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LE OPINIONI

IL COMMENTO L’Europa è in piedi, Giosi Ferrandino riparte per Bruxelles

Domenica scorsa ho dato ad un mio editoriale sulle votazioni europee un titolo che – in sintesi . poneva il seguente dubbio: sogno o incubo? Potranno cioè i Paesi aderenti alla U.E. agire, come i moschettieri, tutti per uno e uno per tutti? O, al contrario, ogni Stato si sentirà autocrate ed autosufficiente? Potrà continuare il sogno degli Stati Uniti d’Europa oppure l’onda nera, che avanza in molti Paesi, travolgerà l’Unione e ci caccerà nell’incubo del nazionalismo e del sovranismo?

Il responso delle urne non ha offerto una risposta univoca, in quanto “complessivamente” il Parlamento europeo ha una maggioranza democratica e liberale possibile e sufficientemente omogenea, seppure nuova e diversa rispetto all’asse tradizionale PPE-S&D. Tale maggioranza potrà essere costituita da questi due partiti + i liberali de l’Alde e i Verdi (entrambi in crescita). I sovranisti, per quanto guadagnino seggi, rimarranno fuori dalla maggioranza. Si può realisticamente sperare che l’Europa aggiusti il tiro, rispetto alla gestione passata, iniettando nelle vene della maggioranza politica dosi di ambientalismo e rispetto per le future generazioni e dosi di maggiore umanesimo e liberalismo, che privilegi di più gli individui, le persone e meno i rigidi vincoli di bilancio e la sacralità dell’economia. Purtroppo, l’incubo si sposta ai livelli dei singoli Stati (per esempio la Francia, l’Italia e la Grecia). Il lepenismo in Francia, il salvinismo in Italia e la Nea Demokratia in Grecia aprono, in questi tre paesi, scenari oscuri. In Francia si passa da “En Marche” a “ En retromarche”, in Grecia viene sconfitta Siryza di Tsipras, in Italia l’esplosione della Lega, che doppia i 5 Stelle, non apre affatto la strada ad un nuovo governo di centro-destra ( come auspicava Berlusconi, che si illudeva di rappresentare una cerniera indispensabile per tenere agganciati Salvini ad un centro liberaldemocratico). Per la verità, non si apre la strada nemmeno al disegno della Meloni, di un’alleanza alternativa di governo, costituita da Lega e Fratelli d’Italia (e gemelli di Salvini). L’unica strada percorribile, e anche quella più conveniente per Salvini, è il mantenimento dell’attuale coalizione Lega- 5 Stelle. Ben possiamo allora immaginare le difficoltà da affrontare, nei prossimi mesi, col clima avvelenato tra i due alleati, con un M5S in confusione e bastonato dall’elettorato e probabilmente sotto tutela leghista. Ecco perché prevedo l’incubo per l’Italia. Uniche variabili possibili di questo scenario delineato possono venire da una possibile crisi interna dei 5 Stelle o da un radicale cambio di strategia (e di leadership) di Forza Italia.

Una crisi di leadership di Di Maio e un eventuale stravolgimento della squadra di comando potrebbe spingere il M5S ad aprire una crisi di governo, rompendo sui temi cari alla destra e accelerando una svolta a sinistra appena accennata da Di Maio sul finire della campagna elettorale, ma in maniera smaccatamente strumentale e propagandistica e senza che tale svolta fosse nelle sue corde ( Di Maio ha sempre strizzato l’occhio a destra) Altra ipotesi è che Forza Italia che pure ,imprudentemente, ha sdoganato i vari Salvini e Meloni e ha scosso l’albero, facendone cadere e raccogliere i frutti dai vicini di terreno, abbandoni la destra radicale e ritorni a fare l’ala moderata e liberale. E, considerato che il PD ha ritrovato una sua strada più inclusiva e meno spocchiosa rispetto al PD di Renzi, ma è ben lontano da numeri utili ad un ribaltamento di maggioranza, considerato che uomini di centro, come Calenda, hanno notevolmente contribuito alla ripresa del PD, si potrebbero aprire scenari di centro sinistra allargato, prima d’ora inimmaginabili. Resta da dire del successo di Giosi Ferrandino (+ di 80.000 voti e secondo dopo il capolista), al quale auguriamo di ben rappresentare a Bruxelles gli interessi reali e ideali dell’isola d’Ischia e resta da dire come si è comportato l’elettorato isolano ( e anche di Procida ). C’è una consistente forbice tra i voti raccolti dal PD sull’isola e quelli incassati da Giosi. In questo divario, favorevole al partito rispetto al candidato isolano, c’è un aspetto negativo ed uno positivo. Il dato negativo è che evidentemente c’è nell’isola e nell’ambito del PD una fronda nei riguardi di Giosi, ma c’è anche un risvolto positivo : la circostanza che il PD ha un consenso proprio che prescinde dalla candidatura locale.

Ora, se senza merito alcuno (perché il PD isolano è stato negli ultimi tempi del tutto assente) comunque il partito democratico riesce a porre un argine al populismo e sovranismo sull’isola, vuol dire che, con una riorganizzazione ed un rilancio, il PD potrebbe consolidare e potenziare i consensi su tutta l’isola. Per Procida il discorso è un po’ diverso, in quanto Forza Italia è il primo partito ed è quello che meglio argina Lega e 5 Stelle. Mentre nell’isola d’Ischia, ad eccezione di Lacco Ameno, Forza Italia va perdendo sempre più importanza, non conquistando mai il secondo posto e in più Comuni nemmeno il terzo. De Siano e Maria Grazia Di Scala devono prendere urgenti decisioni. Non possono battere in ritirata al Comune d’Ischia, con le dimissioni di De Siano, qualunque ne sia il motivo e la genesi, anche se è subentrata una legittima delusione per qualche tradimento. Ma soprattutto devono tracciare una chiara linea di demarcazione tra liberalismo e destra radicale. Mai più ammiccamenti e confusioni con leghisti, sovranisti e radicali di destra. Quanto ai rapporti con Giosi e col PD, ferma restando che il calderone che fu messo in piedi fu intempestivo ed estraneo ad ogni quadro di riferimento nazionale, potrebbe invece trovare nuovi motivi e nuove ragioni in una comune difesa della democrazia liberale, contro l’avanzata degli egoismi territoriali e degli individualismi contrari alla solidarietà umana. Quanto alle amministrative di Casamicciola, il Golfo ha già definito “ tsunami” la vittoria di G.B. Castagna, avvenuta in proporzioni inattese. Nel mio editoriale di domenica parlavo di elezioni post-terremoto, di terremoto reale e materiale nel caso di Casamicciola e di terremoto ideologico politico nel caso dell’Europa. Registro, con correttezza, che rispetto alle mie metafore politiche è avvenuto che Casamicciola è oggetto di uno “ tsunami” non reale ma elettorale e che l’Europa non viene sconvolta da violente repliche telluriche politiche ma da leggere scosse di assestamento.

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