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LE OPINIONI

IL COMMENTO Le sfide nascoste che ci attendono

di Mimmo Barra 

Se è vero che a un anno dall’inizio della pandemia si prevede una via di uscita e una stabilizzazione della situazione attraverso una campagna vaccinale che entrerà nel vivo nelle prossime settimane, è vero pure che su questa bisogna adoperarsi con maggiore sforzo ma non basterà confidare che soltanto col difendersi dal Covid si potrà rilanciare un tessuto turistico ed economico lacerato dall’emergenza. La Grecia e le Canarie, cui seguiranno quasi certamente altre destinazioni turistiche, hanno già adottato protocolli per dare di se un’immagine di meta protetta e libera dal Covid. Uno dei segnali che stiamo monitorando in queste ultime settimane, viene dalla Gran Bretagna: i turisti inglesi sin da ora stanno prenotando in quei luoghi le proprie vacanze, anche se limitate a una o due settimane, tra giugno e agosto.

Per le isole del Golfo, c’è bisogno di fare lo stesso, senza perdere tempo. Sostengo perciò l’accorato appello del sindaco di Forio Francesco Del Deo, che ha indirizzato al Primo Ministro Draghi, al Ministro della Salute Speranza e al Commissario Straordinario per l’emergenza, il Generale Figliuolo nel suo ruolo di Presidente dell’Associazione Nazionale dei Comuni delle Isole Minori. C’è necessità di adottare una politica energica per avviare e sostenere la campagna vaccinale, perché nessuno può e deve rimanere indietro. Solo che ciò rischia di essere una misura parziale, se non si entra in una nuova ottica. Da una buona organizzazione [dei vaccini] sulle isole, che passa anche per la costituzione di un dialogo permanente tra i sindaci, amministrazioni e Asl, si avrà la cifra di quanto a livello locale si percepirà che non è più il momento di stare alla finestra ma bisognerà agire concretamente tramite una “nuova” piattaforma partecipativa tra le Istituzioni. È sulle intese e sul concorso tra tutti gli attori, imprenditori e associazioni di categoria comprese, che si giocherà il futuro dell’isola d’Ischia che in questo caso potrebbe fare da apripista.

Le sei amministrazioni posseggono in potenza le capacità e le risorse umane per ottimizzare la cooperazione, anche se l’idea di lavorare insieme molte volte è aliena. Eppure non mancano quelle forze propulsive, che bisogna coltivare, in grado di rendere Ischia da un lato territorio protetto dal virus e per l’altro, attiva, programmatica e lungimirante per l’accesso e l’utilizzo dei fondi europei annunciati dal Governo. Le spetta, se saprà coglierlo, un compito non limitato solo alla Campania ma allargato all’intero Mediterraneo. Fin qui la geografia fisica ci ha mostrato una divisione tra Ischia, appunto, le isole minori e la terra ferma. Una separazione logorata, cui fa specchio una competizione a volte sconfortante tra i Comuni. In un contesto come quello attuale che esclude i ruoli giocati singolarmente su uno scacchiere sempre più ampio ed esigente, proprio il Mar Mediterraneo sta diventando “terra” per riproporsi ponte di collegamento tra i 240 mila abitanti delle isole minori. In questa visuale sarà necessario per Ischia optare per una forma di partecipazione tra amministrazioni, per estendersi poi ad altre isole magari divenendone capocordata. Sono almeno due, le sfide che ci attendono: una campagna vaccinale che sappia compiersi pienamente, tutelare la popolazione isolana e creare le condizioni adatte per favorire i flussi turistici nazionali e internazionali; l’altra, entrare nella prospettiva che per rilanciare il tessuto economico non saranno sufficienti i singoli appelli per spingere alla costituzione di tavoli di  lavoro in concorso tra Comuni ma servirà rendersi operativi e pratici per raggiungere gli scopi in tempi brevissimi. Per affrontarle bisogna essere coscienti, uscendo dai limiti giurisdizionali delle amministrazioni, e preparati, avendo ben focalizzato il fine. Ossia che l’accesso ai 191 miliardi del Recovery Fund, annunciati per fine estate, non saranno distribuiti a pioggia ma solo a chi avrà dimostrato al Governo centrale di saper costruire l’architettura del futuro per le isole. E su queste due competizioni, a breve, si apriranno altrettanti scenari.

Il primo impone sin da ora di monitorare in tempo reale la somministrazione dei vaccini. Ciò potrebbe avvenire mediante la costruzione di un portale comune [per opera di Ischia, Capri e Procida], come in Serbia, in grado di tenere sotto controllo l’andamento della campagna vaccinale nel Golfo ma soprattutto per trasformarsi in utile raccoglitore di “dati” con funzione di osservatorio e gestire la distribuzione dei sieri nello spazio delimitato dalle isole. Se questo può risultare di difficile attuazione, la collaborazione tra i Comuni di Ischia, e tra questi con Capri e Procida, per poi svilupparsi alle isole minori, diventa indispensabile per intercettare i fondi della Comunità Europea. L’appello per la costituzione di un tavolo per portare la voce di Ischia e delle isole nelle Istituzioni, come l’idea che condivide l’ipotesi dell’Unione tra comuni, e le singole dichiarazioni a vario titolo dei restanti sindaci promuovono certamente l’adesione. Anche in questo caso, però, rischiano di essere insufficienti specie in relazione al tempo che in questo periodo diviene tiranno. Mi preme ricordare ai sei amministratori dell’isola d’Ischia che uno strumento di collaborazione e innovazione al fine di unire le forze lo abbiamo. Il Patto strategico per la coesione socio economica che nel 2015 elaborai e presentai quale Commissario dell’Azienda di Cura e Soggiorno per rendere più semplice l’operazione di accesso ai fondi regionali ed europei, adottato dai Comuni con relative delibere consiliari, oggi risulta la struttura amministrativa più adatta per lavorare insieme e raggiungerne scopi di diversa natura.

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Dal sostegno al turismo e al commercio, fino all’aiuto dei lavoratori stagionali. Numerosi sono stati i campanelli suonati per incoraggiare una partecipazione tra sindaci, attraverso i contributi degli opinionisti su Il Golfo, spesso caduti nel vuoto. Probabilmente perché i vari fronti dell’emergenza hanno tenuto impegnati i Comuni non consentendo loro di occuparsi di tutto. Bisogna prendere atto che lo scenario sta cambiando. Se saranno confermate le “voci” che per immettersi nei fondi del Recovery Fund sarà imprescindibile la costruzione di un “piano per le isole minori”, il quale a sua volta passerà per la supervisione delle Regioni, va da se che la sfida aumenta non poco il proprio grado di difficoltà. Sarà molto difficile che un comune, da solo, possa avervi accesso. Le possibilità invece aumentano se Ischia entrasse in quel flusso di finanziamenti con i sei sindaci insieme, per poi allagare la cooperazione alle isole del Mediterraneo sulla base dei nuovi parametri in elaborazione in queste ore nella Capitale. Tuttavia è da questo strumento che torna utile partire, riprendendo il Patto Strategico e i relativi Protocolli di Intesa. Queste sono le sfide maggiori che ci attendono. E come allora, la mia disponibilità per Ischia non è mai arretrata di un passo. 

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*ARET Campania, già Commissario dell’Azienda di Cura e Soggiorno di Ischia e Procida 

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