di un terzo mandato a De Luca. Ecco i termini secchi ed inequivocabili con i quali viene dipinto De Luca: “Protagonista di una deriva regional-sovranista, clientelare,familista, affaristica”. Oltre alle affermazioni degli intellettuali firmatari della lettera, altri due studiosi politologi, Ernesto Galli della Loggia e Aldo Schiavone, hanno scritto un libro dal titolo “Una profezia per l’Italia” nel quale denunciano la mania di protagonismo di De Luca, soprattutto rispetto ad una gestione del tutto personale della pandemia nella Regione e chissà quali altre strambe decisioni ci dobbiamo aspettare nella gestione dell’accoglienza dei profughi dalla guerra e nella gestione della stagflazione (inflazione senza sviluppo) che si sta profilando. Letta sembra aver recepito il messaggio e vedremo se ci saranno sviluppi positivi. Questo per quanto riguarda la Regione.

La Città metropolitana è in rifacimento, con nuovi eletti ed organigramma e, allo stato, non è prevedibile quale strada intraprenderà. Sappiamo invece della Città di Napoli e di come si sta muovendo il Sindaco Manfredi. Ha elaborato un “Piano strategico della politica culturale” che verrà ufficialmente presentato domani, lunedì, al Mercadante di Napoli. I principi ispiratori sono due: coinvolgimento di tutte le espressioni della cittadinanza attiva e coordinamento di tutti gli eventi culturali e turistici che avvengono in città. C’è molto di più nelle intenzioni del Piano: il coinvolgimento anche dell’area flegrea, delle isole del Golfo e di altre realtà regionali con siti archeologici di pregio. Si darà spazio a progetti di compartecipazione pubblico-privato nel Piano quadriennale 2022-2026 per le politiche culturali. Sempre all’inizio della settimana prossima, il Comune di Napoli dedicherà una seduta monotematica all’esame delle proposte progettuali per oltre 300 milioni di euro. Napoli potrebbe cambiare volto: dai trasporti ( con 7 nuovi elettrotreni, nuova linea tramviaria, nuovi tram, potenziamento officina di manutenzione) al nuovo quartiere ecologico di Ponticelli, da nuovi insediamenti prefabbricati di edilizia popolare alla messa in sicurezza di strade, ponti e viadotti. Insomma la città di Napoli sta tracciando un futuro possibile, programmato e condiviso. Sta avvenendo qualcosa di simile nella nostra realtà isolana? Sembra proprio di no: nulla si sa di una pianificazione per il PNRR; le decisioni dei Sindaci e dei pochi sodali del loro cerchio magico non vengono preventivamente sottoposte alla cittadinanza che si trova sempre di fronte a fatti compiuti. Siamo restii a fare quello che Manfredi sta tentando di fare a Napoli: il coordinamento di tutti gli eventi e iniziative turistiche. Manfredi lo vuole fare addirittura a livello allargato (isole comprese), mentre i sei Sindaci isolani continuano a fare a gara per chi fa di più e prima degli altri. Le amministrazioni comunali non stanno muovendo un dito rispetto al problema dei forti rincari (carburanti e generi alimentari). Sappiamo bene che i Comuni possono far poco rispetto alla libertà dell’iniziativa privata e le leggi del mercato, ma quel poco lo devono fare( come istituire un Osservatorio isolano per il comparaggio dei prezzi locali rispetto al resto del territorio di terraferma).

E poi quello che i Sindaci isolani ignorano è l’iportanza di una politica dei “nudge” Di che cosa si tratta? Si tratta del “potere di convincimento” senza imposizioni . Un Sindaco può convocare e invitare gli imprenditori ad una maggiore responsabilità sociale e mostrare una maggiore apertura, per di aspetti amministrativi, nei riguardi di chi accoglie il messaggio sindacale. Avvengono poi manovre indecifrabili all’EVI-CISI, tutte personalistiche e tra due gruppi contrapposti di Sindaci, vengono eletti due Sindaci all’Ente Idrico Campano ma non si vede l’ombra di decisioni operative sulle materie oggetto del Consorzio interisolano. Altri Comuni metropolitani sono a pieno titolo in corsa per la risoluzione del problema della dispersione idrica. L’ABC, azienda napoletana, ha ottenuto 27 milioni di euro per ammodernare le reti; la società GORI, che gestisce l’ATO 3 idrico, che raggruppa 74 Comuni, tra cui Sorrento ed Anacapri, si è aggiudicato un finanziamento di 50 milioni di euro. Ecco, ci aspettiamo che i Sindaci isolani, anziché dividersi sui nomi dei liquidatori, ci prospettassero azioni concrete nel campo di intervento del consorzio idrico. Da molto tempo, da queste colonne, vado auspicando la formazione di bilanci comunali partecipati. Esempio. Siamo una località a forte presenza turistica, gli imprenditori del ramo si lamentano del cattivo impiego dei proventi da tassa di soggiorno. Sarebbe auspicabile che gli stakeholders del turismo vincolassero (previa approvazione preventiva di un apposito Regolamento comunale) una quota percentuale di tali proventi per interventi dedicati allo sviluppo turistico. Così si rende partecipe la cittadinanza!

Chiedo inoltre ai lettori: qualcuno di voi ha capito per caso qual è la posizione dei Sindaci rispetto al problema concessioni aree demaniali marittime? Suggerirei al Sindaco Pascale, che si è lasciato andare all’inelegante quesito ”In questo Paese chi cazzo comanda?” che in caso di conflitto tra legislazione nazionale e legislazione europea, vige il “diritto di preferenza” a favore dell’Unione Europea, sancito dall’art. 10 della Convenzione Europea edesiste altresì la sentenza n.170/84 della Corte Costituzionale che ribadisce tale concetto. Un’Amministrazione seria dovrebbe intanto autonomamente iniziare un censimento puntuale dell’attuale situazione degli stabilimenti , che non significa conoscere il numero di metri di arenile concessi e la perimetrazione (quelli si conoscono già). Significa accertare investimenti fatti, rilevare eventuali difformità rispetto a ciò che è stato concesso, esaminare compatibilità paesaggistiche e conformità alle situazioni di sicurezza. Tutto ciò è preliminare a qualsiasi soluzione finale il Parlamento sceglierà per la riassegnazione di spiagge e altre aree demaniali. Sempre coinvolgendo gli attori del settore ed altri soggetti interessati ad una corretta assegnazione di aree. Questo sarebbe programmare e cogestire. Procedere, in questa fase difficilissima per il mondo intero, con l’approssimazione di sempre, ci relegherebbe ai margini dell’economia e del progresso.

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