LE OPINIONI

IL COMMENTO L’emigrazione giova ai cervelli ischitani

Fateci caso, veniamo spesso a sapere, da fonti esterne, che tale o tale altro giovane avvocato, dirigente, studioso di origine ischitana si sta imponendo e distinguendo altrove nel proprio lavoro o nella propria attività. Non è più soltanto questione di emigrazione di cervelli o di talenti , dettata dalla finitezza dell’isola e dalla limitatezza dell’offerta di lavoro in loco. Anche se il mio amico prof. Francesco L. Rispoli. Da anni, prospetta quello che considera un vero e proprio dramma giovanile: l’impossibilità di trovare lavoro, casa e mettere su famiglia a Ischia, in quanto noi stessi abbiamo sciaguratamente compromesso il futuro ischitano delle giovani generazioni (abbiamo – come usa dire lui – segato l’albero su cui siamo seduti).C’è poi l’ex sindacalista italiano Giorgio Cremaschi, di Potere al Popolo, che ha definito “generazione flixbus” questa dei giovani girovaghi, di città in città, tra un lavoro e un altro, per lo più intermittente. Tesi rispettabili e fondate che, però, non escludono né spiegano l’accelerazione di ritmo, una vera e propria iniezione di efficientismo che sembra percorrere i soggetti che decidono di agire in via esclusiva o anche parziale fuori dell’isola.

Non esiste, purtroppo, un censimento di tutti i soggetti (giovani o meno giovani) che si affermano al di fuori dell’isola, ma sono davvero tanti, concentrati in particolare nelle grandi città (come ad esempio Milano) o nelle medie città ma con forti tradizioni culturali ed industriali (come ad esempio Bologna). Questa riflessione mi è stata sollecitata dall’osservazione dei frequenti ritorni sull’isola di tantissimi giovani e valenti lavoratori, per i quali – detto per inciso – non capisco davvero come mai non si pratichino nei trasporti marittimi sconti, in qualità di nativi, anche se non più residenti. Questi giovani tornano sempre volentieri ad Ischia ( certamente spinti dagli affetti familiari e dai vincoli di amicizia) ma anche per un sincero legame con l’isola. Però, quasi nessuno di loro appare disposto a vivere più, in maniera stabile, a Ischia. Allora, il punto è: perché, fin quando vivono a Ischia questi soggetti appaiono acquiescenti, rinunciatari, inclini all’asservimento al potere locale e poi diventano effervescenti, volitivi, intraprendenti una volta fuori dell’isola? Credo si possa dire, con buona approssimazione alla verità, che manca ad Ischia un quadro di riferimento, un’organizzazione, una trama sociale, infrastrutturale ed economica che agevoli la loro azione. Ad Ischia è come se nuotassero in acque stagnanti, fangose, nelle pastoie e nell’inerzia di un’isola che sembra cloroformizzare le più belle energie locali. Fuori dall’isola, a Berlino, si esibisce il giovane musicista techno Edo Messina. Fuori dell’isola un nostro valente concittadino, Pietro Greco, divulgatore scientifico che non ha nulla da invidiare ad altri divulgatori che vanno per la maggiore nelle televisioni nazionali, il 10 di maggio era stato designato (tra 5 finalisti) per la XIII edizione  del prestigioso Premio letterario Galileo per la divulgazione scientifica. Pietro Greco non ha vinto il Galileo (presieduto quest’anno dalla senatrice a vita, scienziata Elena Cattaneo) col suo libro “Fisica per la pace”. Il premio è andato a Cristina Cattaneo, perché questa affrontava un tema più accattivante e politicamente attuale col libro “Naufraghi senza volto”. Però Pietro ha riportato, nel libro, esempi mondiali di ricerche scientifiche condotte in piena collaborazione tra scienziati di paesi anche in guerra tra di loro, a dimostrazione che la ricerca scientifica può affratellare i popoli.

Va dunque accolta, con grande soddisfazione, la notizia che domani il tour italiano di Pint Of Science fa tappa a Ischia, al Bar delle Rose, proprio con Pietro Greco, che illustrerà il tema “Rischio nucleare e la fisica per la pace”. Una volta tanto il profeta lo è anche in patria. Ma dal campo scientifico- letterario, passiamo a quello medico: quanti giovani medici, ortopedici, oculisti, pediatri, cardiologi e via dicendo operano con successo in prestigiose strutture italiane? Certo, poi questi medici fanno generalmente anche visite ad Ischia, ma essenzialmente per favorire un’emigrazione di pazienti da operare nelle strutture della terraferma in cui esercitano. Quanti brillanti avvocati esercitano in altre città italiane? Quanti dirigenti aziendali si fanno onore in primarie aziende pubbliche o private italiane o europee? Io credo che questi ischitani, che ci onorano fuori dell’isola e che hanno potuto constatare come sia importante il “ contesto” in cui ci si muove, guardino con stupore e perplessità le beghe quotidiane della politica locale, i tentativi costanti di asservire persone, associazioni, dipendenti e dirigenti, gruppi di opposizione. Io credo che questi “ cervelli in fuga” guardino con stupore e perplessità l’incapacità ischitana di afferrare il toro ( del traffico) per le corna, continuando imperterriti a vedere morire giovani sulle strade. Io credo che osservino increduli la scarsa consapevolezza della necessità della semplificazione amministrativa dell’isola. Che guardino attoniti la nostra incapacità di creare perlomeno un unico corpo di polizia municipale ed un unico regolamento isolano per taxi e microtaxi. Io credo che gli isolani “non più isolani” guardino con scetticismo lo scarto che passa tra parole e fatti nella politica  ambientale dell’isola.

Io credo che questi “espatriati” rimangano strabiliati di fronte al fatto che nemmeno la Soprintendenza ha le idee chiare su come preservare le caratteristiche architettoniche e paesaggistiche della nostra isola (l’ultima gag sui basoli del ponte aragonese la dice lunga!). Io credo che questi “isolani non più isolati”, che hanno acquisito una mentalità più aperta di chi è rimasto, restino interdetti di fronte alle incertezze e divisioni per l’elezione del Presidente del Centro Studi per l’isola d’Ischia, glorioso e antico pilastro della cultura isolana (a cui ha continuato a dare lustro il Presidente uscente Antonino Italiano). Io credo che queste persone, acquiescenti nel recinto isolano ma effervescenti fuori dei confini dell’isola, rimangano attoniti di fronte al pantano del Pontano (mi si passi il gioco di parole) e cioè dinanzi allo sconquasso ecologico della Siena. Io credo che questi ischitani, che vivono a cavallo col continente, rimangano basiti di fronte al temporeggiare nel trovare una soluzione per la Colombaia di Visconti, il cui fumoso e vago bando di gara per la concessione della gestione per due anni, ancora non trova sbocco. D’altronde sono tempi di confusione e di smarrimento della memoria se è vero ( per restare a Visconti e a Forio) il movimento femminista vuole la revoca del Leone d’oro di Cannes alla carriera per Alain Delon, Si, l’attore Alain Delon è di destra, maschilista ed omofobo, ma è stato un grande interprete cinematografico. Fu premiato anche a Forio al Premio Visconti da Franco Iacono. Ci manca solo che qualcuno pensi di revocargli anche quel premio! Così regaleremmo all’estrema destra un simbolo del cinema mondiale, come fu fatto col grande poeta Ezra Pound, che abbiamo regalato a quattro scalmanati di Casa Pound.

Io credo che questi moderni “migranti” partiti da Ischia, che non hanno patito la sofferenza del “barcone” ,soffrano psicologicamente il divario che percepiscono tra l’isola reale di Ischia e le “ isole” ideali dell’efficientismo italiano e di altri paesi.  Io credo che dobbiamo essere orgogliosi di chi si afferma fuori dell’isola, ma con l’isola nel cuore.

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