LE OPINIONI

IL COMMENTO Le strade sbagliate di Giosi e Domenico

In un momento politico di grande confusione, nel quale prendono sempre più piede l’estremismo verbale e l’incompetenza amministrativa, ci sarebbe bisogno – a tutti i livelli – di un ritorno alla Ragione, anzi (con minore enfasi etico-politica) al ragionamento. E invece che cosa fanno i nostri due eroi? Scelgono, a mio avviso, strade sbagliate. Cercherò di dimostrare perché. In premessa e dopo aver sottolineata l’assenza di qualsiasi pregiudizio nei riguardi dei due esponenti, preciso che ritengo essenziale – per la democrazia italiana – un recupero della tradizione liberale da un lato e un rilancio del Partito Democratico dall’altro. Quindi le scelte di Domenico e Giosi mi interessano sotto il doppio profilo di esponenti isolani e di rappresentanti di due forze che ritengo essenziali al nostro sistema democratico.

Lasciamo stare quello che pensa, al riguardo, Putin che parla di eclisse del liberalismo. Ovvio che lui la pensi così, in quanto autocrate ed interprete di un regime illiberale. Si legga piuttosto l’editoriale di Sabino Cassese (costituzionalista) sul Corriere della Sera di martedì scorso, dall’emblematico titolo: “Una democrazia moderna non può che essere liberale”. Ma qui entreremmo in un campo complesso del pensiero che stride con un corpo sociale che ormai è votato alla semplificazione e alla volgarizzazione della politica. Riportando, pertanto, i piedi per terra, dirò quella che, per me, sarebbe la strada giusta nell’interesse di Giosi Ferrandino e Domenico De Siano, interesse che andrebbe a collimare con gli interessi generali della collettività isolana. Per quel che riguarda Forza Italia, di cui Domenico De Siano, oltre che essere Senatore è coordinatore regionale della Campania, non v’è dubbio che il partito,oggi, appare come una corda (diventata più corta) tirata da un lato da Toti, che vorrebbe una fusione con la Lega di Salvini e da un altro lato dall’ala tradizionale liberale, di cui giovane interprete si fa Mara Carfagna. Berlusconi ha scelto la strada compromissoria di andare verso il Congresso del dopo estate, nominando vicesegretari proprio i due contendenti contrapposti. Lo fa con l’evidente scopo di evitare una scissione immediata di Toti e dei suoi seguaci. Lo scontro congressuale sarà sul tema: liberalismo o sovranismo? Centro o destra estrema? Le scelte di Toti dimostrano come, ancora una volta, il pur abile Berlusconi aveva scelto un delfino sbagliato.

Nell’Area Marina (non) Protetta degli azzurri di Forza Italia, i delfini sono destinati ad estinguersi più velocemente che negli altri mari! Bene, rispetto a questo quadro, Domenico De Siano, fedelissimo di Berlusconi, liberale, che fa? Si tiene stretto a Cantalamessa ( Pina Castiello sarebbe stata peggio), alla Lega e all’idea dell’autonomia differenziata, invocando un abbinamento impossibile tra “autonomia regionale” e “difesa degli interessi del Sud”. No, Domenico, i due termini non si tengono insieme. Qui non stiamo discutendo di “autonomia regionale”, questa già esiste ed è costituzionalmente protetta. Qui si discute di tutt’altra cosa, di “autonomia differenziata”, vale a dire un vestito di Arlecchino che indosserebbe l’Italia, dove ciascuna Regione si appropria di una quota di competenze (chi 10 materie, chi 15, chi 20) rendendo – per l’appunto – “differente” una Regione da un’altra. Vi immaginate voi un’Istruzione Pubblica dove una Regione ha poteri più vasti rispetto ad un’ altra? Che ne sarebbe dell’unità della formazione ed istruzione degli italiani? Vi ricordate (chi ha l’età per farlo) quando la televisione di Stato, col grande maestro e pedagogista Alberto Manzi fece una grande operazione di istruzione di massa in Italia? La trasmissione si chiamava “ Non è mai troppo tardi” e si rivolgeva in particolare agli anziani analfabeti. Bene, noi oggi faremmo, con l’autonomia differenziata, un’operazione esattamente contraria: una “ disgregazione culturale di massa”. A danno di chi? Del Sud, naturalmente!

Il Ministro della Pubblica Istruzione, Marco Bussetti, ha dovuto già prendere atto, dalle ultime prove Invalsi, che i ragazzi del meridione scontano un ritardo, un deficit culturale e formativo notevole rispetto a quelli del settentrione. Il motivo è ovvio: un contesto familiare, sociale, strutturale meno favorevole di quello in cui si trovano i ragazzi del nord. E vogliamo acuire la distanza con l’autonomia regionale differenziata? Chi sostiene che il Sud si riscatta solo se viene  messo da solo di fronte alle proprie responsabilità, dice una corbelleria storico-geografica, che ignora l’annosa problematica degli squilibri regionali europei (a volte tra sud e nord, a volte tra est ed ovest). Questione storico-geografica: già, c’è chi – dal governo – vuole ridimensionare la storia e pure la geografia a scuola, mentre si dovrebbero implementare e integrare sempre di più! L’appello a Domenico è di non inseguire la Lega che, anche se ha cancellato dal logo la parola “nord” continua a tutelare prevalentemente gli interessi del nord. De Siano pensi al Sud, alla Campania, alle isole partenopee! Già la Campania, sulla quale la Lega accampa da subito il diritto di Presidenza e di leadership. La nomina di Raffaele Volpi a coordinatore regionale della Lega in Campania, prefigura questo scenario. E cosa dicono i vecchi liberali d’Ischia? Davvero vogliono tutti morire nelle braccia salvi(ni)fiche della Lega?

E passiamo al PD e alle scelte di Giosi Ferrandino. Dunque, abbiamo appreso in settimana che Giosi (e appresso a lui Gianluca Trani) sono andati a “curarsi” a Montecatini Terme, facendosi un bagno termale nella nuova “piscina” di “base riformista”, corrente nella corrente. Vale a dire che Lotti e Guerini costituiscono una costola della corrente renziana. Che cosa abbia spinto  un uomo intelligente e tatticamente accorto come Giosi a scegliere la parte peggiore del Giglio magico è facilmente intuibile: interessi comuni di accordi elettorali. Ma dietro questa scelta manca qualsiasi seria valutazione degli scenari futuri sia  del PD che del quadro politico nazionale. Il rinnovamento del PD non può venire da Lotti, uomo di potere e di intrighi istituzionali pericolosi e lobbistici, al di là di eventuali responsabilità penali.

Peccato, perché attualmente Giosi  è nella condizione di fare gli interessi del Sud Italia, della Campania, delle isole partenopee, avendo chiesto ed ottenuto di partecipare a commissioni parlamentari europee importanti come la Commissione TRAN ( Turismo e Trasporti), la AGRI ( agricoltura) come membro supplente e PECH ( pesca), nella quale è vicepresidente. Peccato, perché l’idea, coltivata da Giosi e da Lello Pilato, per quanto riguarda il Comune d’Ischia, di dare maggiore sostanza politica al Consiglio Comunale, costituendo,al suo interno, un gruppo PD, era buona. A patto, come ha sostenuto Di Vaia in un’intervista al Golfo, di non considerare il PD un tram, da cui scendere e salire a piacimento, come mezzo di trasporto verso obiettivi poco politici e molto più individualistici ed utilitaristici. E poi una cosa è la costituzione di un gruppo consiliare PD, altro sarebbe un gruppo correntizio PD.

Resta da capire, in questi movimenti tattici, la posizione del Sindaco Enzo Ferrandino e di Gianluca Trani. Enzo, che non ama la collegialità e la condivisione, come si atteggerà rispetto alla costituzione di un gruppo consiliare vicino al parlamentare europeo? E Gianluca Trani, da questa nuova alleanza, cosa spera? Di passare da candidato Sindaco di un rassemblement di opposizione a candidato Sindaco dei democratici? Se così fosse, le strade sbagliate sarebbero in molti ad averle imboccate! La strada giusta per il PD nazionale la stanno delineando Zingaretti e Martina (Presidente della Commissione revisione dello Statuto Dem) che promettono di rivoltare il partito come un calzino, con l’idea di “aprire” il PD anche a contributi esterni di non tesserati e di abbandonare la spocchiosa vocazione maggioritaria di un partito che – adesso come adesso – se lo sogna di raggiungere da solo il 40% dei consensi. Per chiudere, a Giosi e Gianluca Trani che, a Montecatini-Terme sono andati ad immergersi nelle acque ( salutari?) di “ Base riformista” di Lotti e Guerini, vorrei ricordare che Montecatini è luogo storico di paludi e di battaglie, dove, secondo Tito Livio, Annibale s’impaludò! Non vorrei che, per dovere correntizio, s’impaludasse anche il nostro parlamentare europeo. Nonostante tutto, ne abbiamo bisogno!

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